Gyorgy Ligeti
Gyorgy Ligeti (Târnâveni - ROM- 28 magg. 1923 - Vienna 12 giu. 2006)

Ligeti viene considerato uno di quei pochi compositori rimasti estranei alle avanguardie del suo tempo. Libero di seguire la propria personalità artistica, seppe muoversi a proprio agio in tutti gli ambiti musicali affrontati.


Figlio di Sándor Ligeti, funzionario di banca, e dell'oftalmologa Ilona Somogyi, György nacque il 28 maggio 1923 a Dicsöszentmárton, a quel tempo cittadina ungherese, e ora appartenente al distretto di Mures, nella regione transilvanica rumena, con il nome di Târnăveni.

Nel 1929 la famiglia Ligeti, di origine ebraica, ma non praticante, si trasferì a Cluj, in Romania, dove il piccolo György fu indirizzato alle materie scientifiche dal padre che lo voleva biochimico, una professione che lui stesso avrebbe certamente svolto, se non fossero intervenuti un grave tracollo finanziario in famiglia e la partecipazione alla Prima Guerra Mondiale. L'approccio alla musica da parte di György accadde per via indiretta, durante il periodo ginnasiale. Suo fratello Gábor, infatti, più giovane di cinque anni, non essendo oggetto di particolari aspettative paterne, fin dalla tenera età, venne avviato allo studio del violino. Fu dopo qualche anno che papà Sándor consentì a György di prendere lezioni di pianoforte, al fine di un formare un “duo” strumentale con il fratello.

Gli inizi non furono incoraggianti. A differenza di Gábor, che procedeva spedito nello studio del violino, divenendo ben presto un ottimo strumentista, György, pur impegnandosi molto sulla tastiera, fino al 1941, anno in cui sostenne l'Esame di Maturità, dovette affrontare simultaneamente lo studio del pianoforte e quello delle discipline scolastiche, in particolare chimica e matematica. Inoltre, non avendo a disposizione lo strumento, il giovane fu costretto ad esercitarsi a casa di una amica della madre, e soltanto quando gli impegni scolastici lo permettevano. Tutte queste limitazioni finirono per inculcare nel ragazzo la convinzione di non aver alcuna predisposizione musicale, se non quella di “pronta invenzione melodica” che, sviluppata, poteva generare apprezzabili pensieri musicali compiuti. Preso atto che non sarebbe mai diventato un abile pianista, il primo lavoro scritto da Ligeti fu un valzer per pf. che mostra chiare influenze di Edward Grieg, fondatore e massimo rappresentante della Scuola Nazionale Norvegese.

Nel 1939, attratto dall'esperienza sinfonica, questo maestro entrò a far parte di un'orchestra amatoriale, formata da medici, avvocati, commercianti, con la quale adottò metodi e tecniche compositive e, soprattutto, orchestrazioni adottate dai massimi sinfonisti di ogni epoca.

Nell'agosto del 1940, Cluj venne annessa all'Ungheria e, in seguito al clima politico filo-nazista instauratosi nel Paese, si assistette all' arrivo di molte orchestre tedesche ed italiane, che elevarono il già considerevole livello musicale della città, che già poteva vantare un teatro lirico e un conservatorio musicale, per qualità secondi solo a quelli di Budapest. Fu in quel periodo di grandi cambiamenti geo-politici che György, terminato il Liceo, tentò di iscriversi, ma senza esito, alla Facoltà di Scienze naturali. In altri momenti l'ammissione gli sarebbe stata garantita dal massimo dei voti (e dalla lode), conseguiti all'Esame di maturità, ma ora non più, per via delle discriminazioni razziali, che, anche in Ungheria, cominciavano ad essere applicate. Fortunatamente, alcuni professori avevano creato a Cluj una sorta di Università indipendente, nella quale il giovane frequentò i Corsi di Fisica e Matematica, senza, tuttavia, interrompere lo studio della musica, che, date le circostanze, stava procedendo in modo frammentario e superficiale.

La situazione cambiò sensibilmente quando Ligeti decise di iscriversi al Conservatorio cittadino. Ciò fu possibile grazie al direttore Viktor Vaszy, il quale, incurante delle disposizioni governative, permetteva anche a studenti di origine ebraica di frequentare l'Istituto. Nella primavera del 1942, il nuovo ed impegnativo piano di studio, qui imposto, andò a sovrapporsi ai già gravosi impegni scolastici e questo provocò nel giovane un forte esaurimento nervoso, che lo costrinse ad abbandonare l'università privata.

La strada verso la carriera del musicista era ormai definita, tuttavia non sarebbe stata facile da percorrere. Le esigue entrate finanziarie familiari indussero György e suo fratello Gábor a rendersi indipendenti economicamente, impartendo lezioni private. A tale scopo i due avevano affittato una camera, dove poter convivere e svolgere le loro mansioni. Ma ciò diventava ogni giorno più difficile. Dopo qualche mese, la tragedia. Sul finire dell'estate del 1942, Gábor venne arrestato e internato nel campo di concentramento di Mauthausen e di lui non si ebbero più notizie fino all'avvenuta morte nel gennaio del 1945. Stessa sorte toccò anche a György e ai suoi genitori destinati ai campi di sterminio; solo la madre riuscì a sopravvivere a quell'inferno. Tuttavia, per gli studenti universitari di razza ebraica, lo Stato ungherese prevedeva l'invio al lavoro coatto, cosa che, per György  avvenne effettivamente nel gennaio del 1944 e questo, attraverso molteplici circostanze, permise lui di fuggire dalla prigionia. Prima di quel momento, durante il periodo conservatoriale, il giovane studiò armonia, composizione e orchestrazione con Ferenc Farkas, il quale, a sua volta, durante un lungo soggiorno romano, era stato allievo di Ottorino Respighi.

Al Conservatorio, Ligeti ebbe contatti solo con il proprio insegnante, che gli impose ritmi di studio davvero massacranti, che, alla fine, diedero gli auspicati frutti. Di quel periodo il maestro ungherese ricordò: “Al secondo anno di conservatorio imparai ad armonizzare i corali nel più rigido stile bachiano. In quel campo Farkas aveva una conoscenza straordinaria e pretendeva una ferrea disciplina.” E ancora: “ Per quanto un compito fosse ben fatto, il foglio era sempre pieno di correzioni e occorreva rifarlo finché non c'era più traccia di matita rossa; solo allora Farkas lo accettava. Certe volte, esasperato, gli presentavo i Corali originali e lui li correggeva, allora gli dicevo: “Ma questo è Bach!” e lui rispondeva: non ha importanza, anche Bach non usava bene le regole degli antichi maestri! ” Da questo fin troppo zelante didatta, György imparò a comporre “in economia”, ad impiegare, cioè, niente più dello stretto necessario e a scrivere in stili diversi e variegate forme. Realizzare sonate e rondò nello stile di Scarlatti o di Vivaldi, quartetti per Archi nello stile di Haydn e di Mozart, lieder alla guisa di Schumann o di Mendelsshon, rappresentarono, in questo periodo, l'unico modello d'apprendimento del giovane Ligeti.

Proprio quando tutta questa mole di pratica musicale si stava concretizzando in un titolo di studio, lo Stato ungherese si “ricordò” di avere un giovane musicista ebreo da inviare in un Centro di lavoro a Szeged (Seghedino), terza città magiara, vicina al confine con la Romania, alla confluenza dei fiumi Mures e Tibisco.

Divisi in squadre, agli inizi del 1944 György e molti suoi coetanei, giunti da ogni parte dell'Ungheria, furono destinati a lavori massacranti e pericolosi che consistevano nello scavare trincee, costruire sbarramenti anticarro, caricare e scaricare materiale bellico da treni e camion, il più delle volte sotto il fuoco nemico. I mesi che seguirono furono una successione di avvenimenti rocamboleschi, in cui György, pur di guadagnare la libertà, mise spesso a repentaglio la propria vita.

Trovatosi sbandato sulla linea del fronte ad Oradea, cittadina al confine tra Ungheria e Romania, approfittando di un'occasione favorevole, Ligeti si diede alla macchia con l'intento di raggiungere Cluj, anche se la speranza di rivedere i suoi familiari era ridotta al lumicino, avendo già saputo che, tempo addietro, reparti di SS avevano compiuto rastrellamenti, arresti e deportazioni di massa in quella zona. Giunto in paese, come temeva, trovò la casa paterna occupata da altre persone, dalle quali apprese che i suoi genitori erano stati arrestati e deportati in Polonia; solo più tardi, alla fine della guerra, quando György potè riabbracciare la madre, unica sopravvissuta della famiglia, venne da lei a sapere che il padre era morto ad Auschwitz.

Nel Settembre del 1945 Ligeti riprese gli studi musicali al Conservatorio di Budapest, sotto la guida del celebre etnomusicologo e compositore ungherese Sándor Veress, ed ebbe come compagno di studi il connazionale György Kurtág, che, oltre a condividere le scelte artistiche, si legherà a lui da fraterna amicizia. L'immediato dopoguerra rappresentò per l'Ungheria un periodo di grande prosperità musicale. Questo grazie a personaggi di altissimo livello come il grande pedagogo etnomusicologo e compositore Zoltán Kodály, il compositore, pianista e dir. d'orch. Hernȍ Dohnányi, il quale, sulle orme del predecessore Jernő Hubay, fece risorgere a Budapest il culto per la Grande Musica cameristica occidentale, quella compresa tra Haydn e Debussy.

Nel 1948, lo straordinario clima musicale che si era instaurato nel Paese venne travolto dalle direttive comuniste del plenipotenziario sovietico Andrej Aleksandrovič Ždanov, l'ideologo di Joseph Stalin. Nel giro di qualche mese, tutta la musica considerata “moderna” dalla censura sovietica venne messa al bando e stessa sorte, toccò alla musica sacra, in quanto considerata dal regime Clerical-reazionaria.

Terminati gli studi, grazie all'intercessione di Kodály, nel 1950 Ligeti venne ammesso nel Corpo insegnante del Conservatorio di Budapest con l'incarico di “Aggiunto”, una qualifica poco considerata e mal retribuita ma che, almeno, permetteva una certa indipendenza economica.

Quanto all'attività di compositore, per ottenere qualche privilegio, György si iscrisse all'Associazione dei Compositori Ungheresi in modo da poter usufruire dei soggiorni-studio indetti e sovvenzionati dallo Stato. Questa encomiabile iniziativa aveva come sede il Castello Rákóczi di Sárospatak, cittadina sulle rive del fiume Bodrog, all'estremo Nord-est ungherese, poco distante dal confine con l'Ucraina. Nella pace di quei luoghi, ogni compositore, riconosciuto tale dagli Organi di partito, aveva ampia libertà di scrivere musica secondo le proprie inclinazioni, ma non di eseguirla senza specifica autorizzazione del censore. Fallito il tentativo di Kodály, che ambiva averlo come curatore generale dell'imponente raccolta di musica popolare ungherese, Ligeti al Conservatorio non ebbe vita facile, anche per il clima politico che aleggiava nell' Istituto. Preso di mira in quanto sospettato elemento “dissidente”, egli dovette faticare non poco per guadagnarsi la fiducia dei colleghi. A tutto ciò si aggiunse, per lui nefasta, la pressochè impossibilità di essere aggiornato sulla musica dell' Europa occidentale, sia per l'inefficienza del servizio radiofonico, gestito dal regime comunista, sia per la notevole carenza di materiale discografico e di riproduzione sonora perdurati fino al 1956, anno dell' insurrezione ungherese.

L'estrema precarietà politica e sociale creatasi con l'occupazione sovietica, indusse Ligeti e sua moglie Veronika (Vera) Spitz a fuggire da Budapest alla volta di Vienna. La scelta della Capitale austriaca non avvenne per caso, ma motivata dai contatti che György già aveva stabilito con la Casa editrice Universal Edition e, soprattutto, in virtù dell'amicizia con Karl-Heinz Stockhausen, che giocò un ruolo fondamentale per il suo ingresso nel mondo della Musica elettronica. Fu lui, che, nei primi mesi del 1957, ospitò Ligeti a Colonia e lo presentò a Hebert Eimert, a quel tempo direttore della Sottosezione di Musica Contemporanea alla WDR (West Deutsche Rundfunk).

Nella Città renana, Ligeti visse una splendida realtà musicale, lavorò intensamente nello Studio di Musica Elettronica della WDR, a fianco di Stockhausen e, soprattutto, con Gottlfried Michael Koenig che già, nel 1951, aveva cominciato ad interessarsi alla sintesi elettronica del suono durante i Ferienkurse di Darmstadt.

Benchè convinto che attraverso la manipolazione delle onde sinusoidali si potesse giungere ad una completa libertà d'azione, alla luce dei fatti Ligeti compose poca musica elettronica. A Colonia l' attività si concentrò, in gran parte, sulla sperimentazione e sull'indagine del suono; soltanto Glissandi, Artikulation e Pièce elétronique n. 3 (tra l'altro incompiuto) costituiscono la produzione elettronica del maestro ungherese.

Nell'estate del 1959, due anni e mezzo dopo il suo arrivo in Germania, stanco di fare la spola tra Colonia e Vienna, dove la moglie era rimasta, Ligeti accetto di recarsi a Stoccolma, su invito della Radio svedese, che gli aveva commissionato un Ciclo di Conferenze sui connazionali Béla Bartók e Zoltán Kodály. Seguirono altre interessanti proposte, questa volta di carattere musicale, come la realizzazione di un “Requiem” in occasione della X Edizione della Rassegna concertistica “Nutida Musik”. Si trattò di iniziative tutto sommato effimere che, però, nel loro insieme, consentirono a questo maestro di insegnare per più di un decennio all'Università di Stoccolma. Un altro centro d'interesse di questo periodo furono i Ferienkursen di Darmstadt, che Ligeti frequentò prima come studente (1957) e poi, dal 1959, come insegnante, anche se, tra le due posizioni non ci fu mai una sostanziale differenza.

Dopo “Artikulation” (il primo lavoro eseguito in pubblico, Colonia, 25 mar. 1958), il maestro ungherese tornò ad occuparsi di musica strumentale dando vita ad Apparitions, composizione per orchestra scritta tra il 1958 e il 1959, la quale, presentata nel luglio dell'anno successivo, provocò non poca perplessità, se non addirittura vivo scalpore al Festival indetto dalla Società Internazionale di Musica Contemporanea di Colonia (IGNM).

Nel 1961, inaspettatamente, Ligeti ricevette l'invito di recarsi in Spagna per tenere un Corso di composizione al Conservatorio Reale di Madrid e, di lì a qualche mese, stesso incarico gli venne proposto dalla “Fondazione Gaudemus” di Bilthoven, cittadina olandese nei pressi di Utrecht.

Anche se l'insegnamento per Ligeti non fu mai l'attività prediletta, in questo periodo il ruolo di didatta gli servì per tenersi lontano da lotte personali ed intrighi, che spesso avvenivano a Darmstadt tra le varie “fazioni”, capeggiate da quei compositori muniti di grande carisma e sostenuti dalle case editrici. Una storica diatriba, avutasi in questo periodo, fu quella tra Karlheinz Stockhausen e il compositore argentino Mauricio Kagel, entrambi fortemente determinati ad ottenere una completa supremazia sui loro colleghi. C'era poi il filosofo e musicologo tedesco Theodor Adorno e la sua Cerchia di proseliti, convinti assertori del "dogmatismo" di Arnold Schoenberg, in aperta polemica con Pierre Boulez, a sua volta alleato di Stockhausen contro il compositore Luigi Nono, genero di Schoenberg. Come se ciò non bastasse, anche il compositore greco, Iannis Xenakis e l'americano John Cage, entrambi dotati di forte temperamento, in questo periodo cercarono, e in parte riuscirono, ad imporsi nel panorama musicale darmstadtiano. L'unico personaggio di primo piano, estraneo a queste schermaglie intestine, fu Bruno Maderna, da tutti considerato al di sopra delle parti e prodigo nell'aiutare chiunque ne avesse bisogno.

Sostenuto da Heibert Eimert che, in qualità di Responsabile artistico a “Radio Colonia”, aveva fatto di questa città un Centro di Musica contemporanea di primissimo livello, Ligeti ebbe l'opportunità di rifarsi della cocente débâcle subita con l'esecuzione di “Apparitions”. L'occasione si presentò il 22 ottobre 1961 al Festival di Musica Contemporanea di Donaueschingen, dove venne presentato Atmosphères, brano per grande orchestra. Il successo fu immediato, grazie anche alla formidabile capacità interpretativa del dir. austriaco Hans Rosbaud, quella sera sul podio della SüdWestFunk Symphony Orchestra di Baden-Baden.

Discusso, poi ammirato e per questo assurto alla notorietà, Ligeti iniziò a scrivere musica su commissione. La prima realizzazione fu il brano organistico Volumina, per conto della “Universal Edition” di Vienna, allora diretta da Alfred Schlee. Quest'ultimo, tuttavia, per ragioni non precisate, alla firma del contratto, cambiò idea ed invitò il compositore ungherese a cercarsi un altro editore.

Fu allora che Ligeti passò alla “Peters Edition” di Francoforte, diretta da Johannes Petschull. Qui le cose non andarono meglio, a causa di scorrettezze contrattuali e, ancor peggio, per l'impreparazione degli addetti alle impostazioni di stampa della musica contemporanea. Ciononostante, György Ligeti collaborò con la “Peters” per quasi sei anni, periodo nel quale portò a compimento lavori con differenti, ma precise, identità artistiche come Poéme Symphonique pour 100 metronomes (1962), Aventures e Nouvelles Aventures, per 3 cantanti e 7 strumentisti (1962-65); Requiem per v. sopr. e v. mezzo sopr. soliste, coro misto a 5 v. e orch. (prima rappr. Stoccolma, Radio Svenks, 14 mar.1965); Lux Aeterna, brano per Coro misto a Cappella a 16 voci (1966).

In questi anni, Ligeti venne premiato da varie accademie e fondazioni, tra cui la Società Internazionale di Musica Contemporanea di Roma, che conferì il Primo premio alla composizione “Apparitions” (1964); stessa cosa accadde nel 1966 per il “Requiem”. L'anno successivo, grazie ad un crescendo di notorietà, soprattutto nei Paesi di lingua tedesca, il compositore ungherese ottenne la cittadinanza austriaca, anche se fu la Germania il vero Paese d'adozione, la Nazione che gratificò maggiormente la sua arte. Nel 1968, infatti, György diventò membro dell'Universität der Künste di Berlino, vinse l'ambita Borsa di studio rilasciata dall' Organizzazione tedesca per gli Scambi culturali e, tre anni dopo, entrò a parte dei Membri della Libera Accademia delle Arti di Amburgo. Dalla metà degli anni Sessanta in poi, un lungo susseguirsi di riconoscimenti accompagnò l'attività compositiva di questo maestro. Mentre la città di Bonn gli stava attribuendo il “Premio Beethoven” per il “Requiem”, Ligeti dedicò alla grande orchestra la composizione Lontano che, da lui stesso, si apprende essere una finestra affacciata sul mondo onirico della propria infanzia (1967).

Il 13 giugno 1965 nacque a Vienna Kukas Ligeti, unico figlio del compositore ungherese, che, in futuro, dedicherà la propria arte al mondo delle percussioni, combinando le tradizioni poliritmiche africane con le ultime conquiste dell'elettronica e dell'informatica.

Nel 1967, la collaborazione con la Casa editrice inglese ebbe termine a causa di una grave scorrettezza perpetrata dai suoi dirigenti nei confronti del compositore ungherese: in quel periodo, infatti, la Peters Edition consentì al regista Stanley Kubrick di utilizzare parti di “Lux Aeterna” di “Atmosphere e del “Requiem” per il suo film “2001: Odissea nello spazio”, cosa che, se da una parte inorgoglì Ligeti, dall'altra non potè non indignarlo perchè l'accordo venne fatta a sua insaputa.

Ad approfittare del momento fu la Casa Ed. Schott di Magonza che non si lasciò scappare l'occasione di proporre a Ligeti un vantaggioso contratto a lungo termine che fu accettato, anche se il maestro stava uscendo da un periodo di convalescenza, dopo essere stato ricoverato all'ospedale di Altona, un sobborgo di Amburgo. Nella città più grande del Nord-Ovest germanico, Ligeti insegnò al Conservatorio cittadino dal 1973 al 1989. Non che prima le offerte mancassero, tutt'altro: grazie alla crescente notorietà il maestro fu conteso dai Conservatori di Vienna, Berlino e Colonia. La scelta del maestro cadde su Amburgo in quanto la direzione dell'Istituto era tenuta dall' amico Hajo Hinrichs, stimato per la sua proverbiale rettitudine e capacità gestionale.

La prima metà degli anni Settanta l'attività del maestro si svolse praticamente alla stregua degli anni precedenti, caratterizzati da continui spostamenti in qualità di didatta, di conferenziere, alternati a periodi di assoluto ritiro dedicati alla composizione. Nacque, in tal modo, l'asse portante della produzione ligetiana che, con Melodien per orch.(1971), il Doppio Concerto per fl.,ob. e orch. (1972), si incentrò quasi esclusivamente sulla musica strumentale.

Considerato dalla critica uno dei più interessanti compositori contemporanei e dalle più prestigiose Accademie, un didatta di indiscusso valore, Ligeti mantenne costante l'interesse per entrambe le attività, anche quando si trattò di lasciare l'Europa alla volta degli Stati Uniti. Invitato nel 1971 a tenere un corso semestrale di composizione all'Università di Stanford (California), la cosa si ripetette nel 1973 al Berkshire Music Center di Tanglewood (Lenox, Massachusetts) dove, nel frattempo, scrisse la composizione per orchestra San Francisco Poliphony. Tornato in Europa, nel 1974 Ligeti avviò un corso di composizione all' Accademia Chigiana di Siena, luogo in cui, contagiato dal clima operistico italiano, gettò le basi del suo unico lavoro musico-teatrale Le Grand Macabre (in 2 atti di 2 scene ciascuno, su libretto proprio, coadiuvato dal regista drammaturgo e marionettista tedesco, natur. svedese, Michael Meschke). Il lavoro si prolungò per circa tre anni, quindi, nell' aprile del 1977 l'opera (tratta da “La Grand Ballade du Grand Macabre” dello scrittore belga Michel de Ghelderode) volse al termine ed ebbe la sua prima rappr. al T. Reale di Stoccolma il 12 apr. 1978.

La Seconda metà degli anni Settanta fu caratterizzata da un’ intensa attività compositiva e, per i consensi ottenuti, Ligeti venne ritenuto uno dei più validi compositori di musica moderna. Dopo l'esperienza teatrale con “Le Grand Macabre”, considerata una pietra miliare del Teatro musicale contemporaneo, il maestro riprese la composizione per tastiere, iniziata nel 1976 con i 3 pezzi per due pianoforti Monument, Selbstportrait e Bewegung. Due anni dopo nacquero i brani Hungarian Rock e Passacaglia ungherese, entrambi per clavicembalo, che fecero da preludio al Premier livre des Etudes pour le piano.

Intanto premi e riconoscimenti giungevano copiosi da varie Istituzioni europee. Nel decennio 1975-85, questo maestro venne ammesso all'”Ordre Pour le Mérite” della città di Parigi, alla quale seguì il Premio J.S.Bach della città di Amburgo (1975). Vennero poi l'ammissione a membro dell'Accademia bavarese delle Belle arti di Monaco (1978), l'attribuzione del Premio “Ravel” (Parigi,1984), del Premio “Béla Bartók” (Budapest, ivi) ed infine, nel 1985, la consegna del Premio “Arthur Honegger” a Parigi.

Nel 1982, il “Modus” compositivo ligetiano assunse profonde trasformazioni riguardanti il ritmo, in parte già evidenti, nella composizione Trio per corno, violino e pianoforte, un “Hommage” a Johannes Brahms, scritto in quell'anno. Pur avendo già parecchia esperienza di moduli poliritmici, dovuta alla conoscenza del jazz e, soprattutto, ad un' approfondita pratica della musica balcanica notoriamente ricca di spunti asimmetrici, Ligeti rimase letteralmente folgorato dalle potenzialità ritmiche della musica afro-cubana, scoperta dopo aver conosciuto Roberto Serra.

Quest'ultimo, un suo giovane allievo portoricano, che frequentava il Conservatorio di Amburgo, possedeva un'imponente discografia di musica sudamericana e, soprattutto, caraibica, che avrebbe influenzato sensibilmente parte della produzione successiva del maestro ungherese. Determinante fu il contatto con la musica poliritmica dei “Banda Linda”, un gruppo proveniente dal Centro Africa, ascoltato a Parigi, per cui Ligeti volle conoscere Simha Aron, eminente etnomusicologo francese e massimo esperto di musica centro-africana. L'occasione si presentò nel 1984 a Gerusalemme, quando, su invito del “Goethe Istitut”, Ligeti tenne all'Università ebraica una serie di conferenze. In quella circostanza, fu eseguito, tra le varie musiche del maestro, il Concerto per violoncello scritto nel 1966.

la Seconda metà degli anni Ottanta, si aprì con la pubblicazione del Premier Livre des Etudes pour le Piano, seguita dall'inizio della Partitura del Concerto per pianoforte e orchestra, lavoro che lo tenne impegnato per quasi un triennio (1985-88). Altri premi e riconoscimenti seguivano l'attività compositiva. Dopo il “Prix Arthur Honegger”, attribuito dalla fondazione francese Chevillion-Bonnaud, nel 1987 Ligeti venne insignito della Croce d'Onore per la Scienza e l'Arte da parte della città di Vienna; l'anno successivo, l'Università di Amburgo lo nominò Dottore ad Honorem e la città di Parigi gli conferì la carica di “Commandeur” nell'Ordine Nazionale delle Arti e delle Lettere.

Un ritorno alla musica vocale, portò Ligeti alla realizzazione dei Nonsense Madrigals, 4 madrigali per 6 voci virili “ a Cappella”, (su testi di William Brighty, Lewis Carroll e Heinrich Hoffmann), commissionati nel 1988 dalla Berliner Festwochen e completati nel 1993. Questo fu anche l'anno dell'uscita del Deuxième livre pour le piano n. 12-14, al quale seguì la Sonata per viola sola (1994), le Troisième livre pour le piano (1995) e tutta una serie di rivisitazioni di lavori precedenti come “Pièce électronique”e “Le Grand Macabre”, che venne rappresentato, per la prima volta, nella nuova versione, il 23 luglio 1997 alla “Kleines Festpielhaus” di Salisburgo. Un altro importante adattamento fu la versione dei Mysteries of the Macabre, creati per tromba e pf. nel 1988 e poi, nel 1992, trascritti per v. soprano e orch.

Diventato Membro onorario dell'Accademia Musicale Rumena, nel 1997 Ligeti si accinse alla stesura del Troisième livre pour le piano n. 16, che completò l'anno successivo con le “Troisième livre n.17-18 ”.

Nonostante l'inesorabile declino psico-fisico, dovuto all'impietosa malattia, che da molto tempo lo attanagliava dalla fine degli anni Novanta, Ligeti continuò a comporre, a rivisitare opere precedenti, guadagnandosi ulteriori premi e riconoscimenti. Il lavoro più significativo di questo periodo è da considerarsi l' Hamburgisches Konzert (Concerto di Amburgo), per corno e orch. da camera, scritto tra il 1998 e il 1999, rielaborato poi nel 2003.

Dopo essere stato nominato “Membro onorario dell'Accademia rumena” (1997), nel 2000 Ligeti ricevette il “Premio Sibelius” dalla Fondazione culturale finlandese “Jenny and Antti Wihuri”; quindi, il Principato di Monaco si accinse a nominarlo “Commadeur de l'Ordre du Mèrite Culturel”.

L'anno successivo, il dir. d'orch. Vincent Meyer riprese il progetto iniziato nel 1996, che si proponeva di registrare, sotto il patrocinio della nipponica Sony, l'opera omnia ligetiana. Per una serie di inconvenienti tecnici e personali, il “Ligeti Project” venne interrotto e, solo cinque anni dopo, portato a termine (in 5 sezioni), dalla Casa discografica Teldec, nata nel 1950 da una Joint-venture tra la tedesca AEG Telefunken e l'inglese Decca Records.

Nel 2003, Ligeti, sempre più aggredito dalla malattia, che non lasciava alcuna speranza, ridusse al lumicino la propria attività compositiva e decise di ritirarsi tra le pareti del suo appartamento viennese. L'ultima composizione scritta da Ligeti fu la Fantasia in la min. per pf. a 4 mani, pubblicata postuma.

Per il maestro, la morte giunse a Vienna il 12 Giugno 2006.

Dopo le Esequie, svoltesi in forma privata, la Salma fu deposta al Zentralfriedhof di Vienna, accanto alle spoglie del fratello Gábor, deceduto nel 1945 a Mauthausen.

Sopra la nuda terra, ad indicare il luogo di sepoltura, sorge un semplice parallelepipedo di vetro con incisi i nomi e le date di nascita e di morte.

Dotato di un formidabile acume artistico, György Ligeti è sicuramente inserito nel novero dei msusicisti contemporanei più importanti, e visto come “Caso superiore” in fatto di originalità, questo perchè egli non assecondò mai le tendenze che gli gravitarono intorno e preferì seguire quel “percorso” formatosi in lui, attraverso estenuanti e metodiche esercitazioni, incentrate sulle pratiche compositive degli Antichi maestri, imposte dal granitico Farkas.

All'inizio proteso all'esempio di Béla Bartók e di Zotán Kodály, a partire dal 1954, con il suo Quartetto n. 1 per archi, dal tit. “Metamorphoses nocturnes”, Ligeti ruppe gli indugi e si separò dal “Cliche” di compositore etnico, legato al folclore, per intraprendere nuovi percorsi musicali.

Occorre dire che, anche quando questo maestro rimase confinato a Budapest, lontano dalle sperimentazioni musicali degli anni Quaranta, attraverso sacrificate trasmissioni radiofoniche notturne tedesche ed austriache, egli riuscì a mantenersi aggiornato sulle conquiste dei massimi autori contemporanei occidentali. Questo gli permise di accusare solo in minima parte il “gap” cronologico, che si instaurò nel momento in cui, prima a Vienna e successivamente a Darmstadt e a Colonia, venne a contatto con le Innovazioni musicali sia europee che americane.

Durante i Corsi estivi nella città assiana, il compositore magiaro, pur conoscendone i fondamentali, non aderì ai rigidi schematismi della Serialità Integrale, nè mai applicò totalmente le Innovazioni della musica elettronica, anche quando frequentò lo “Studio fur Elekronische Musik” della Westdeutsche Rundfunk di Colonia, diretto da Karlheinz Stockhausen e da Gottfried Michael König.

Tetragono, dunque, negli orientamenti artistici e nelle scelte operative, in possesso di una ferrea determinazione, Ligeti mostrava nel suo percorso creativo grande versatilità, che non portò a repentine virate caratterizzate da laceranti cesure, ma, piuttosto, ad un “Continuum”, che si snoda tra stili, tendenze e tradizioni.

Quanto appena detto è, soprattutto, individuabile nel “Requiem” (composto tra il 1963 e il 1965), in cui appare un evidente ritorno alla polifonia tradizionale degli antichi maestri e, ancor prima, in “Apparitions” del 1959, quindi nel successivo “Atmosphères” (1961), che rappresentano la “prova spiegata” di quella continuità materica, costantemente presente nella produzione ligetiana. Coniata “Micropolifonia”, così venne definita da Ligeti, il suo padre fondatore: “La complessa polifonia di ciascuna parte è incorporata in un flusso armonico nel quale le armonie non cambiano improvvisamente ma si fondono una nell'altra [...] una combinazione distinguibile di intervalli che sfuma gradualmente, e da questa nebulosità si scopre una nuova sequenza intervallare che prende forma”.

Pur votata essenzialmente alla musica strumentale, la produzione ligetiana dà spazio anche la vocalità nonostante le voci non abbiano una funzione melodica, ma vanno a costituire un denso impasto sonoro, che incide in modo determinante sul timbro. Un ulteriore elemento, che caratterizza la musica di Ligeti, è il ritmo sul quale essa si basa e che viene impiegato nell'immenso spettro delle sue esternazioni, fino a farlo diventare in “Poeme Symponique pour 100 Métronomes”, l'unico elemento costituente.

La particolare attenzione all'impulso ritmico trae origine da un vivo interesse del maestro nei confronti della musica africana (soprattutto quella dei pigmei), caraibica e balcanica, le cui pluristratificazioni ritmico-metriche concorrono alla realizzazione di forme complesse, nelle quali appaiono coinvolti sia l'elemento armonico che melodico.

Estraneo alle grandi correnti musicali contemporanee, Ligeti, prima di altri suoi colleghi, riuscì ad individuare il percorso evolutivo della nuova musica: “La più radicale trasformazione che ha rivoltato da cima a fondo il modo di pensare la musica nel corso degli ultimi trent'anni non riguarda il tipo di scrittura (seriale, aleatoria, stocastica, multlipa, ecc.), ma il materiale sonoro.”

Pur essendo orientata, quasi esclusivamente, alla musica strumentale, vocale e mista, la produzione ligetiana è assai corposa e variegata. Oltre alle opere già citate, tra le più significative occorre ricordare Musica ricercata: 11 Pezzi per pf. (1951-53); Concert Românesc per orch. da camera (1952); Fantasia cromatica per pf. (1956); Vízlók (visioni) per orch. (1957); Continuum per clav. (1968) ed infine Der sommer (L'estate) per voce e pf., su testo di Friedrich Hölderlin (1989).