Hugo Wolf
Hugo Wolf (Windisgrad AU. 13 Mar. 1860 - Vienna 22 Febb. 1903)

Compositore, Pianista e Maestro di Coro.
Definire la personalità artistica di questo raffinato cesellatore di Lieder risulta assai difficoltoso a causa della sua innata riservatezza e per le continue controversie che travagliarono la sua giovane vita.
Prima che una grave forma sifilitica lo condusse alla pazzia, Wof dimostrò di possedere enormi qualità poetiche e musicali, che suscitarono, perfino, l'ammirazione del grande Richard Wagner.


Nato il 13 marzo 1860 a Windisgrad, cittadina del Land austriaco Stiria, Hugo Wolf fu avviato, all'età di sei anni, agli studi musicali dal padre Philipp, di professione conciatore di pelli, ma anche buon pianista e violinista dilettante.

Dopo aver frequentato gli Studi ginnasiali a Graz e a Maribor, nel 1875, contro la volontà paterna, Hugo si iscrisse al Conservatorio di Vienna, dove, per due anni, studiò Armonia con Robert Fuchs, e frequentò i Corsi pianistici di Wilhelm Schenner. A seguito di alcuni contrasti con il direttore Joseph Hellmesberger, Wolf lasciò l'Istituto e, pur vivendo in grandi ristrettezze economiche, perseverò nello studio della musica e della letteratura, specialmente della poesia.

A questo periodo, risale l'unico incontro con R. Wagner, la cui personalità soggiogò totalmente il giovane musicista austriaco; in quell'occasione Wolf sottopose alcune sue composizioni al giudizio del grande maestro tedesco e, spronato dall'incoraggiamento di quest'ultimo, continuò sul cammino intrapreso, che già faceva presagire una forte inclinazione verso il genere liederistico.

Nel 1881, Wolf riuscì ad ottenere il posto di Secondo “Kappelmeister” (Maestro di Coro) a Salisburgo, grazie all'interessamento dell'amico e compositore Adalbert von Goldschmidt, ma l'incarico durò soltanto due mesi, in quanto la vita del subalterno non si addiceva alla sua indole.

Tornato nella Capitale austriaca, Wolf condusse una vita disordinata, sostenendosi economicamente con saltuarie lezioni private e attraverso l'aiuto finanziario di amici, disposti ad incoraggiare la sua vocazione artistica. Stimato anche da Liszt, che ebbe in visione i primi lieder ed alcuni “Cori a Cappella”, Wolf manifestò compiutamente il suo innato talento nel Quartetto in Re min. e nel Poema sinfonico Pentesilea del 1883, lavori che gli fruttarono una certa notorietà e l'incarico di critico musicale della “Wiener Salonblatt”, rivista mondana sulla quale Wolf pubblicò feroci critiche alla musica di Brahms, da lui ritenuta poco originale e scevra di potenza emotiva. Questi articoli dissacranti finirono per procurargli molte inimicizie, in quanto dettati, troppo palesemente, da un'incondizionata ammirazione per Wagner; altri, in cui venivano esaltate in modo eccessivo le qualità artistiche di Berlioz e di Bruckner (quest'ultimo considerato, addirittura, superiore al genio di Beethoven), riportarono opinioni che, in alcuni casi, influirono negativamente sulla sua futura produzione musicale.

Tuttavia, la Cantata Christnacht (Notte di Natale) per soli, coro e orch. (1886), alcuni Lieder e l'Intermezzo in Mi bem. per Quartetto d'Archi fornirono la prova sicura del talento compositivo del giovane austriaco, che raggiunse la piena maturità artistica con l'Italienische Serenade (Serenata Italiana), iniziata nel 1887.

Apprezzato per questi lavori, Wolf decise di abbandonare l'attività di critico musicale e dedicarsi completamente alla musica. Ma quando la carriera di compositore sembrava avviata, morì suo padre, che amava e stimava più di ogni altra persona. Annichilito dal tremendo dolore, Wolf perse ogni volontà di reagire; ad aiutarlo a superare questo difficile momento intervenne l'amico Friedrich Eckstein, di professione industriale e profondo esperto di Arte, che gli pubblicò, a proprie spese, una delle prime raccolte di Lieder. Incoraggiato dall'esito positivo di questa iniziativa, il ventottenne musicista avvertì il desiderio di condurre una vita appartata per poter comporre nuovi Lieder: l'occasione gli venne offerta nel febbraio 1888, da un amico che possedeva una casa di campagna nei pressi di Perchtoldsdorf, una cittadina a circa venti chilometri da Vienna.

Nella quiete agreste, Wolf scrisse circa Quaranta lieder, ispirati dalla lettura di un libro del suo poeta preferito, Eduard Mörike. Le composizioni di questo solitario periodo rivelarono al suo autore quanto fosse essenziale il lavoro intrapreso: un cammino sulle tracce di Schumann e, soprattutto, di Schubert. Da quest'ultimo egli ereditò la liricità del Lied romantico, ancor prima di essere consapevole che questa forma di “Canto appassionato” sarebbe diventata la sua vocazione principale.

Tuttavia, Wolf non era musicista dotato di fluente invenzione melodica: il suo estremo autocontrollo, la sua accanita meticolosità lo costringevano ad estenuanti ore al pianoforte. Le numerose lettere inviate ad amici sono la testimonianza tangibile di quanto fosse travagliato il suo lavoro. In una di esse del 22 febb.1888, il compositore così si esprimeva: “...Ho appena finito di comporre un nuovo Lied, non posso sopportare lo sforzo più a lungo, la qualità del mio lavoro migliora ogni giorno di più. Riuscirò ad andare oltre?...” Il dubbio venne fugato nella successiva missiva, nella quale egli affermava candidamente: “...Lavoro senza interruzione dall'alba al tramonto. I lieder che scrivo ora, caro amico, sono dei capolavori destinati alla posterità...” (23 mar. 1888).

Wolf si trattenne a Perchtoldsdorf fino ad ottobre. Poi, rientrato a Vienna, riprese a comporre lieder a ritmo serrato: in appena tre mesi ne musicò cinquanta sui versi di Goethe, ma, già nella primavera del 1889, si fece strada l'Idea di scrivere un'opera teatrale. Tuttavia, il progetto venne accantonato per dare spazio a due Lieder, ispirati al “Sogno di una notte di mezza estate” di Shakespeare, uno dei quali per Coro e Orchestra. Nell'Autunno dello stesso anno, la produzione liederistica per v. e pf. tornò ad imporsi nella volontà del compositore austriaco: risale a quell'epoca, infatti, il famoso Spanisches Liederbuch, una raccolta di 44 Lieder su poesie spagnole, tradotte in ted. da Paul Heyse e Emanuel Geibel. Grazie a questi lavori, Wolf acquisì una crescente notorietà nei Salotti “buoni” viennesi, attraverso le magistrali interpretazioni del cantante Ferdinand Jäger e del pianista Joseph Schalk, due grandi interpreti del "Bel canto appassionato”.

Tuttavia, non mancarono le reazioni pregiudizialmente negative da parte di una certa critica, capeggiata da Max Kalbeck (amico e biografo di Brahms), che, memore degli attacchi contro il grande maestro amburghese pubblicati sulla “Wiener Salonblatt”, giudicò la Musica wolfiana banale e puerile. Si verificò, in questo modo, una divergenza di opinioni, paradossalmente favorevole a Wolf, soprattutto quando un suo ampio articolo, “Nue Lieder, nues Leben”, apparso su un giornale di Monaco, procurò al compositore austriaco nuovi ammiratori in Germania.

Da questa nuova situazione nacquero durature ed importanti amicizie con personalità artistiche di spicco, come Emil Kaufmann, direttore dell’Istituto musicale dell'Università di Tübingen, e Oskar Grohe, eminente critico e musicologo di Mannehim, con i quali Wolf stabilì una copiosa corrispondenza epistolare, che incise notevolmente sulle sue future produzioni artistiche.

Nel biennio 1888-89, la produzione di Lieder di questo compositore fu impressionante per qualità e quantità; ai deliziosi 6 adattamenti musicali di Poesie del poeta zurighese Gottfried Keller si aggiungono 148 Lieder, molti dei quali sono da considerarsi autentici capolavori.

Nell'estate 1889 Wolf si recò a Bayreuth, il regno di Wagner, per ascoltare “I Maestri cantori di Norimberga” e il “Parsifal”, opere dalle quali restò fortemente impressionato e, tornato in patria, volle cimentarsi nel genere teatrale, accettando la commissione di comporre le musiche di scena per un dramma di Erick Ibsen. Malgrado i sintomi di una malattia venerea, contratta anni addietro, iniziassero a manifestarsi, il lavoro fu soddisfacente al punto da riprendere l'antico sogno di comporre egli stesso un'Opera teatrale. Per varie ragioni, il progetto venne ancora rimandato e, nella primavera del 1891, Wolf intraprese un viaggio a Mannheim per assistere ad una serie di manifestazioni musicali. Rientrato a Vienna, il male, ormai ad uno stato avanzato, fece cadere il maestro in un forte deperimento psico-fisico, che lo costrinse ad una temporanea stasi produttiva, limitata all'orchestrazione di alcuni lavori scritti precedentemente.

Nei tre anni successivi, ogni sforzo creativo risultò vano; tuttavia Wolf poté constatare che la sua produzione liederistica veniva regolarmente pubblicata e stava ottenendo vivi consensi, non solo in Austria ma anche in Germania. In questo periodo egli compì frequenti viaggi nei paesi di lingua tedesca e fu anche in procinto di recarsi in America per una grande tournée concertistica, ma il male che lo affliggeva rese impossibile il progetto.

Ad alimentare l'affermazione artistica del compositore si aggiunsero due appuntamenti musicali organizzati a Vienna (marzo-aprile 1894), ai quali seguì una memorabile serata (2 dic.1894) in cui, presente anche Brahms, riscontrarono un grande successo le Composizioni corali Enfelied (per soprano, coro femm. e orch.) e Der Feuerreiter (Ballata per coro e orch.).

La fama acquisita, sostenuta da una cerchia sempre più ampia di ammiratori, indusse Wolf a tentare, finalmente, la strada del teatro. L'occasione propizia si presentò nel 1895, con la rilettura della famosa Novella “El sombrero de tres picos” del poeta, scrittore e giornalista spagnolo Pedro Antonio de Alarcón. Questo piccolo capolavoro letterario era già stato suggerito a Wolf cinque anni prima da una sua amica, Rosa Mayereder, ma il compositore, visto il contenuto di carattere comico, aveva respinto sdegnosamente la proposta.

Pervenuto a più tolleranti considerazioni, Wolf decise di affidare la stesura del libretto all'amica ispiratrice Mayereder e lasciò Vienna per la campagna, dove potersi concentrare sul nuovo lavoro.

Nonostante l'aggravarsi della malattia, egli lavorò incessantemente in uno stato di esaltata ispirazione, tanto che i 4 atti dell'opera, che volle intitolare Der Corregidor (Il Governatore), furono terminati in meno di sei mesi; e come se ciò non bastasse, nello slancio creativo del momento, Wolf trovò la forza per completare l'Italienisches Liederbuch di 24 nuove composizioni.

L'Opera “Der Corregidor” fu rappresentata al Nationaltheater di Mannheim il 7 giugno 1896 e il discreto successo ottenuto permise al suo autore l'acquisto di una casa e una piccola, ma regolare, sistemazione economica. Non ancora pago dal punto di vista creativo, Hugo Wolf dedicò le poche energie rimaste per comporre una serie di Lieder su testi di Robert Reinick e di Lord Byron, e i famosi 3 Lieder su Liriche di Michelangelo Buonarroti.

Anche l'interesse per il Teatro tornò a vivificarsi. Nel settembre del 1897, infatti, il maestro austriaco si accinse alla realizzazione di una Seconda opera, Manuel Venegas, anch'essa ambientata in Spagna. Ma mentre egli stava per completare il primo atto, l'aggravarsi della malattia provocò il crollo delle sue facoltà psico-fisiche e subentrò una grave forma di follia.

Nel marzo 1898, Wolf si recò in Italia, prima a Trieste poi a Pirano d'Istria per un periodo di cura; tuttavia il male tornò a manifestarsi. Rientrato in Austria, completamente in preda alla Pazzia causata dalla Sifilide, iniziò a farneticare con amici e conoscenti, dicendo loro d'essere stato nominato direttore d'Orchestra dell'Opera di Vienna al posto di Gustav Mahler, che presto avrebbe riformato radicalmente la situazione musicale di quel teatro. In pieno Autunno si gettò nel lago Traunsee; dopo il soccorso, su parere medico, Wolf venne internato in un manicomio, luogo in cui, tra inenarrabili sofferenze, rimase per più di cinque anni fino alla morte, avvenuta il 22 febbraio 1903.

I Funerali ebbero luogo il giorno 25, alla presenza di un esiguo numero di colleghi ed ammiratori che, ad esequie avvenute, accompagnarono la Salma al Zentralfriedhof di Vienna, luogo dove tutt'ora riposa.

Tracciare il profilo artistico di Hugo Wolf risulta difficile, a causa della duplice valutazione che gli studiosi hanno attribuito alla produzione di questo compositore. Per molti di essi, infatti, il suo isolamento in campo liederistico, la sua tardiva e discutibile vocazione al Teatro d'Opera, il suo unico lavoro sinfonico, tra i diversi rimasti incompiuti, altro non rappresentano che la figura del “compositore mancato”, in balia di una personalità imprevedibile, a trentasette anni definitivamente annientata dalla pazzia. Molti esperti, invece, sono concordi nel definire Wolf un profondo cultore dell'intimità, un raffinato cesellatore di piccole forme e la sua opera, un autentico ed irripetibile prodigio di poetica musicale. Da queste due antitetiche posizioni, nasce il giudizio generale attribuito all'arte wolfiana: essa rappresenta il frutto di un lavoro cosciente, che trae le sue origini dalla poesia, filtrato da un'anima musicale estremamente sensibile.

Il genere di musica, a cui Wolf dedicò tutta la vita, è il Lied, forma che tuttavia non scrisse mai in ordine sparso, cioè traendola, di volta in volta, da letterati diversi, come soleva fare la maggior parte dei suoi colleghi. Egli amava comporre questi “Quadretti” sui versi di uno stesso Poeta, e poi raccoglierli a decine in “Quaderni” monografici affinché potesse trasparire, attraverso la musica, il Ritratto interiore completo del poeta prescelto.

Dopo di lui, il “Bel Canto” accompagnato dal pianoforte, volgerà al suo epilogo, almeno quello della tradizione romantica. Al suo posto subentrerà, all'alba del nuovo secolo, il “Lied per voce e orchestra”, una forma più complessa, ma non per questo più coinvolgente.