Compositore, Dir. d'Orch. Ricercatore e Conferenziere
Appartenente ad una famiglia dove la musica era oggetto di grande interesse, Luciano Berio nacque ad Oneglia , rivierasca cittadina ligure in provincia di Imperia. Suo padre Ernesto, infatti, oltre a far parte di varie orchestrine del luogo, svolse mansioni di apprezzato pianista accompagnatore nelle Sale di cinema muto ed autore di parecchi “ballabili” che ebbero un discreto successo. Anche Ada - sua moglie - era la figlia di Ernesto Dal Fiume, organista stabile della Basilica di S. Maurizio di Imperia.
É dunque facile immaginare quanto fu coinvolto il piccolo Luciano che, all'età di sei anni, era già in grado di cimentarsi al pianoforte amorevolmente guidato sia dal padre che dal nonno.
A nove anni le prime avvisaglie che fecero intravvedere le enormi attitudini riguardo l'arte musicale, soprattutto quando, oltre allo studio del pianoforte, affiancò quello del contrappunto e la composizione di una Pastorale su “Tema dato ” (1936) e una Fuga a tre voci ultimata nel 1939, scritti per mero esercizio accademico.
I primi contatti con l'ambiente musicale extra-familiare, invece, avvennero quando, nell'Autunno dello stesso anno, Berio ascoltò l'orchestra del Casinò di San Remo che, sotto la direzione del maestro Gino Marinuzzi, eseguì il Concerto per pf. n. 23 K488 di Mozart.
Accanto agli studi musicali nel frattempo proseguirono con profitto anche quelli scolastici che permisero al giovane Berio di farsi una buona conoscenza letteraria che sfociò in autentica passione per autori come Henrik Ibsen, Berthold Brecht, Romain Rolland, Rainer Maria Rilke, tanto per citare i più rappresentativi.
Abbandonato il desiderio giovanile di abbracciare una allettante carriera marinara, la decisione di dedicarsi completamente alla musica avvenne in concomitanza con gli accadimenti sociali e politici che decretarono la caduta del fascismo (25 luglio 1943) e la conseguente nascita della Repubblica di Salò che sancì l'inizio di una guerra civile tra le milizie del regime mussoliniano e le formazioni partigiane della Resistenza.
Berio, consigliato dal padre, si arruolò nei reparti “repubblichini” tuttavia, durante il periodo di arruolamento si procurò una grave ferita che lo costrinse ad una lunga degenza all'Ospedale di San Remo da dove, dopo una raccambolesca fuga, raggiunse Milano e si diede alla macchia, tra file della Resistenza.
Dopo aver superato gli esami di maturità classica, nell'ottobre del 1945 il futuro musicista si iscrisse alla Facoltà milanese di Giurisprudenza che però frequentò solo per circa un anno. Ben diversa, invece, furono gli studi di armonia, contrappunto e di composizione conseguiti al Conservatorio cittadino G. Verdi; un felice periodo che il giovane ricordò per tutta la vita.
I brillanti risultati ottenuti indussero Berio ad approfondirli prima con G. Cesare Paribeni, solidissimo contrappuntista, in seguito con G. Federico Ghedini, figura di primo piano nella tecnica compositiva avente, come punto di riferimento, la “coscienza storica”. Quest'ultima da alcuni esponenti dell' avanguardia venne desunta dalle approfondite analisi in riguardo all'iter compositivo di Alfredo Casella, di G. Francesco Malipiero e, ancor più, a quello di Luigi Dalla Piccola, senza dimenticare quei riferimenti musicali espressi da I. Stravinskij che indicarono la strada maestra ad un largo spettro di compositori a lui contemporanei.
Spinto da un forte desiderio di metabolizzare ogni tipo di espressione musicale, nei primi anni'50 tra Ghedini e Berio (docente/diiscente) si venne a creare una solida collaborazione che servì per affrontare una ulteriore indagine che si estese anche alle composizioni dei maestri rinascimentali, barocchi e quelli legati all'impressionismo manifestatosi in Francia a cavallo tra il XIX e il XX secolo. Questi rigorosi studi furono determinanti all'ingresso del giovane Berio nell'ambiente musicale milanese, dove si verificarono i momenti più significativi della sua attività compositiva.
Dopo un attento ascolto/analisi delle produzioni dei compositori più importanti di inizio '900 (Schönberg,Webern, Hindemith, Bartók ecc) il giovane maestro, fin da subito, si distinse per le sua spiccata predisposizione compositiva che dimostrò con la realizzazione di una Sonata per fl. e pf, un trio d'archi, lavori che gli permisero di vincere una Borsa di studio elargita dalla Fondazione Koussevitzky, attraverso la quale gli fu possibile recarsi al Berkshire Music Festival di Tanglewood (Mass.) dove conobbe personalmente Luigi Dalla Piccola, con il quale intraprese un percorso esplorativo riguardo le varie correnti della musica contemporanea americana.
Tornato a Milano, arricchito di questa formidabile esperienza, Berio costituì una formidabile collaborazione con Bruno Maderna che sfociò nella fondazione di uno Studio Fonologico finanziato dalla RAI di Corso Sempione (1954). Di questo periodo, durato cinque anni, Berio più volte ricordò: “Quando conobbi Bruno ebbi subito l'impressione che con lui avrei potuto realizzarmi musicalmente in modo completo”.
Questo accadde effettivamente. Per il compositore ligure, grazie ad un susseguirsi di contatti, si aprì un ampio ventaglio di possibilità operative, che spaziarono in quasi tutti gli ambiti della ricerca e produzione musica contemporanea.
Dotato di un inquieto senso di ricerca, Berio, grazie a Maderna, arricchì le proprie competenze che gli permisero di aprire inediti rapporti con il mondo della sperimentazione elettronica musicale; un'attività che lo accompagnò tutta la vita.
Nel triennio 1967- 69 fu attivo, infatti, nella realizzazione di commenti sonori per documentari e vari programmi radio-televisivi commissionati dalla RAI che gli fornì gli strumenti tecnologici atti alla ricerca di timbriche inedite da applicare alle musiche richieste.
Verso la fine degli anni '50 si verificò un periodo di intensa attività musicale, distribuita in modo paritario sia nella ricerca sperimentale destinata all'elettronica, sia nell'ambito produttivo di forme d'intrattenimento.
Questo determinò una fitta rete di contatti artistici verso una cerchia di compositori disposta ad ogni esperienza musicale in generi e stili diversi, molte volte addirittura opposti. Dagli anni '60 in poi, Berio collaborò con il meglio dell'avanguardia musicale italiana, ramificata in ogni ambito da lui affrontato con Ghedini, Nono, Maderna, G. F. Malipiero e altri ancora.
Memore del primo soggiorno di Berio, il Direttivo del Berkshire Music Festival di Tanglewood propose al maestro italiano la cattedra di composizione che accettò con entusiasmo.
Questa intensa attività musicale non impedì al giovane compositore di coltivare anche la sua innata passione per la letteratura; questo gli permise di conoscere il filosofo, semiologo scrittore Umberto Eco e, tramite lui, quel cenacolo di intellettuali del quale egli faceva parte.
Collaborazioni artistiche più importanti, invece, Berio le ebbe con Italo Calvino che gli propose di musicare il proprio Racconto mimico Allez-Hop rappresentato in “premiere” al Festival di Musica Contemporanea (Venezia il 21 settembre 1959).
L'esito favorevole da parte di critica e pubblico permise a Berio di dedicarsi alla composizione e alla ricerca musicale in ogni ambito che gli destasse il benchè minimo interesse.
Dagli anni Sessanta in poi fu un susseguirsi di attività musicali, le più disparate; lo vediamo, infatti, attivo e proficuo in tutti i generi musicali e, questo, lo elevò a compositore di caratura internazionale.
Invitato ad insegnare e a dirigere musiche proprie nei principali Centri di musica contemporanea, nel 1961 scelse la Cattedra di composizione offerta dal College Dartington
(Massachusett) e, l'anno successivo, sostituì Darius Milhaud al Millss College di Oakland (California). In questo frangente il maestro italiano conobbe Susan Oyama che, nel 1966 sposò, dopo l'annullamento del primo matrimonio contratto a Como con il mezzo-soprano e compositrice armena Cathy Berberian (I ott.1950). Per lei, Berio compose Chamber music per v. femm. cl. vcl arpa (1953); e anche opere più recenti, di immediato successo, come i celeberrimi Folk song per v. mezzo-sopr. fl. cl. vla vcl e 2 percuss. (1964); il Brano per v. mezzo-sopr. fl cl. pf. vl. vcl. O King (1967). Infine occorre ricordare Recital I (for Cathy) op. teatrale per v. e 17 strum. (1972)
Anche il genere teatrale fu affrontato dal maestro italiano, a partire da opere proto-teatrali ad es. la Pantomimica Mimousique I e II (azioni mimica) librettata dal celebre etno-musicologo piemontese Roberto Leydi (1954); l'Azione scenica Esposizione (1963) per poi assumere i connotati definitivi che, ancora oggi, caratterizzano il Teatro beriano.
Le opere più significative di questo periodo si possono riassumere in Traces per 2 voci 2 attori, coro e orch. (1964); Diario immaginario, opera radiofonica che nel 1975 vinse l'ambito Prix Italia; La vera storia opera lirica in due parti librettata da Italo Calvino, uno dei più grandi scrittori del Novecento italiano.
Dotato di un irrequieto senso di ricerca, Berio arricchì le proprie competenze che gli permisero di aprire inediti rapporti anche con il mondo della sperimentazione elettronica musicale.
Nel 1954, lo vediamo infatti, con Bruno Maderna, fondare - a Milano - lo Studio di Fonologia Musicale della RAI di Corso Sempione che diresse fino al 1959, assistito dal validissimo ingegnere del suono Alfredo Lietti e dall'altrettanto formidabile tecnico del suono Marino Zuccheri.
Nel 1956 i due, insieme, si distinsero anche in campo editoriale con la pubblicazione della Rivista “Incontri Musicali” gestita per cinque anni e incentrata sui progressi ottenuti dalle Avanguardie internazionali.
Inaugurato ufficialmente nel 1956, i più importanti ricercatori di musica elettronica si resero attivi presso questo Studio. In pratica si stabilì un fecondo interscambio di ricerche che coinvolsero musicisti come Henri Pousseur, Franz-Heinz Stockhausen, John Cage e Pierre Boulez, a loro volta provenienti dai vari Studi nascenti in Europa, a Parigi, Colonia Darmstadt, ed altri di minor rilievo. Sempre nel 1956 Berio e Maderna, insieme, si distinsero anche in campo editoriale con la pubblicazione della Rivista “Incontri Musicali” gestita per cinque anni e incentrata sulla divulgazione ed analisi dei progressi ottenuti dalle Avanguardie internazionali.
In questo contesto Berio sollevò il problema di conciliare l'utilizzo dell'elettronica al fine di manipolare suoni preesitenti cosiddetti “primari”, cioè prodotti dalla natura, da strumenti tradizionali o di apposita costruzione e registrati su nastro magnetico.
Dopo un biennio di intense ricerche Berio lasciò l'Italia e quindi lo Studio fonologico milanese per cinque anni (1956-60) e fu protagonista, in qualità di esegeta conferenziere, nelle Università e nei College musicali degli Stati Uniti, tra i quali la Harvard University, la Juilliard School of Music di New York, i già citati Mills College di Oakland e il Center Music di Tanglewood (Massachusetts).
Accettato oramai nei circuiti internazionali più avanzati di musica contemporanea, dai primi anni'70 in poi Luciano Berio alternò l'attività di ricercatore e didatta-conferenziere con quella di compositore di un'estesa produzione musicale da sottoporre all' ascolto di critica e pubblico.
Questa duplice attività, le energie impiegate, invece di ridursi, incrementarono un fitta collaborazione del maestro italiano con i maggiori esponenti della poetica musicale come fu l'americano Ezra Pound (1885-1972) e Thomas Stearns Eliot poeta, saggista e critico letterario statunitense natur. brittannico.
Gli altri versanti ai quali Berio aderì con grande interesse furono il “modus operandi” stabilito dal Metodo dodecafonico ideato dal A, Schoenberg; il conseguente Serialismo integrale generato dal suo diretto discepolo Anton Webern e, non ultime, le caratteristiche tipiche della Musica aleatoria (in latino Alea = Dado) all'interno della quale un variabile numero di procedimenti compositivi sono lasciati alla pura casualità.
A partire dagli anni '70, l'oramai affermato maestro italiano, riconosciuto come uno dei più autorevoli esegeti di musica contemporanea, rimise i panni del compositore di teatro contemporaneo che aveva trascurato dopo le rappresentazioni di "Allez-hop" nel 1959.
Il primo lavoro di questo nuovo periodo fu La vera storia - opera in due parti, librettata da Italo Calvino, in cui, prevalentemente, la narrazione avviene cantando; il debutto avvenne con larghi consensi il 9 marzo 1982 al Teatro alla Scala di Milano.
Due anni più tardi nuovo lavoro venne proposto alla ribalta internazionale durante il Festival di Salisburgo (8 ago. 1984). L'opera dal titolo Un Re in ascolto, venne tratta dalla Raccolta Sotto il sole giaguaro di Italo Calvino con evidenti richiami al dramma romanzesco "La Tempesta" di W. Shakespeare.
All'apice della sua maturità artistica, nel 1974 il Governo Francese affidò a Berio l'incarico di realizzare il Dipartimento elettroacustico dell'Istituto IRCAM di Parigi che, fino al 1980 ne assunse la dirigenza.
Forte di questa nuova esperienza il maestro decise di recuperare parte del materiale che aveva elaborato vent'anni prima a Milano, per unirlo a quello ottenuto durante i vari soggiorni francesi. Le ricerche continuarono in questa direzione nel nuovo Centro musicale istituito dal Comune di Firenze e reso operativo nel 1987 da Berio stesso. Lo scopo del progetto fu quello di continuare la ricerca di inedite masse sonore dovute ad accurate e sperimentali interazioni tra musica concreta ed elettronica. Questa intensa attività di studioso condizionò non poco la produzione musico teatrale beriana.
A parte sporadici ritorni alla musica strumentale, come avvenne nel 1989 con il lavoro per orch. Continuo (1989 - 91), con Ekphrasis Continuo II (1996) e con il Quartetto d'archi Notturno (1996) Berio in questo periodo tenne e partecipò ad un nutrito numero di conferenze, soprattutto dopo la morte di Italo Calvino (19settembre 1985) amico ed insostituibile collaboratore in campo musico-teatrale. Nell'ultimo ventennio di vita, infatti, il maestro optò per una capillare divulgazione di quanto era stato raggiunto con l'utilizzo dell'elettronica applicata all'indagine sonora.
A sostituire il grande scrittore, narratore e paroliere italiano subentrò il profondo studioso e traduttore di poetica greco-latina prof. Dario Del Corno (1933-2020) che portò nuova linfa vitale nel percorso artistico di Luciano Berio. Frutto di questa collaborazione fu Outis, azione musicale in due parti, per soli, coro e orch. messa in scena al Teatro alla Scala il 5 ott. 1996.
A questo autentico ed imponente capolavoro seguì l'ultima opera musico-teatrale del maestro ligure Cronaca del luogo, anch'essa un azione musicale che fu librettata dalla sua terza moglie Talia Pecker, musicologa e storica israeliana, attiva in Italia fin dal 1980.
Nel 2000 Berio venne eletto Presidente dell'Accademia musicale di Santa Cecilia a Roma, dove organizzò appuntamenti concertistici, corsi e seminari, nonostante l'insorgenza di una grave malattia che, tuttavia, non gli impedì di completare alcune composizioni di genere strumentale tra le quali la celebre Sonata per pianoforte del 2001, la XII Sequenza per fagotto la XIII per fisarmonica e la XIV per violoncello (2002).
Insignito dei più alti riconoscimenti, il maestro si stabilì a Roma per potersi curare dal male che lo affliggeva, ma non più del dubbio di dover lasciare incompiuto Le Stanze: : opera per 3 cori maschili, solisti, orchestra con testi di P. Celan, E. Sanguineti, G. Caproni, e A. Brendel.
Ricoverato all'Ospedale romano Gemelli, Berio fu profeta; non riusci ad ultimare l'opera... ma lo fu ancora di più quando, nella sua lunga attività di scienziato-musicista esegeta, indicò chiaramente i presupposti utili a costruire quel formidabile connubio verificatosi nella prima metà del '900 tra musica concreta e la nascente musica elettronica.
Dopo le Esequie in forma privata (Roma, 27 magg. 2003) la Salma riposa nel cimitero di Radicondoli, un borgo medioevale in provincia di Siena, luogo al quale il grande maestro si sentiva particolarmente legato.
Per via della molteplicità di interessi, tracciare il percorso artistico di Luciano Berio pone il problema di non riuscire ad essere sufficientemente esaurienti.
Non solo è stato una figura predominante delle avanguardie musicali europee, ma lo fu anche in ambito letterario quando frequentò e si avvalse dei più alti esponenti della letteratura internazionale quando compose opere per il teatro contemporaneo.
Oberato da impegni interconnessi e ramificati in ogni direzione artistico-musicale, egli seppe mantenere saldamente la rotta quando si trattò di affrontare il “mare aperto” delle proprie intuizioni che, puntualmente, espose in qualità di conferenziere-didatta ed adottò nella propria attività di compositore. A suffragio delle proprie multiformi ed intense attività, una volta Berio ebbe a dire: ”Oggi, ad di la di ogni afflato artistico, ritornano ad emergere le qualità pratiche ed artigiane del compositore; cioè la qualità e il rigore del mestiere".
E ancora: “Non esiste crisi nella musica ed è lecito dubitare che sia mai esistita. Esistono solo opere che sono o non sono significative e persone più o meno in grado di comprenderle e metabolizzarle ”.