Umberto Giordano
Umberto Giordano (Foggia 28 Ago. 1867 - Milano 12 Nov.1948)

Compositore teatrale.
Figura preminente del “nuovo” Melodramma italiano, il maestro pugliese fece tesoro degli aspetti della celebre Scuola della Commedia Italiana di Napoli dalla quale ereditò un filone creativo di stampo verista e un grande senso di apertura melodica.


(Menotti Maria)

Secondogenito di Ludovico e di Sabata Scognamillo, Umberto Giordano nacque il 28 agosto 1867 a Foggia, in una bella casa di via della Pescheria. Suo padre, farmacista, lo avrebbe voluto medico o avvocato.

Tuttavia, il ragazzo, pur frequentando regolarmente il liceo classico, dimostrò scarso interesse per le materie umanistiche e dedicava gran parte del tempo libero a fabbricare rudimentali strumenti acustici, con i quali si dilettava ad improvvisare melodie.

Un amico di famiglia, accortosi di questa innata passione, gli impartì i primi rudimenti musicali e, in seguito, incoraggiato dalla madre, Umberto studiò la disciplina con due musicisti del luogo: Luigi Gissi e Giuseppe Signorelli. Poi, dopo aver tentato invano di essere ammesso al Conservatorio di S. Pietro a Maiella di Napoli, divenne allievo privatista del didatta e compositore calabrese Paolo Serrao. Tramite lui, nel novembre del 1882, Giordano fu ammesso al prestigioso Istituto napoletano, dove studiò le materie teoriche sotto la guida di Serrao stesso, il pf. con Giuseppe Martucci, l'org. con Marco Enrico Bossi e il vl. con Angelo Ferni.

Nel 1888, ancora studente, Giordano compose la sua prima Opera, Marina, con la quale partecipò al “Concorso Sonzogno” (vinto da Mascagni con “Cavalleria rusticana”). Il lavoro si classificò soltanto al sesto posto. Tuttavia, richiamò l'attenzione dell'editore milanese che, se pur non acquistò la partitura, gli commissionò un'altra Opera teatrale: Mala vita, su libretto di Nicola Daspuro, ispirato al dramma “O' Voto” di Salvatore Di Giacomo.

Il debutto, che avvenne il 21 febb. 1892 al T. Argentina di Roma, riscosse un discreto successo e rappresentò l'esordio di Giordano nel panorama operistico italiano. Dopo Roma fu la volta di Napoli. Qui, però, l'opera cadde impietosamente, in quanto ritenuta offensiva a causa del soggetto, ambientato nei bassifondi partenopei. Seguirono altre rappresentazioni nel Centro-Nord Italia (Ancona, Faenza, Bologna e Venezia), e all'estero (Vienna e Berlino), dove gli esiti furono trionfali. Infervorato, Giordano musicò Regina Diaz, opera in due atti, librettati da Giovanni Targioni-Tozzetti e Guido Menasci, rievocante una vicenda settecentesca di amori e complotti, già musicata da Donizetti nella sua “Maria di Rohan”. Andata in scena al T. Mercadante di Napoli, l'opera di Giordano si rivelò un clamoroso insuccesso: rappresentato soltanto due volte (5-9 mar. 1894), il Lavoro venne ritirato per decisione di Edoardo Sonzogno, fatto che provocò la rottura dei rapporti tra il Compositore e la Casa editrice.

La delusione per il maestro fu cocente. Tornato nella natia Foggia, per qualche tempo egli pensò di abbandonare la musica. Poi, per intercessione del musicista Alberto Franchetti, conosciuto ai tempi del “Concorso”, i contatti furono ristabiliti e Sonzogno decise di affidare a Giordano il libretto di Andrea Chénier, scritto da Luigi Illica.

Nell'estate del 1894, il compositore foggiano si trasferì a Milano per seguire più da vicino il lavoro intrapreso. L'opera si trascinò tra molte difficoltà e divergenze e, contrariamente alle previsioni degli scettici, al suo debutto al T. alla Scala (28 mar. 1896) ottenne uno strepitoso successo di pubblico, ripetutosi in molti altri teatri italiani, europei e d'America. Tornando alla “Prima” milanese” dell'”Andrea Chénier”, va ricordato il ritiro improvviso, a due settimane dal debutto, del tenore Alfonso Garulli, che costrinse il suo sostituto Giuseppe Borgatti ad imparare la propria parte in quei pochi giorni. Un successo forse ancora maggiore, Giordano lo riscosse con l'Opera seguente Fedora, melodramma in tre atti su libretto di Arturo Colautti, ispirato all'omonimo Dramma di Victorien Sardou. Terminato ai primi di Novembre, il lavoro debuttò il giorno 17 al T. Lirico di Milano, sotto la direzione dell'autore stesso, e le interminabili ovazioni suscitate furono anche merito di un “Cast” d'eccezione. Ne fecero parte, infatti, il famosissimo soprano Gemma Bellincioni, il celebre baritono Delfino Menotti e un "nuovo astro nascente" del "Bel Canto" italiano, il tenore Enrico Caruso, la cui carriera ebbe inizio proprio con “Fedora”. I successi di quest'opera continuarono anche all'estero, soprattutto a Parigi, dove riecheggiavano ancora gli applausi per l'Andrea Chénier; anche Vienna non fu da meno. La prima rappresentazione si risolse in un trionfo ed ebbe l'onore di essere diretta dal grande Gustav Mahler. Benché fosse diventato un compositore di livello internazionale, Giordano presenziò raramente alle “Prime” di questi suoi due capolavori, egli non amava viaggiare e preferiva restare nel Capoluogo lombardo con la famiglia. Dal 1896 era sposato con Olga Spatz (figlia del proprietario del Grand Hotel et de Milan) dalla quale ebbe quattro figli: Mario, Fedora, Eli e Rina.

Nel 1902, l'opera “Mala Vita” fu rivisitata sia nella parte musicale che nel libretto e prese il nome di Il Voto; nella sua nuova veste, il lavoro debuttò al T. Bellini di Napoli con grande successo, riscattandosi dal fallimento subito dieci anni prima.

Per nulla appagato, Giordano tornò con rinnovato vigore alla composizione di nuove opere. In una settimana iniziò e portò a termine Siberia, coadiuvato, nella parte letteraria, dal prezioso Luigi Illica; la “prima" di questo melodramma in tre atti avvenne a Milano con enorme successo (T. alla Scala, 6 sett. 1903), che si mantenne inalterato nel tempo. Basti pensare che questo lavoro, a otto anni dalla sua nascita, era ancora talmente in auge da entrare nel cartellone dell'Opéra di Parigi (8 magg.1911), onore toccato fino ad allora solo a Giuseppe Verdi.

Dopo l'entusiastico debutto, Giordano fu insignito del titolo di “Commendatore della Legione d'Onore” da parte del Governo francese e, rientrato in Patria, venne nominato “Cavaliere di Gran Croce” dalle autorità italiane.

Da quel momento in poi, il successo arrise sempre al compositore foggiano. Il 9 novembre 1907, al T. Lirico di Milano, avvenne la “prima” di Marcella, melodramma tratto da una novella del romanziere Henry Cain, che la critica definì un vero “gioiello” musicale. Ad esso seguirono Mese Mariano, breve dramma d'amore materno, librettato da Salvatore Di Giacomo (Palermo, T. Massimo 17 mar. 1910); Madame Sans-Gêne, opera in tre atti su libretto di Renato Simoni, tratto dalla commedia omonima di Victorien Sardou ed Emile Moreau (New York, T. Metropolitan 25 genn. 1915). Nel 1916 Umberto Giordano assunse la direzione artistica della “SIF” (Società Internazionale di Fonotipia), la prima Casa discografica italiana, patrocinata dall'allora presidente della “Scala” Uberto Visconti di Modrone e dall'editore Giulio Ricordi.

La produzione teatrale del maestro foggiano continuò nel genere operettistico con Giove a Pompei, lavoro musicato in collaborazione con Alberto Franchetti, su un libretto di Luigi Illica e Ettore Romagnoli (Roma, T. Parioli 5 lug. 1921). Proseguì, con La cena delle beffe, Poema drammatico in 4 atti, su libretto di Sem Benelli e con Il Re, Fiaba musicale in tre atti, il cui libretto fu scritto da Gioacchino Forzano. Questi due ultimi Lavori riscossero un grande successo al T. alla Scala, sotto la direzione di Arturo Toscanini (Milano, 20 dic. 1924; 12 genn. 1929).

Negli anni successivi Giordano non compose praticamente più nulla, se non un abbozzo dell'Opera “La festa del Nilo”, rimasto incompiuto. Le motivazioni di questo silenzio non sono state mai accertate, probabilmente Giordano si rese conto di aver raggiunto l'apice della sua forza espressiva o, molto più semplicemente, decise di godere i frutti della popolarità conquistata.

Nel 1942, dopo due anni di vedovanza, il celebre maestro si risposò con Sara De Cristofaro, una giovane arpista, facente parte dell'Organico scaligero. Con lei Giordano visse per circa sei anni, fino al 12 novembre 1948, giorno in cui si spense serenamente nella sua casa milanese di via Durini.

La Cerimonia funebre si svolse in forma solenne e, per partecipazione popolare, fu paragonata a quella di Verdi; il Centro cittadino venne transennato e in Piazza della Scala una folla ascoltò commossa il celebre preludio tratto da “Fedora”, diretto dal maestro Ettore Panizza.

La Salma fu trasportata al Cimitero Monumentale di Milano, dove ancor oggi riposa.

Umberto Giordano viene riconosciuto come uno dei più rappresentativi esponenti del Movimento verista, cioè di quella Scuola che, nell'ultimo scorcio del secolo XIX, dette vita ad un nuovo genere di melodramma italiano.

Per consuetudine, gli storici dell'arte musicale tendono ad associare il nome di Giordano a quello di Puccini, di Mascagni e di Leoncavallo; tuttavia le affinità sono, soprattutto, di carattere storico, in quanto ognuno dei quattro si distingue dagli altri per una propria fisionomia artistica, espressa nelle diverse sfumature delle loro opere.

Per quanto riguarda Giordano, l'accostamento al Teatro verista fu determinato, probabilmente, dalla formazione artistica ricevuta da Paolo Serrao, attraverso il quale il compositore foggiano entrò in contatto con la gloriosa Scuola napoletana, che gli offrì gli spunti per la realizzazione di “Malavita”, la sua opera dai tratti veristi più marcati.

Nonostante i successi e i riconoscimenti ufficiali ottenuti (nel 1929 Giordano ricevette anche la nomina di Accademico d'Italia), le critiche non mancarono, soprattutto per i lavori successivi all'”Andrea Chénier” e a “Fedora”. Gli furono rimproverate, ad es., le frequenti concessioni al “cattivo” gusto del pubblico, alla smania di protagonismo dei cantanti e, quando avvenne, all'assoluta mancanza di autocritica. Tuttavia, pregi e difetti si equilibrarono. Là dove fu accusato di acriticità, Giordano compensò con schietta enfasi e pura autenticità, così come al monito di scarsa indipendenza musicale, egli rispose con fertile invenzione melodica ed efficace senso teatrale.

Benché legato, soprattutto, al genere operistico, Giordano si dedicò anche alla musica orchestrale, con la Sinfonia Delizia (1886); Ouverture (1888), il Balletto L'Astro magico, su soggetto di G. Forzano (mai rappr.), e le Musiche di scena per il Dramma Cesare (sempre di G. Forzano). Per pf. egli scrisse una ventina di Composizioni, tra cui Idillio, il Primo brano scritto per la Casa editrice Ricordi (1890), lo Scherzo Gerbes de feu e Microbi, una composizione lontana dallo stile del compositore (senza divisione in misure, e dove non è riconoscibile l'impianto tonale), che lascia trapelare un atteggiamento ironico e sarcastico nei confronti delle nuove avanguardie musicali.

Per la Musica da Camera, occorre ricordare il Quartetto d'archi, del 1890, la Suite per quartetto d'archi (1890), la Melodia per oboe (1940), vari esercizi per arpa ed alcune liriche.

La musica vocale, infine, comprende l'Inno del decennale, per coro (1893), Serenata, Tarantella, Carulì (entrambe scritte nel 1944) e Laude eucaristicae, per soli, coro a tre voci miste, su versi di San Tommaso d'Aquino, con accomp. d'organo o armonio.