cornamusa
(Cornamusa; fr. cornemuse, musette, chevrette; ingl. bagpipe; ted. Sack-pfeife)

Origini e diffusione

Le notizie più remote della Cornamusa, ci trasferiscono nell’antica Grecia e ci giungono per via di una tavoletta di terra-cotta, risalente al I secolo a.C., sulla quale è raffigurato un suonatore di “siringa” con applicata una canna supplementare. Questa, presumibilmente, aveva la funzione di emettere un suono fisso e costante - detto bordone - mentre lo strumento vero e proprio eseguiva le melodie.

Nel corso del medioevo però, gli strumenti con una canna melodica a suono fisso erano già provvisti di una sacca (pellis) la cui aria, precedentemente immagazzinata dall’esecutore, andava ad eccitare un ancia montata sulla suddetta canna.

Le testimonianze più antiche della Cornamusa risalgono in epoche a cavallo fra il XII e il XIII secolo. A quel tempo, uno dei primi trovieri del nord della Francia (Adam de la Halle) la cita in un passo - “muse au grant bourdon”- della sua composizione più famosa “Jeu de Robin et Marion”.

Per le sue caratteristiche sonore, nei secoli successivi questo strumento trovò impiego soprattutto nella musica che accompagnava le danze all’aperto e, nonostante oggi il suo impiego riguardi in particolar modo i paesi anglosassoni, fino al XVIII secolo la cornamusa, attestò la sua diffusione in tutta Europa.

Nell’ambito della musica colta, essa, come ordine generale, fu lasciata in disparte perchè considerata uno strumento di limitate capacità espressive, e a poco valsero alcuni limitati sforzi per aumentare il suo campo d’azione nella produzione operistica.

Se si eccettuano quei paesi nei quali la Cornamusa è stata elevata ad emblema della loro tradizione, dalla metà del ‘900 in poi, con l’avanzamento del processo industriale, essa può essere considerata uno strumento folckloristico in via d’estinzione, confinata in ristrette aree geografiche, ed utilizzata quasi esclusivamente, in occasione delle feste natalizie.

Struttura e Tecnica

La Cornamusa è costituita da un serbatoio - quasi sempre in pelle di montone - dove è raccolta l’aria. Su di esso sono infisse alcune canne di legno, una delle quali serve per l’insufflazione e le altre, munite di ance doppie, per produrre il suono.

Normalmente, l’unica canna utilizzata per eseguire la melodia è provvista di un foro posteriore otturato dal pollice, e di sette fori anteriori sui quali poggiano le altre dita.

Tuttavia di fori, spesso ne esistono alcuni supplementari per regolare l’intonazione dello strumento.

L’accumulo di aria, che permette la continua insufflazione delle canne, può avvenire in due modi: attraverso il soffio o per mezzo di un piccolo mantice che, legato sotto le ascelle, viene azionato dal braccio destro del suonatore. Generalmente l’estensione diatonica della Cornamusa è solo di 9 suoni, fatta eccezione per alcuni modelli irlandesi, che possono raggiungere due ottave complete.

 

Curiosità

  1. Generalmente la "Sacca" per l’aria viene confezionata con pelle di capra, pecora e montone; il che spiega il fatto che la cornamusa è sovente chiamata anche con il nome di tali animali: in fr. “chevrette”; in ted. “bock”; in sp.”gaita” e in polacco “koza”. Anticamente essa poteva anche essere fatta con la vescica del maiale; di qui il nome it. “Piva a vescica”; quello fr. “vèze”; il ted. “platerspiel”; e quello ingl.”bladder pipe”.