Origini e diffusione
Lo strumento da cui deriva l’Organo è l’ “ Hydraulos” o organo idraulico, dotato di una tastiera con una estensione di 2 ottave ed alimentato ad aria compressa mediante pompe, funzionanti attraverso la pressione dell’acqua. Risalente al II sec. d. C., esso venne costruito ed impiegato in Egitto come strumento profano nelle feste popolari e nei circhi, fino a quando non fu rimpiazzato, dopo circa un millennio, da nuovi strumenti provvisti di mantice.
In Oriente, l’Organo continuò a mantenere il suo carattere profano, mentre in Occidente la Chiesa lo adottò nelle sue varie cerimonie, facendolo così diventare lo strumento liturgico per eccellenza.
Il grande impulso religioso manifestatosi nel periodo medioevale, che raggiunse il suo culmine con le Crociate, contribuì alla diffusione dell’Organo da chiesa; il quale, partendo da uno stadio alquanto primitivo, si evolse nei corso dei secoli fino ad assumere, nel 1200, gli stessi principi di funzionamento dell’Organo attuale.
Negli strumenti più antichi, privi di registri, ogni tasto era messo in corrispondenza a due o più canne che suonando insieme causavano alcuni problemi di carattere acustico.
L’introduzione dei registri, un ingegnoso sistema di tiranti e leve, permise agli organisti medioevali di superare questi inconvenienti e di decidere quali canne rendere attive per ottenere i vari timbri o registri che lo strumento metteva a disposizione.
Nel 1300 si cominciò ad usare la pedaliera, componente molto importante dell’Organo poichè consente di suonare la parte più grave di una composizione. Un secolo più tardi, la tastiera di questo strumento fu aumentata sino a comprendere 4 ottave d’estensione, e messa in grado di comandare organi di notevoli dimensioni, a volte costituiti da due o più corpi di canne.
Le grandi scuole organistiche europee, sorte durante il Rinascimento e di cui l’Italia fece parte con i centri musicali di Venezia, Roma, Napoli Bologna e il Lombardo-veneto, si rivelarono determinanti per il miglioramento dell’Organo che venne dotato di due o più tastiere e, con l’aggiunta di nuove canne, fu possibile aumentarne anche i registri. Nel periodo barocco, la grande scuola organistica tedesca impose un nuovo modo di pensare questo strumento; si cominciarono a costruire modelli sempre più perfezionati, organi di ridottissime dimensioni, per uso domestico, accessibili anche ai dilettanti.
Questa nuova tendenza suscitò un notevole interesse da parte degli organari (costruttori e restauratori d’organo) e degli organisti, che incentrarono il proprio repertorio su “pezzi di bravura” da far ascoltare ad un pubblico sempre più competente. Per queste occasioni, vennero allestiti nelle chiese organi di notevoli dimensioni, a tre, quattro e perfino cinque tastiere, con grandi consolle che raggruppavano tutti i comandi per la combinazione dei registri e per fare suonare contemporaneamente due o più manuali (tastiere).
A partire dalla metà del ‘700, l’arte organaria europea giunse al suo culmine, dopo aver asservito la splendida fioritura organistica, in gran parte tedesca, che si riassume nelle opere di Dietrich Buxteude, George Friedrich Häendel, ma soprattutto in quelle di Johann Sebastian Bach
Le nazioni dove l’opera dei maestri organari fu più attiva sono: i Paesi Bassi, la Francia, la Germania e, non ultima per importanza, l’Italia che ebbe un peso fondamentale nella successiva e prestigiosa scuola organaria ottocentesca, rappresentata in gran parte dalla famiglia Serassi di Bergamo.
L’Organo italiano di questo periodo, tuttora in uso, differisce dagli altri modelli per il suono più squillante nei registri acuti, pur mantenendo inalterata la qualità dei “ripieni” e la corposità dei suoni creati con la pedaliera.
Le innovazioni realizzate nel 1800 e nella prima parte del secolo scorso, furono le ultime apportate all’Organo meccanico che, pur crescendo nelle dimensioni, non è cambiato nei principi costruttivi.
Mentre in Italia il repertorio organistico profano attinse a piene mani dal teatro operistico, alla fine dell’800, negli altri Paesi europei, soprattutto in Francia e Inghilterra, si affermò un’attività concertistica più orientata al recupero dei grandi interpreti del passato.
La musica organistica contemporanea, dalla metà del ‘900 in poi, segue diverse tendenze, molto più legate alla personalità artistica dell’esecutore piuttosto che ad un repertorio specifico.
Il grande vantaggio di tutto questo, consiste nell’esprimere nuove idee musicali, con uno strumento che per tradizione è legato a repertori di altri tempi.
Struttura e Funzionamento

Le parti che costituiscono l’organo sono: la consolle, i somieri, le canne, il sistema di trasmissione dei comandi, la manticeria e, anche se meno importante, la cassa.
Sulla consolle vengono raggruppati tutti i dispositivi che l’organista deve azionare: le tastiere o manuali (il cui numero varia da due a cinque), i comandi per l’inserimento/esclusione dei registri, la pedaliera, per eseguire le parti date al basso, i vari congegni per far suonare insieme più tastiere e per combinare tra loro i vari registri.
I somieri, che si differenziano in “a tiro” o “a vento”, sono grandi casse dalle quali l’aria proveniente dai mantici, viene convogliata alle canne secondo i comandi della consolle attraverso il sistema di trasmissione. Su ogni somiere, generalmente vengono inserite più canne, che ricevono aria, o ne restano prive, da un particolare meccanismo.
Accanto ad esso ci sono delle valvole dette “ventilabri” azionate dalle tastiere.
Le canne, che costituiscono il corpo sonoro dell’organo, si dividono in due categorie: labiali (o “ad anima”) e ad ancia. Nelle prime il suono è prodotto “di taglio” per l’infrangersi del flusso d’aria contro il labbro superiore di un’ apposita fessura. Nelle seconde, invece, l’aria agisce su un’ancia (di legno o ricavata da una sottile lamina di metallo) che può essere lasciata libera di vibrare (canne ad ancia libera) oppure costretta a battere, ad ogni sua vibrazione, contro i bordi di un canaletto detto “gola” (canne ad ancia battente). Le canne, che in genere sono costruite in piombo, stagno (a volte legati tra loro), o in rame e più recentemente anche in zinco, possono essere di svariate forme: cilindrica, conica, a imbuto a camino o di sezione quadrata, se il materiale usato per la loro realizzazione è il legno (noce, abete, rovere e cipresso). L’altezza di un suono dipende dalla lunghezza della canna, mentre le dimensioni e la forma ne stabiliscono il timbro; quelle ad anima possono, inoltre, essere aperte o chiuse. Una canna, tappata alla sua estremità superiore, produce un suono più grave di un’ottava, rispetto ad una canna aperta di uguale lunghezza.
Il Sistema di trasmissione, che permette il collegamento tra i tasti e i ventilabri montati sui somieri, può essere di tipo meccanico (il più antico), pneumatico, elettro-pneumatico (entrambi funzionanti ad aria) ed elettromagnetico in cui tutti i movimenti sono comandati da elettromagneti.
La manticeria è quella parte dell’organo che provvede ad immagazzinare e mantenere l’aria ad una costante pressione; nel passato essa era costituita da mantici a libro, a cuneo o a lanterna, molto simili ma più grandi di quelli usati dai fabbri. Oggigiorno l’elettroventilazione avviene per mezzo di silenziosissimi compressori.
La cassa o “facciata” dello strumento svolge due funzioni: la prima è puramente decorativa, con le torri di canne disposte in modo ordinato dallo stile architettonico dell’ambiente che le ospita; la seconda è di carattere conservativo, e mira a proteggere le canne interne da agenti nocivi.
Essa si presenta generalmente così strutturata: a mezza altezza dal pavimento (organo di sbalzo); a nido di rondine, con le ”torri di canne” che occupano una posizione più alta rispetto al primo modello.
L’estensione complessiva dei grandi organi da concerto, è tra gli strumenti la più vasta in assoluto (9 ottave) e abbraccia tutta la gamma dei suoni musicali.
Tecnica
L’esecutore seduto su una panca, con le dita preme sui tasti dei manuali che hanno un’estensione di quattro ottave e sono disposti ”a terrazze” uno sull’altro. Nel contempo, tramite tiranti o bottoni egli provvede all’inserimento/disinserimento dei vari registri.
Queste operazioni, di per sé già difficoltose da compiere poiché richiedono una grande indipendenza delle mani, sono ulteriormente aggravate sia dall’utilizzo dei piedi, che realizzano la linea del basso con la pedaliera, sia dal numero delle parti (a volte persino 6) che un organista deve leggere ed eseguire contemporaneamente.
Curiosità
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Nell’857 d.C. l’Imperatore romano Costantino Copronimo inviò a Pipino (il Breve), Re dei franchi, un Organo che, collocato nella Chiesa di Compiègne, rappresenta la prima testimonianza circa l’utilizzo di questo strumento nella Liturgia cristiana.
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Nel Medioevo esistevano Due tipi di Organo: il Positivo (di notevoli dimensioni e privo di pedaliera) e il Portativo (con un numero di canne limitato), da tenere sulle ginocchia e suonato con la mano destra su una rudimentale tastiera. Il compito della mano sinistra era quello di azionare un piccolo mantice.
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La prima Intavolatura per Organo viene attribuita al bolognese Marcantonio Cavazzoni (1485-1570) e consiste in una raccolta di trascrizioni di mottetti e chansons, tratti dal repertorio vocale più una consistente raccolta di ricercari, scritti appositamente per questo strumento.
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L’Organo da concerto più grande del mondo, provvisto di 7 manuali, di oltre 500 registri, e 35000 canne, appartiene all’auditorium di Atlantic City negli Stati Uniti.
- Il costruttore di organi liturgici più rinomato è il francese Aristide Cavaillé-Coll (Montpellier 4 Febb.1811 - Parigi 13 Ott. 1899).