Origini e diffusione
La produzione del suono, dovuta alla vibrazione di un’ancia libera, era già nota in oriente sin dal III millenio a.C.
Lo“šeng”, antico organo a bocca cinese, basato su questo principio sonoro, può essere considerato il diretto antenato di tutta una serie di “organetti ad ancia” (provvisti però di mantice). Essi furono costruiti in Europa a partire dal 1760 e dai quali, dopo circa un secolo, derivò la fisarmonica.
L’Organo espressivo di Grenié, ideato verso il 1810, costituì lo spunto per la fabbricazione di strumenti nuovi, quali l’Hand-aeoline, la Physarmonika e il più moderno Akkordion, che il viennese Cyrillus Demian brevettò nel 1829.
Nel 1852, a Parigi, venne costruito uno strumento detto “harmoniflûte”, provvisto, per la mano destra, di una tastiera simile a quella del pianoforte. Abbandonata per qualche tempo, l’idea fu ripresa a Vienna verso il 1860 ed è tutt’ora applicata con successo.
Nel 1863, i fratelli Paolo e Settimio Soprani diedero inizio alla produzione italiana di un organetto, i cui tasti erano formati da asticelle di legno in varie lunghezze, ben presto sostituite da “tasti a bottone”, disposti sul fianco laterale dello strumento.
Dato l’esiguo numero di quest’ultimi, la tecnica esecutiva risultava alquanto limitata; il che comportò lo studio di nuove soluzioni che, verso il 1870 consentirono la fabbricazione di uno strumento in grado di eseguire agevolmente, e in modo completo, una melodia con accompagnamento armonizzato, simile alla Fisarmonica moderna.
Concepita come strumento per dilettanti, la Fisarmonica fu impiegata, sin dagli inizi nelle feste popolari e nel tempo del dopolavoro, contrapponendosi al pianoforte, simbolo dell’aristocrazia, della borghesia e della cultura musicale.
I primi tentativi di introdurre la Fisarmonica nelle forme di musica classica avvennero nella seconda metà dell’800, con Piotr Ilic Ciaikovski (nella suite per orchestra n.53) e quando i perfezionamenti applicati su di essa, suscitarono l’interesse degli stessi pianisti, i quali poterono trasferire la loro tecnica sulla tastiera del nuovo strumento.
Nel nuovo secolo, nacquero in tutto il mondo, scuole, associazioni e complessi di Fisarmonica, che diedero vita a competizioni di carattere nazionale ed internazionale.
In esse parteciparono i massimi virtuosi del momento che, in genere, si esibirono con repertori quasi tutti incentrati su “pezzi di bravura” per altri strumenti ora trascritti ”per Fisarmonica”.
A partire dal 1920, essa fu oggetto di attenzione anche da parte dei compositori moderni: Alban Berg la utilizzò nel Secondo atto del “Wozzeck” mentre Umberto Giordano, uno dei più significativi rappresentanti del teatro musicale verista, la introdusse nella sua celebre opera “Fedora”.
Oggi, le più importanti fabbriche di fisarmoniche danno la possibilità di applicare sui loro strumenti un’interfaccia “midi”, che offre all’esecutore una vastissima scelta di timbri, sia tradizionali, che strettamente sintetici. I generi musicali, dove la fisarmonica trova ampio utilizzo, variano da una nazione all’altra.
In Italia, Francia e Germania, dove si vantano le più solide tradizioni, e risiedono i più rinomati costruttori di fisarmoniche, questo strumento viene soprattutto impiegato nelle orchestre da ballo.
Il suo insegnamento, introdotto nei programmi didattici di scuole private, conservatori statali e recentemente in quello di alcune università, riesce sempre più spesso a coinvolgere le nuove avanguardie musicali, in particolar modo quelle del Nord Europa e degli Stati Uniti.
Struttura

La Fisarmonica è composta di un mantice che, azionato dalle braccia dell’esecutore, produce una pressione dell’aria per mezzo della quale vengono messe in vibrazione una serie di ance “libere”, (lamine di ottone o in acciaio) di forma rettangolare, fissate con un perno su una piastra di supporto. Per ogni nota corrispondono due ance: quella interna che vibra all’apertura del mantice e quella esterna che vibra alla sua chiusura.
Gli altri componenti della Fisarmonica sono: la tastiera destra, quella sinistra e i pulsanti dei registri.
Della prima ne esistono due modelli: quello a “97 bottoni” disposti in 5 file, di cui 3 di note reali e 2 per le note ripetute; e il modello “tastiera di pianoforte”, con un numero massimo di 44 tasti, che può superare un’estensione di 4 ottave.
La tastiera sinistra, detta anche “dei bassi” è costituita da 6 file di ”bottoni” e serve sostanzialmente per sviluppare l’accompagnamento alla melodia. Le prime due file danno le note singole, mentre le altre 4 producono accordi precostituiti.
I pulsanti dei registri, hanno la funzione di aprire o chiudere le valvole corrispondenti alle ance messe in vibrazione dalla pressione dell’aria prodotta dal mantice. Il loro funzionamento determina i diversi “giochi di ance” necessari, attraverso varie combinazioni, a riprodurre un ragguardevole numero di timbri. La stessa cosa succede per le canne d’organo, quando alcune di esse vengono “combinate” per la creazione di registri particolari.
Esiste infine una Fisarmonica “da concerto” che rappresenta il livello massimo dell’evoluzione tecnica di questo strumento. Costruito esclusivamente dalla ditta “Victoria” di Castelfidardo in provincia di Ancona, questo modello presenta due tastiere: quella destra, più ampia, che permette una maggiore estensione, dietro la quale è sistemata una tastiera più piccola detta anche “tastiera di richiamo” per l’esecuzione delle note più gravi.
Tecnica
L’esecutore sostiene la Fisarmonica con le spalle, per mezzo di due cighie “a bretella”, che gli permettono di trovarsi lo strumento appoggiato sul torace. Le braccia, completamente libere dal suo peso, (che può arrivare ad una dozzina di kg.) provvedono alla difficile tecnica dell’apertura/chiusura del mantice. Dalla sua articolazione, che può essere paragonata al “tocco” del pianista o alla “cavata” degli archi, dipende l’intensità, l’espressione, la durata e i modi di attacco del suono. Le dita, infine, sono sottoposte - a seconda del tipo di tastiera - ad una differente ma veloce articolazione, fatta di scivolamenti, accavallamenti e difficilissimi passaggi tecnici, frutto di estenuanti esercitazioni, che richiedono anni di studio.
La musica per Fisarmonica è scritta in modo simile a quella per pianoforte, cioè su due righi musicali: quello superiore in chiave di violino, destinato alla mano destra, e quello inferiore in chiave di basso, per l’armonizzazione, effettuata con la mano sinistra.
Curiosità
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Le cittadine di Castelfidardo (AN) e Stradella (PV) sono tra i maggiori Centri di produzione di Fisarmoniche del mondo. L’esportazione italiana di questo strumento, che è pari al 90% della produzione nazionale, supera il mezzo milione di unità. Il mercato più importante è il Nord America che da solo assorbe circa il 50% della produzione mondiale.
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Uno dei registri più caratteristici della Fisarmonica è la musette, ottenuto dall’accoppiamento di due ance non perfettamente accordate all’unisono, che conferisce allo strumento un timbro particolarmente brillante, impiegato soprattutto nella musica folcloristica francese.