Origini e diffusione
L’origine dell’aggettivo “inglese” è alquanto dubbia ed alcuni studiosi la fanno risalire ad “anglé”, cioè angolato. Pare, infatti, che il Corno inglese fosse conosciuto in Francia già nella seconda metà del 1600, come uno strumento a doppia ancia, collocata su un cannello di metallo leggermente angolato, e che si chiamasse: “quinte de hautbois o taille de hautbois”.
Secondo un’altra ipotesi, questo strumento deriverebbe dal Corno da caccia francese, con un canneggio semicircolare, fabbricato in legno.
Derivato dalla bombarda rinascimentale, il Corno inglese appartiene alla famiglia dell’oboe anzi, per gli stessi principi con i quali genera il suono, esso viene considerato un oboe contralto.
Il suo primo impiego in orchestra si deve a Christoph Willibald Gluck che, nel 1767 lo inserì nella sua opera “Alceste” e la sua completa valorizzazione, a Gioachino Rossini nel “Guglielmo Tell” del 1829, quando il Corno inglese stava per assumere la sua forma definitiva, grazie a Henry Brod.
Durante il 1800, i compositori “romantici” sfruttarono il suo timbro “pastorale” (abbastanza simile a quello della cornamusa) per le melodie di carattere agreste; mentre quelli che operarono agli inizi del 1900 e i musicisti contemporanei, hanno preferito utilizzarlo negli impasti sonori come registro medio tra i legni.
Struttura e tecnica
Il Corno inglese è uno strumento ad ancia doppia, tagliato in Fa, e la sua estensione, in termini di suoni reali, va dal Mi2 al Sib4. Costituito da un canneggio diritto, esso possiede una campana o padiglione di forma ovoidale.
A causa delle sue dimensioni, lo strumento viene sorretto dal collo dell’esecutore, tramite un cinturino di lunghezza variabile. La tecnica respiratoria e quella dell’articolazione delle dita, sono del tutto simile alla tecnica dell’oboe.
Curiosità
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In origine, il Corno inglese era impiegato prevalentemente nella musica militare.
- Attualmente in Orchestra, esso viene solitamente affiancato da due oboi.