Origini e diffusione
Nato nel XVI secolo, il Fagotto deve la sua origine all’esigenza di rendere più agevole l’esecuzione delle parti musicali affidate alla bombarda bassa: uno strumento a doppia ancia, simile all’oboe ma tecnicamente più limitato. Fino al 1800, si riteneva che il fagotto derivasse dal phagotum, costruito verso il 1520 da Afranio Teseo dei Conti degli Albonesi, nonostante questo strumento presentasse delle sostanziali differenze nei confronti del primo.
Il Fagotto nacque tuttavia nell’Italia di quel tempo con il nome di “dolciana”, grazie al timbro più morbido rispetto a quello delle antecedenti bombarde. La sua diffusione come strumento autonomo, coincise con il rapido declino della pratica corale che si verificò alla fine del 1600; prima di questo periodo, un modello di Fagotto denominato “corista”, aveva il compito di rafforzare le voci più gravi del coro.
Il “Curtall”, uno strumento inglese simile al Fagotto, ma più antico, era costituito da due tubi di lunghezza e diametro diversi; su quello più grande, in genere, veniva montato un particolare padiglione capace di aumentare l’intensità del suono. Non è possibile sapere con esattezza quando il termine “Fagotto” sostituì definitivamente quello di “dolciana”, poichè le due definizioni convissero a lungo sui frontespizi delle parti assegnate a questi strumenti; viceversa è certa l’apparizione del termine “bassoon” in un dizionario inglese del 1707.
Nel primo ‘700, si cominciò ad usare il Fagotto come strumento solista, e ad inserirlo stabilmente in orchestra. I più grandi compositori del tempo, in particolar modo A. Vivaldi e J.S. Bach, ne fecero ampio utilizzo per la loro musica cameristica, imponendogli passaggi tecnici di rilevante agilità.
A seguito di importanti innovazioni, che perfezionarono la struttura dello strumento e migliorarono sia il timbro che la sua intonazione, due, tre, a volte persino quattro Fagotti, svolsero in orchestra, dai primi dell’1800, l’importante compito di amalgamare le combinazioni timbriche della loro sezione (i legni) con quelle degli archi e degli ottoni.
Per quanto riguarda la musica cameristica e concertistica, il fagotto, a partire dal periodo classico, fino ai giorni nostri, viene generalmente impiegato, grazie alla sua versatilità, in un quintetto di “strumenti a fiato” nel quale sono altresi compresi: oboe, flauto, clarinetto e corno.
Struttura e tecnica
Il Fagotto è il basso dell’oboe.
Costruito in legno di acero o palissandro, con imboccatura a doppia ancia, lo strumento è diviso in 5 pezzi: piccolo tubo (o aletta) che ospita nella sua sommità il cannello dove viene infissa l’ancia; lo stivale (o sacco) comprendente il gomito a U, sul quale si inserisce il pezzo lungo; ed infine la parte terminale denominata padiglione. La lunghezza complessiva del fagotto, raggiunge i 2,60 metri.
Attualmente i modelli più usati sono due: quello basato sul sistema francese “Buffet” e quello appartenente al sistema Heckel. Il primo, rimasto inalterato nella struttura e nella meccanica fin dai primi del ‘900, lo troviamo prevalentemente diffuso nei paesi europei di lingua latina; il secondo, viceversa, nel corso del XX secolo subì parecchie modifiche, ed è largamente preferito dai musicisti dei paesi anglosassoni e da quelli dell’est europeo.
La musica per Fagotto, che si estende dal Sib0 al Mi4, viene scritta nelle chiavi di basso e di tenore quando si riferisce ai registri più acuti.
L’esecutore regge lo strumento davanti a sé, facendogli assumere una posizione obliqua da sinistra (in alto) verso destra (in basso). In questo modo, con le dita della mano sinistra, è possibile operare sui fori e sulle chiavi superiori, mentre le dita della destra, si occupano delle chiavi inferiori appartenenti allo “stivale”.
Nell’attuale Fagotto ”sistema Heckel” (il più diffuso), i fori sono 5 e il numero delle chiavi presenti, va da 21 a 24. Lo strumento infine, viene sorretto tramite una tracolla, che permette alle mani una completa libertà d’azione.
Curiosità
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Alla famiglia del Fagotto, appartiene il Controfagotto che raggiunge complessivamente i 5 metri di lunghezza. La sua estensione, che è tra le più gravi dell’orchestra, si trova un’ottava sotto quella del normale fagotto.
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Nel 1600, durante le prime rappresentazioni del teatro musicale, al Fagotto venivano già affidate parti individuali, come avvenne nelle opere “Il Pomo d’oro” di Antonio Cesti (1667) e la “Pomone” di Robert Cambert (1671), riconosciuta dai contemporanei, come la prima opera scritta da un compositore francese.