corno francese

Origini e diffusione

Il Corno è uno strumento di origini antichissime. Generalmente ricavato dalle corna dei bovini, lo troviamo costruito anche con metalli preziosi dagli egizi e dai sumeri; in bronzo o in rame presso la civiltà etrusca, con il nome di lituo, e tra i romani che, a seconda della forma, lo chiamarono tuba o buccina.

Altri popoli del passato fecero largo uso di questo strumento; lo Sciofar, ad esempio, nella cultura ebraica fu il Corno d’ariete sacrificato da Abramo.

Il termine si è successivamente evoluto in sofar, ed è tutt’ora presente nella liturgia religiosa del popolo ebraico.

Nell’Europa centro-settentrionale, durante l’alto medioevo, si cominciarono a privilegiare i Corni costruiti in metallo rispetto a quelli derivati dalle corna dei ruminanti, oppure fatti di avorio.

Questi ultimi però non scomparvero del tutto: lo testimonia il famoso Corno di Rolando, ricavato da zanne di elefante (olifante) risalente al 778 d.C. e conservato a Praga nella Cattedrale di S. Guido.

Il Corno, fino alla metà del 1600, era prevalentemente destinato a segnalazioni di carattere militare o impiegato nelle battute di caccia forzata, cioè effettuata correndo.

Una staffa, permetteva al milite o al battitore di impugnare agevolmente lo strumento che, a quei tempi, si presentava con il padiglione rivolto in avanti per facilitare la corsa o la marcia.

La lenta e travagliata trasformazione del Corno in strumento d’orchestra, iniziò in Francia per merito di Jean-Baptiste Lully, coreografo- musicista- ballerino di origine italiana, che operò a Versaille durante la reggenza di Luigi XIV.

In questo nuovo ruolo, il suo limite più evidente fu quello di non poter eseguire suoni diversi dai suoi armonici naturali; in altre parole, con lo stesso strumento non era possibile cambiare tonalità.

Dopo alcuni tentativi di fornirlo di una coulisse come quella del trombone, o di dotarlo di ritorte che allungavano o accorciavano la lunghezza del canneggio, nel 1818 fu ideato un sistema di “valvole girevoli” che permisero al corno di realizzare l’intera scala cromatica.

Grazie a queste innovazioni brevettate dai tedeschi Blühmel e Stölzel, e alla definitiva adozione dei pistoni o cilindri ideati nel 1839 dal francese Périnet, questo strumento, in virtù della sua particolare sonorità, venne denominato "Corno francese" e si rese da allora un indispensabile collegamento tra i legni e gli ottoni dell’orchestra sinfonica.

Struttura

Il Corno è generalmente composto da 4 parti: fusto, padiglione, macchina, e bocchino.

Il fusto, costituito da un tubo in ottone di sezione conica, possiede una lunghezza di circa 3,80 m. ed è avvolto parzialmente a forma di spirale, mentre la parte terminale, chiamata campana o padiglione, ha una forma ampiamente svasata, che lo strumento cominciò ad assumere verso la fine del XVI secolo.

Un meccanismo di valvole a cilindri (o più raramente a pistoni) di nome ”macchina”, permette attraverso il suo funzionamento, di aumentare o diminuire la lunghezza del canneggio e di conseguenza anche quella della colonna d’aria, la quale incide direttamente sulla variazione d’altezza dei suoni prodotti.

Nel Corno moderno, le valvole sono 4 che, guidate da perni, scorrono in modo rettilineo sotto la spinta del dito; una apposita molla, fa poi ritornare la valvola nella posizione iniziale, appena il dito smette di premere.

Delle quattro valvole menzionate, 3 servono a dare allo strumento la possibilità di produrre i 12 suoni cromatici, la quarta invece convoglia l’aria in una sezione “extra” del tubo, per aumentare la sua estensione ai suoni più gravi. Il corno è uno strumento traspositore, ed è usato soprattutto nei modelli in Fa e Sib.

Un tipo di Corno detto “doppio”, che è il più diffuso, è in grado di suonare in ambedue le tonalità e possiede un’estensione di circa 3 ottave e mezzo: Sib0 - Fa4.

Attualmente, di norma, vengono usati due tipi di Corno doppio: in Fa e in Sib; la musica per questi strumenti si scrive in chiave di violino, una quinta sopra il suono reale, e per i registri gravi, in chiave di basso, una quarta sotto il suddetto suono.

Tecnica

Oltre alla tecnica respiratoria, realizzata attraverso l’uso del diaframma, e quella dell’articolazione delle 3 dita sui relativi tasti (che sono a spatola o a bottoni) esiste anche la tecnica del ”pugno chiuso” dentro il padiglione, per la realizzazione dei “suoni d’eco o chiusi”.

Per i “fortissimi” viene adottata l’indicazione “padiglione in alto” che prescrive all’esecutore di sollevare il padiglione al di sopra della posizione normale.

 

Curiosità

  1. In Finlandia, Russia e Danimarca, sono stati trovati tubi sonori ricavati da zanne di mammut. Questi reperti, non dimostrano che provengono dal periodo in cui vissero questi animali preistorici. E’ probabile che essi siano stati costruiti dagli abitanti di queste terre in epoche posteriori, cioè quando per primi, essi scoprirono i grandi giacimenti di resti di mammut, che noi conosciamo perché perfettamente conservati dai ghiacci

  2. Nel Teatro d’opera, il Corno venne usato per la prima volta in “Erminia sul Giordano”, un melodramma musicato da Michelangelo Rossi, e rappresentato a Roma nel 1633.