Origini e diffusione
La prima pubblicazione che parla del Violino in modo circostanziato, risale al 1556 e fu stampata a Parigi. Esso viene descritto “strumento “da braccia” privo di “tastatura”, cioè senza la tastiera divisa in capotasti e con 4 corde “accordate” per suonare, se lasciate libere, le note Sol, Re, La, Mi, ( accordate per quinte).
Di origini popolari, il Violino “da braccia” venne largamente impiegato nella musica per danza, durante feste campestri e, nonostante fosse uno strumento di grandi capacità espressive, per quasi un secolo continuò ad avere esclusivamente funzioni marginali, di accompagnamento, sia nella musica da concerto, sia in quella operistica.
Dal 1640 in poi, il Violino acquisirà sempre più carattere autonomo e nel corso del XVIII secolo, grazie alle prestigiose scuole italiane, in particolare quella piemontese, toscana e veneta, questo strumento ebbe una larghissima diffusione in tutta Europa.
Grandi interpreti come Arcangelo Corelli, Giuseppe Tartini, Antonio Vivaldi, G. Battista Viotti e soprattutto nel nome di Niccolò Paganini, il virtuosismo tecnico-espressivo legato al Violino, raggiunse livelli tali da sconfinare nella leggenda.
Struttura
Il Violino è formato da 83 pezzi tutti in legno, tranne le 4 corde e il reggicordiera che è di budello o di acciaio.
Le parti principali sono 3: il manico, il corpo o cassa e l’armatura.
Anche i tipi di legno sono 3: abete per il corpo; acero - più duro - per il manico, fondo e fasce; ebano per tastiera, piroli, cordiera, bottone e mentoniera.
Gli intagli a forma di ƒ, operati sui due lati della tavola, servono per mettere in contatto le vibrazioni dell’aria con l’ambiente esterno.
La cassa infine, viene verniciata con una speciale resina disciolta in olio o più recentemente diluita anche alcool e colori vegetali.
L’archetto, anch’esso composto da 3 pezzi principali: bacchetta, crine e naso o ponte, in origine era di forma convessa, molto simile ad un arco da caccia che, a partire dal periodo barocco, gradualmente assunse una forma diritta per poi, acquisire, verso il 1730, la forma concava odierna, allo scopo di rendere il suono più morbido e ampio.
Anche se generalmente l’archetto viene fatto scorrere sulle corde con moto alternato avanti e indietro, esistono numerose maniere di usarlo e tutte in funzione di particolari effetti.
Esso infatti può essere fatto scivolare, rimbalzare o saltellare a secondo delle esigenze musicali che l’esecutore di solito trova annotate sullo spartito e che è tenuto a rispettare per una corretta dinamica del fraseggio.
Riguardo al materiale con il quale viene costruita la bacchetta, a partire dalla seconda metà del ‘700 si iniziò ad usare il fernambucco, un legno che conferisce durezza e nello stesso tempo una notevole leggerezza.
I crini di natura equina, usati per lo sfregamento delle corde, messi e tenuti in tensione da un meccanismo regolatore, hanno una lunghezza di 65 cm. e nel loro insieme - oltre 200 - formano una lastra piatta sulla quale, per poter suonare, prima di ogni esecuzione deve essere applicata una speciale resina.

Tecnica
Lo strumento viene retto dalla spalla sinistra e il mento, appoggiato sulla mentoniera - introdotta verso il 1820 - lo tiene fermo. Mentre la mano destra manovra l’archetto, quella sinistra è libera di “tastare” le quattro corde, assume cioè il compito di ridurre la loro lunghezza sulla tastiera per ottenere note diverse.
Generalmente un dito, quando preme una corda, lo si lascia leggermente oscillare con rapidi movimenti del polso, per far conferire al suono un effetto di “vibrato”.
Curiosità
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Alcuni Violini posseggono un grande valore, che è determinato dal maestro liutaio che li ha costruiti. Importante è anche la data di fabbricazione.Esistono degli “Stradivari” o dei “Guarneri del Gesù” - Violini costruiti dai grandi liutai cremonesi della prima metà del ‘700 - valutati oltre dieci milioni di euro.
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Il Violino che appartenne a Nicolò Paganini - un Guarneri del Gesù - è custodito al museo di Genova ed è soprannominato “Cannone” a causa della sua prorompente sonorità.
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I maestri di ballo del 1600-1700, quando venivano ingaggiati in occasione di intrattenimenti e feste, utilizzavano per comodità dei Violini detti “pochette” con manico normale, ma con la cassa alquanto ridotta.