Telharmonium o Dynamophone
Ideato dallo statunitense Thaddeus Cahill nel 1906, il Telharmonium può essere considerato il primo strumento elettronico. I suoi principi di funzionamento derivano da un gruppo di generatori di corrente alternata (dinamo) a diverse frequenze.
Il progetto primario era quello di produrre musica da trasmettere via cavo; sfortunatamente però il progresso in questo ambito scientifico, a causa della sua arretratezza, non permise l’attuazione di quest’idea che fu subito abbandonata.
Thereminovox o Etherofone
Questo strumento, progettato e costruito dallo scienziato russo Lev Teremin nel 1920, è costituito da 2 oscillatori, uno a frequenza fissa e l’altro a frequenza variabile che producono ultrasuoni.
La differenza tra le 2 frequenze, rappresenta il segnale audio che è fatto solo di suoni continui.
Il passaggio da un suono all’altro, in origine, poteva avvenire esclusivamente tramite ”glissandi” e la sua estensione sonora non superava le 4 ottave.
Il Thereminovox veniva suonato avvicinando le mani a due antenne che controllavano sia la frequenza che il volume dei suoni emessi.
Verso la metà degli anni ’20, a questo strumento furono apportate delle sostanziali modifiche dai fisici Zitzmznn e Zirini, che lo munirono di una tastiera per la selezione delle frequenze, di un pedale per il controllo del volume e di un interruttore per l’articolazione dei suoni.
Nel 1930 nella cittadina di Darmstad venne costruito un organo elettronico a 5 tastiere monofoniche e indipendenti, che fu chiamato Partiturophone. In grado di emettere fino a 5 suoni contemporaneamente, esso rappresenta il primo strumento polifonico alimentato da corrente elettrica.
Dopo qualche mese, sempre in Germania, la Telefunken mise a punto un altro strumento; il Trautonium, con uguali caratteristiche e che non fu mai commercializzato, per l’eccessivo costo e la poca praticità di utilizzo. Ciò nonostante, la sua progettazione servirà più tardi a realizzare i successivi strumenti, fondati sui generatori elettromagnetici, più flessibili e di gran lunga meno costosi.
Verso la metà degli anni ’30 e fino alla fine della seconda guerra mondiale, un rilevante numero di strumenti elettronici furono ideati e costruiti per cercare di imitare sempre più fedelmente i timbri degli strumenti d’orchestra. E’ questo anche il periodo nel quale vennero applicati per la prima volta microfoni elettromagnetici (pick-up) alla chitarra e al basso elettrico.
Negli Stati Uniti un ragguardevole successo lo ebbero i grandi organi elettronici, mentre in Europa si affermarono più agevolmente strumenti di dimensioni molto più ridotte. Tra questi giova ricordare la Clavioline che, nonostante fosse monofonica, venne particolarmente apprezzata nella musica leggera poiché riproduceva quasi alla perfezione i timbri di alcuni strumenti tradizionali.
Nel 1944 si cominciarono a costruire apparecchiature elettroniche con un sistema di controllo e sincronizzazione a nastro di carta scorrevole che, pur non avendo avuto applicazioni strettamente musicali, furono determinanti alla successiva realizzazione di strumenti a schede perforate per la codificazione di grandezze elettriche rapportate ai parametri del suono.
Dieci anni più tardi, la RCA presentò al Columbia Princeton Electronic Music Center, un apparecchio controllato da un nastro perforato, capace di programmare un considerevole numero di eventi sonori; si tratta del MARK I, seguito quasi subito dal MARK II, entrambi impostati sulla scala temperata e dai quali iniziò l’era degli attuali sintetizzatori.