Origini diffusione struttura e funzionamento
Verso la metà degli anni ’60, apparve sul mercato musicale americano un nuovo strumento elettronico denominato ”Synthesizer” (Sintetizzatore) che, in breve tempo, condizionò in modo profondo tutti i settori della musica pop, rock, fusion e jazz.
Il Sintetizzatore è costituito da un insieme di circuiti, finalizzati alla generazione e alla modifica dei suoni sintetici, attraverso i cambiamenti di tensione elettrica.
All’interno di esso, sono racchiusi numerosi moduli i quali, grazie alla loro azione combinata, possono creare sonorità molto particolari e di grande suggestione.
Il primo Sintetizzatore fu inventato nel 1964 da Robert Artur Moog, un ingegnere statunitense che, nella fase di realizzazione di questo strumento, si avvalse della collaborazione di compositori contemporanei, come Herbert A. Deutsch e Wendy Carlos.
Ai primi esemplari di Sintetizzatori, accolti con grande favore dalla stragrande maggioranza dei musicisti, ne seguirono altri, molto più sofisticati, provvisti di tastiera, con i tasti funzionanti da interruttori, per un immediato controllo dei circuiti elettronici.
Le parti principali del Sintetizzatore sono: il modulatore di ampiezza, l’oscillatore (un dispositivo in grado di convertire la potenza della corrente continua dell’alimentatore, in potenza alternata del segnale), il generatore d’inviluppo e i vari filtri d’onda.
Attualmente questi strumenti si dividono in ”analogici ” (i primi esemplari) e in ”digitali”, nei quali, la nascita e la trasformazione dei suoni, dipende ed è regolata da un vero e proprio processore informatico che utilizza il sistema binario. Esistono altresì alcuni esemplari forniti di entrambe le modalità.
L’utilizzo del Sintetizzatore abbraccia oggi ogni tipo di musica, da quella per films o pubblicitaria, alla musica ”disco” e ”rap”, ivi compresa la musica dal vivo, dove questo strumento si è reso indispensabile grazie al vastissimo numero di suoni racchiusi al suo interno, in un’apposita banca dati.