organo Hammond

Origini e diffusione

Agli inizi degli anni ’30 (1932), Laurens Hammond, un orologiaio di Chicago, appassionato di congegni meccanici e di problemi elettrotecnici, costruì un generatore sonoro di onde sinusoidali. L’apparecchio era formato da una serie di dischi metallici rotanti che, con il loro moto trasmesso da una serie di ingranaggi, generavano delle alterazioni magnetiche trasdotte, a loro volta, in onde sonore da appositi rilevatori.

Nacque così il primo organo elettrico che Hammond presentò nel 1935 alla Esposizione delle Arti Industriali di Chicago con il nome di ” MODEL A”.

Nonostante il prezzo fosse altissimo (paragonabile al salario annuale di un impiegato medio) l’interesse per questo strumento musicale fu enorme, al punto che, alcuni costruttori di organi tradizionali a canne, presentarono un esposto alle autorità competenti nel quale veniva considerato illegittimo l’apellativo di ”Organo” per uno strumento che avrebbe dovuto, sulla base dei suoi principi costruttivi, chiamarsi ”elettrofono”.

La battaglia legale, seguita anche dalla stampa, terminò in favore di Hammond solo dopo una prova tecnica avvenuta all’Università di Chicago in presenza di studenti, esperti in materia e giornalisti.

Alla fine degli anni ’40, grazie ad un fiorente mercato sostenuto principalmente dalle Chiese Metodiste e Protestanti, l’azienda di Hammond diventò una solida realtà, con circa un migliaio di dipendenti. Qualche anno dopo, attraverso la produzione di Organi più piccoli, meno costosi, tipo spinetta e contrassegnati dalla ”serie M”, le vendite si allargarono anche ai privati cittadini, che contribuirono ad un’ulteriore affermazione di questo modello di organo.

Il vero successo per l’Organo Hammond avvenne tuttavia intorno a metà anni ’50, in concomitanza con il dilagare della musica rock e rock-jazz. Nel 1956 infatti, Laurens presentò al mondo musicale americano un nuovo modello d’organo, denominato ”B3”, che Jimmy Smith, il più grande organista ”laico” di quegli anni, volle adottare per le sue esibizioni di musica jazz e rhythm&blues.

Da quel momento in poi, per circa un ventennio, fino alla morte del suo fondatore avvenuta nel 1973, la Hammond Corporation produsse a ritmo serrato una considerevole serie di modelli che imprimeranno negli anni a venire, un marchio indelebile ed esclusivo ai più disparati generi di musica leggera, soprattutto a quella hard-rock.

E perfino quando la stessa Hammond tentò di sostituire i modelli più rappresentativi (B3, C3, A100, RT3), con alcuni esemplari di concezione più moderna (X66, X77, Concorde), i musicisti in genere si dimostrarono piuttosto insensibili a questo tipo di iniziative, preferendo i modelli tradizionali.

Oltre al leggendario afro-americano Jimmy Smith, i rappresentanti più significativi, che espressero negli anni ’70 - ’80 una musica quasi esclusivamente incentrata sulle sonorità di questo strumento, sono di area inglese come John Lord (Deep Purple); Steve Windwood (Spencer Davis group, Soft Machine); Keit Emerson, da sempre a capo di un suo trio (Emerson, Lake & Palmer); Lou Bennet e Brian Auger, ritenuto il più ”purista” esecutore e compositore di musica pensata esclusivamente per l’Organo Hammond.

Dopo la morte del suo fondatore, nonostante la continua richiesta di questi modelli di Organo, per la casa madre di Chicago giunsero momenti alquanto difficili; la comparsa sul mercato di apparecchiature elettroniche come i sintetizzatori, campionatori ecc. indirizzarono le nuove leve di musicisti verso altri orizzonti stilistici, preferendo questi strumenti, meno costosi, più leggeri e maneggevoli, con un’infinità di timbri, e capaci di imitare quasi perfettamente l’inconfondibile suono”Hammond”.

Rilevata alla fine degli anni ’80 da una società australiana, la Hammond Corporation attualmente appartiene alla Suzuki, (azienda diversa da quella dei motori). Il rinnovato interesse per l’organo Hammond, verificatosi in quest’ ultimo decennio, ha indotto la società produttrice a mettere in commercio una nuova linea di organi a tecnologia digitale, tra i quali una riedizione del mitico B3, esteticamente uguale al modello originale.

Struttura e funzionamento

A seconda dei modelli, l’organo Hammond si presenta in varie forme. Tuttavia in ogni esemplare, l’area dove opera l’esecutore, assomiglia molto alla consolle di un organo a canne.

Lo strumento possiede due tastiere, una pedaliera (su richiesta) un pedale d’espressione, un amplificatore ed un altoparlante solitamente incastonati in un mobile di legno.

Tramite un motore di 10 Watt, 91 generatori formati da dischi muniti di punte sporgenti, ruotano su un asse comune installato davanti ad un elettromagnete. Ogni qualvolta i dischi passano con le loro punte davanti al magnete, essi generano una corrente d’induzione alternata.
Quest’ultima, prodotta con frequenze uguali a quelle della scala temperata, dà origine ai suoni primari dai quali si sviluppano gli armonici che definiscono il timbro.

All’estremità delle tastiere, che hanno un’estensione di circa 5 ottave, vi è posto un regolatore dal quale è possibile ottenere una ricchissima gamma di sfumature timbriche; inoltre, una serie di tiranti, collocati sulla la tastiera superiore, permettono la scelta di altri timbri, con un funzionamento molto simile a quello dell’organo a canne.

Oltre a queste caratteristiche, l’Organo Hammond possiede effetti di tremolo e di vibrato che rendono il suo suono immediatamente riconoscibile.