Compositore, Pianista e Didatta.
In possesso di una impeccabile e raffinata tecnica pianistica, Skrjabin eccelse nell' attività concertistica ma, tuttavia, non ebbe altrettanto successo come compositore, in quanto troppo sganciato dal linguaggio musicale corrente al suo tempo.
Solo nella corposa produzione pianistica, il maestro russo accettò di conservare alcuni rapporti stilistici con la tradizione classica e romantica.
(Scriabin, Skriabin, Scryabin, Scriabine)
Proveniente da una famiglia aristocratica, Aleksandr Nikolaevič Skrjabin nacque a Mosca il giorno di Natale 1871, da Nicolaj, diplomatico ed eminente studioso di lingue orientali, e da Lubov Petrovna Stochtinina, eccellente pianista, che morì di tubercolosi ad Arco, paese nei pressi del Lago di Garda, dove era venuta inutilmente a farsi curare, quando il piccolo Aleksandr aveva solamente un anno.
Avviato alla carriera militare dal padre, che nel frattempo si era stabilito in Turchia come Console (1881), il ragazzo sviluppò le sue spiccate doti musicali quando era ancora cadetto, grazie agli insegnamenti di Georgii Conus e, poi, di Nicolaj Sverev, uno dei più ambiti insegnanti di pianoforte moscoviti, il quale pretendeva dai suoi allievi uno studio estremo del “tocco” pianistico, ritenendolo indispensabile per la creazione di particolari atmosfere sonore.
Nel 1888, Skrjabin lasciò l'accademia militare e si iscrisse al Conservatorio di Mosca per dedicarsi interamente alla musica; in questo Istituto proseguì gli studi pianistici sotto la guida di Vasiilij Il'ič Safonov e quelli di armonia e composizione con Anton Arenskij e Sergej Taneev.
Diplomatosi a pieni voti, nel 1892 Skrjabin iniziò la carriera di concertista grazie all'appoggio dell'editore-impresario Mitrofan Petrovic Belajev, il quale gli organizzò numerose tournées sia in patria che all'estero: in Germania, a Parigi, a Bruxelles e ad Amsterdam, ottenendo l'unanime ammirazione del pubblico e della critica.
Quando, ormai, Skrjabin stava imponendosi come affermato pianista, un massacrante metodo di studio gli compromise gravemente l'articolazione della mano destra che, fortunatamente, riuscì a guarire durante un soggiorno in case di cura nel Caucaso e sul Mar Nero. Il fatto, anche se determinò una temporanea inattività concertistica, non condizionò quella compositiva; in questo periodo risalgono, infatti, i primi lavori orchestrali: il Concerto in fa diesis min. per pf. op. 20 (1896) e il Poema sinfonico in re min. (1896 – 97).
Superata l'infermità, nel 1897 Skrjabin riprese un giro di concerti in Germania, Svizzera, Francia e Italia, accompagnato da Vera Ivanovna Issakovič, una valente pianista, che aveva sposato qualche mese prima e dalla quale ebbe quattro figli, nonostante l'unione fosse durata solamente otto anni. Rientrato in patria, le nuove esigenze economiche familiari lo indussero ad accettare la cattedra di pf. offertagli dal suo ex-insegnante Safonov, divenuto, nel frattempo, direttore del Conservatorio moscovita.
Nel 1903, dopo quasi un quinquennio di attività didattica, Skrjabin lasciò l'insegnamento per dedicarsi esclusivamente al concertismo e alla composizione; nonostante la sua prima e seconda sinfonia fossero già state eseguite, con alterna fortuna, a S. Pietroburgo (1900-1902), dove Rimskij-Korsakov dirigeva la Società dei Concerti russi.
Incurante delle opposizioni di una parte della critica, Skrjabin continuò a comporre con grande impegno. Ciò fece di questo periodo il più importante per la sua maturazione artistica, in continua evoluzione, e sempre più lontana dai modelli romantici (sonate, preludi, notturni, studi, fantasie ecc.) che, fino ad allora, avevano dominato nel repertorio pianistico di questo compositore.
Oltre al Conservatorio, agli inizi del 1904, Skrjabin lasciò anche la Russia, concedendosi un lungo soggiorno iniziato a Beatenberg, nei pressi del lago svizzero di Thun e terminato a Bogliasco, sulla Riviera Ligure. In questo notevole lasso di tempo, vissuto fuori dai confini della Russia, presero vita la Terza Sinfonia op. 43, detta anche Poema divino, eseguita per la prima volta a Parigi (magg. 1905) sotto la direzione di Arthur Nikisch, e il Poema dell'estasi, iniziato nel 1905 e terminato nel 1908. Intanto a Skrjabin giunse l'invito di recarsi negli Stati Uniti (1906-07) per una grande tournée concertistica, organizzata da Modest Altschuler, un suo compagno di studi trasferitosi a New York, fondatore e direttore della Russian Symphony Orchestra. Rientrato in Europa, dopo la felice esperienza americana coronata da lusinghieri successi, Skrjabin soggiornò a Bruxelles. Qui conobbe e sposò in seconde nozze Tatjana Fëdorovna von Schloeze. Da questa nuova unione nacque un figlio, Julian, che morì all'età di undici anni, annegato durante una gita in barca.
Il clima artistico della capitale belga ebbe una notevole influenza sul musicista russo. Assiduo frequentatore di circoli teosofici ed esoterici (Société de Théosophie), egli conobbe i compositori Eugène Yasÿe e Paul Gilson, i poeti Maurice Maeterlinck ed Emile Verhaeren e, soprattutto, strinse amicizia con i pittori Jean Delville e Robert Nahrhofer, rispettivamente autori dei saggi “La missione dell'arte” e “La psicologia dei suoni-colori”.
A questo periodo (1908-10) risale la realizzazione del Prométhée, le poème du feu op. 60, per coro, orch., pf. e “Clavecin à lumière”, opera nella quale Skrjabin gettò le basi per una ricerca estetica tra suoni e colori luminescenti. La “prima” ebbe luogo a Mosca nel 1911 senza l'impiego delle luci, ricorrendo ad un normale pf. suonato dall'autore stesso, sotto la direzione di Serge Kusevitzkij.
Nel 1914, Scriabin introdusse l'uso di un clavicembalo appositamente elaborato (clavecin à lumières), munito di una tastiera che, insieme ai suoni, irradiava nella sala svariati colori dell'iride: questo accadde a New York nell'esecuzione diretta dall'amico Altschuler.
Negli anni successivi alla stesura del “Prometeo”, Skrjabin si stabilì definitivamente a Mosca dove si dedicò alla realizzazione di un grandioso progetto da lui definito Grande Opera o Mysterium. Le enormi difficoltà incontrate, tuttavia, lo indussero a formulare un primo saggio concreto nel noto Acte préalable (Atto preliminare), i cui abbozzi furono terminati nella primavera del 1914: cinquantatre pagine tuttora conservate al Museo Skrjabin di Mosca. L'opera integrale, che avrebbe incluso tutte le percezioni dei sensi (suoni, danze, luci e profumi), non poté essere completata, in quanto Aleksandr Nikolaevič Skrjabin morì il 14 Aprile 1915 di setticemia, probabilmente causata dalla puntura di un insetto sul labbro.
Dotato di una tecnica pianistica raffinatissima, Skrjabin si espresse in tutte le forme romantiche e tardo-romantiche, prima di assumere un proprio stile intriso di sconvolgente modernità.
In gioventù egli venne considerato un epigono di Chopin, per il lirismo intenso e per l'eleganza formale dei suoi primi lavori. Tuttavia, già nella Prima Sonata per pf. op. 6, si può avvertire la natura inquieta del suo spirito tormentato e pessimista verso il Mondo.
Le letture di Nietzsche e di Schopenhauer rappresentarono, per questo musicista, il punto di partenza verso il messaggio mistico di Emanuel Swedenborg, filosofo e chiaroveggente svedese di fine '600, e, ancor più, alla “dottrina segreta” della russa Elena Blavatsky, fondatrice, a New York, della Società Teosofica (1875).
Nella musica di Skjabin, l'impianto armonico tende, generalmente, a prevalere sulla melodia con effetti particolari ed inediti, sostenuti da strutture ritmiche originali, bizzarre, che fanno dell'incisività il loro punto di forza. La concezione spaziale e timbrica dell'accordo viene intesa come unità autosufficiente e compiuta, sganciata da legami tonali, libera di sviluppare un linguaggio che, in qualche modo, anticipa le architetture seriali di Arnold Schönberg.
Si viene, così, fondando una tecnica compositiva imperniata sull'ossessiva ripetizione di un accordo-base (definito da Skriabin “accordo mistico”), costruito mediante la sovrapposizione di intervalli di quarta (giusti, diminuiti, eccedenti), con relative inversioni e trasposizioni. Tale complesso di intervalli può essere usato indifferentemente in senso verticale (con valore armonico), o in senso orizzontale (con valore melodico), sgretolando gli schemi convenzionali, e permettendo alla musica di suscitare improvvise sensazioni, attraverso nuove prospettive spaziali.
Skjabin non mostrò alcun interesse per il mondo musicale che lo circondava; parve non accorgersi di nessun altro compositore e la sua arte intraprese un cammino indipendente, solitario, seguito solo da una ristretta cerchia di raffinati estimatori.
Se si eccettua la Cattedra al Conservatorio di Mosca, infatti, la vita di Skrjabin si svolse senza particolari riconoscimenti; anche come pianista-compositore, spesso raccolse radicate incomprensioni, soprattutto a Vienna e a Parigi. Tuttavia, il suo inconfondibile stile pianistico, ereditato da Nicolaj Sverev, gli permise di affermarsi come concertista internazionale, al pari del quasi coetaneo Rachmaninov.
La monumentale produzione scrjabiniana dedicata al pf., comprende 10 sonate che, anche nella più totale libertà di linguaggio, conservano i rapporti dialettici della grande tradizione post-beethoveniana; il famoso Concerto per pf. e orch. in fa diesis min. op. 20; il Preludio e Notturno op. 9, (per mano sinistra); 20 studi; la Fantasia in si min. op. 28, e circa novanta Preludi. Segue un rilevante numero di Valzer, impromptus (improvvisi), fantasie, mazurche, studi, morceaux (pezzi), 4 poemi, tra cui il celebre Vers la flamme, scritto nel 1914.
La completa maturazione artistica di Skrjabin, tuttavia, si esplica nella musica per orchestra, in modo particolare nei già citati “Poema dell'estasi” (1908) e “Prometeo, il poema del fuoco” (1911), in cui la sinestesia suono-colore trova la sua più perfetta realizzazione. In quest'ultimo lavoro, musica e colore assumono un potere magico, estatico, capace di trasmettere allo spettatore uno stato di trascendenza che tende al congiungimento con l'infinito.
Tra le altre composizioni per orch. vanno ricordate la Sinfonia n.1 in mi magg. op 26 (1899-1900), la Sinfonia n. 2 in do min. op. 29 (1901), e il Poema sinfonico in re min. (1896-97).