Arnold Schoenberg
Arnold Schoenberg (Vienna 13 Sett. 1874 - Los Angeles 13 Lug. 1951)

Compositore, Pianista, Violinista e Didatta.
Protagonista della II Scuola di Vienna, Schoenberg mise in atto il Metodo Dodecafonico, la più importante innovazione musicale in seguito a rigorosi studi di Composizione accademica. I suoi primi lavori, infatti, ricalcano lo Stile tardo-romantico nel nome di Brahms, Wagner e post-romantico (Malher, Bartók ecc.).


(Schönberg)

Nato a Vienna il 13 settembre 1874, Arnold era figlio di Samuele Schoenberg, un modesto commerciante israelita originario di Bratislava, e di Pauline Nachod, che aiutava il marito nel lavoro. Benchè l'attitudine per la Composizione musicale si fosse dimostrata assai presto, i genitori di Arnold, assillati da problemi economici, non incoraggiarono questa innata predisposizione e lasciarono il figlio libero di studiare, da autodidatta, il violino all'età di otto anni, e più tardi anche il violoncello.

Un aiuto alle aspirazioni musicali del giovane Arnold venne, agli inizi del 1990, da Alexander von Zemlinsky, futuro compositore e direttore d'orchestra che, a quel tempo, era l'esponente di spicco dell'associazione “Polyhymnia “, un gruppo di musicisti viennesi aderenti al Sinfonismo di Malher e di Strauss. Nel 1991, Schoenberg abbandonò gli studi liceali per dedicarsi completamente alla musica. Tuttavia, non potendo mantenersi finanziariamente, trovò impiego in un Istituto bancario e lì rimase per circa quattro anni, fino al momento in cui l'amico Zemlinsky gli offrì l'occasione di dirigere la Corale dei metallurgici di Stockerau, Centro industriale situato nei sobborghi di Vienna. Trovatosi nella condizione di musicista a tempo pieno, Schoenberg si dedicò alle sue prime Composizioni: Cicli liederistici op.1, op.2, op.3 (1898), e il Sestetto per archi Verklärte Nacht op.4, (ispirato all'omonima poesia di Richard Dehmel – 1899), pregevoli lavori ancora visibilmente influenzati dalla musica di Brahms e di Wagner, ma che, tuttavia, già presentavano arditezze armoniche al limite dell'ammissibilità per quei tempi.

Alla fine del 1901, dopo aver sposato Mathilde, sorella di Zemlinsky, il progressista compositore viennese si trasferì a Berlino per assumere il posto di direttore d'orchestra nel Cabaret letterario del Barone Ernst von Wolzogen, presso il Buntes Theater. Nella Capitale prussiana Schoenberg sottopose a R.Strauss gli abbozzi di un nuovo lavoro, i Gurrelieder (per soli, voce recitante, 3 cori masch. e orch.), che impressionarono positivamente il celebre compositore tedesco al punto da raccomandarlo per la Cattedra di Composizione al Conservatorio Stern. Schoenberg tenne questo incarico fino al 1903, poi ritornò a Vienna per presentare pubblicamente il sopracitato Sestetto per archi, in 7 Movimenti, “Verklärte Nacht “ (Notte trasfigurata), che suscitò, alla sua Prima rappr., un vero e proprio scandalo a causa delle inedite soluzioni armoniche presenti nel Lavoro (Wiener Tonkunstlerverein, ott.1903).

Durante il soggiorno in Germania, Schoenberg, come compositore, scrisse e, portò con sé in Austria, la partitura appena terminata del suo primo Poema sinfonico Pelleas und Melisande op. 5, ricavato dall'omonimo Dramma simbolista, scritto da Maurice Maeterlinck nel 1892. Grazie all'interessamento di Gustav Mahler, questo lavoro venne rappresentato alle manifestazioni culturali della Vereinigung Schäffender Tonkunstler (Associazione Artistico-musicale Schäffender - 1905) e segnò una svolta importante per un rapido avanzamento verso un'estesa tonalità che, svincolata dall'influenza di Wagner, preparò il terreno alla nuova prospettiva armonica schoenberghiana.

In questo periodo viennese, oltre all'attività di compositore, Schoenberg si dedicò all'insegnamento presso la Scuola Schwarzwald. Intorno a lui, si raccolse un folto numero di discepoli, tra i quali Alban Berg, Anton von Webern, Erwin Stein, Egon Wellesz, tanto per citare coloro che verranno poi consegnati alla Storia musicale. Inoltre il “maestro” strinse rapporti di amicizia con le "frange artistiche d'avanguardia", quali il poeta scrittore satirico viennese Karl Krauss, il pittore espressionista austriaco Oskar Kokoschka. Ma, soprattutto, Schoenberg mantenne rapporti di intensa amicizia con Gustav Mahler, che lo incoraggiò e lo sostenne, quando fu veementemente attaccato dagli agguerriti difensori della Tradizione musicale romantica e tardo-romantica, capeggiati dal compositore, direttore d'orch. e didatta tedesco Hans Pfitzner.

Nel 1906, un temporaneo ritorno alla musica cameristica post-wagneriana (Bruckner, Mahler, Strauss) fece nascere la celebre Kammersymphonie op. 9, e il Secondo Quartetto per Archi con Voce di soprano op.10; tuttavia, già in questi lavori, Schoenberg operò un radicale sfaldamento dei principi tonali per condurli a nuove soluzioni, alle soglie della cosiddetta “Imponderabilità armonica”. Quest'ultima venne pienamente raggiunta nei 15 Lieder op. 15, da "Das Buch der hangenden Garten" (Il libro del giardino pensile), per voce soprano e pianoforte, su poesie di Stefan George (1908-1909); nei Fünf Orchesterstucke op. 16 (Cinque brani per orchestra), scritti nel 1909, si assistette ad un primo esempio di emancipazione costruttiva dei Valori timbrici strumentali.

Nel 1910, Schoenberg tenne dei Corsi di Composizione alla Wiener Musikakademie e, l'anno successivo, si recò nuovamente a Berlino per un ciclo di conferenze al Conservatorio Stern. Questo assiduo impegno nell'Insegnamento sfociò nella stesura del celebre “Manuale di Armonia” (Harmonielehre -1911), dedicato a Mahler, sul cui frontespizio l'autore scrisse: ”Questo libro l'ho imparato dai miei allievi”. Nello stesso periodo avvenne un significativo accostamento di Schoenberg al Movimento espressionista con il suo primo lavoro teatrale, il Monodramma in 1 atto e 4 scene Erwartung (Attesa), per voce soprano e orch., su libretto della poetessa Marie Pappenheim.

L'Opera, composta in soli diciassette giorni, fu terminata il 12 sett. 1909. Il suo debutto avvenne quindici anni più tardi (Praga, Neues Deutsches Theater 6 Giugno 1924). Dopo la prima rappresentazione, un autorevole critico scrisse: “Quest'opera è il riassunto ultraconcentrato di quanto sia stato prodotto nel periodo successivo a Wagner: essa rappresenta un saggio critico scritto non con parole, ma con suoni e, per la forza della sua intenzione, della sua visione creativa, non consente alcuna spiegazione razionalistica”. Anche il Secondo lavoro operistico, Die glückliche Hand (La mano felice), venne iniziato nel 1909 e debuttò nel 1924 (Vienna, Volksoper 14 ott.). Quest'opera presenta diversi punti di contatto con la precedente “Erwartung”; tuttavia in essa esiste una costruzione drammatica più complessa e un maggior numero di elementi nuovi: l'uso di un coro misto (6 uomini e 6 donne), la presenza di due mimi e la sovrapposizione del Canto sul parlato, il tutto strutturato in “Quadri” di chiara matrice espressionista.

Schoenberg, all'Espressionismo approdò anche in qualità di pittore. Fin dal 1907 egli aveva iniziato a dipingere con risultati che gli consentirono di esporre numerose tele ad una Mostra, tenutasi a Vienna nel 1910. Il fatto attirò l'attenzione di Vasilij Vasil'evič (Wassily) Kandinskij, il quale invitò il Compositore austriaco a far parte del Gruppo espressionista “ Der Blaue Reiter” (Il Cavaliere Azzurro), da lui fondato a Monaco di Baviera nel 1911, insieme ad un manipolo di giovani artisti, tra cui Paul Klee, Franz Marc e August Macke.

Intanto le musiche di Schoenberg stavano acquistando una notorietà a livello internazionale. Esse furono eseguite a San Pietroburgo, ad Amsterdam e a Londra, dividendo le opinioni di pubblico e critica, che non riparmiarono sperticati elogi, ma anche violente reazioni negative. Memorabili furono le ovazioni suscitate a Londra dall'esecuzione dei “Fünf Orchesterstucke”, diretta da sir Henry Joseph Wood (3 sett. 1912), e il successo dei “Gurrelieder”, presentati dall'organico filarmonico di Vienna, condotto da Franz Schrecker (23 febb. 1913).

Altrettanto non si può dire per le “Piazze” di San Pietroburgo ed Amsterdam, dove la delusione fu enorme; a ciò si aggiunse il ripresentarsi delle antiche ostilità da parte della solita cerchia di musicisti e critici, paladini della “Tradizione”. Incurante di tali avversità, Schoenberg proseguì nella sua ricerca stilistica con la stesura del Pierrot lunaire op. 21, considerata la sua Opera più famosa, oltre che emblema dell'Espressionismo musicale. Scritta per voce soprano, sospesa tra recitativo e cantato (Sprechgesang), l'opera si snoda su un ciclo di 21 poemi (definiti dallo stesso Schoenberg “Melodramen”) del Poeta simbolista belga Albert Giraud, tradotti in ted. da Otto Erich Hartleben.

La parte strumentale è sostenuta dal Clarinetto in si bem. (alternato con il Clarinetto basso), dal Violoncello e dal Violino (alternato con la Viola), dal Flauto traverso in Do (alternato con l'ottavino) e dal Pianoforte. La struttura della composizione è divisa in 3 sezioni di 7 Poemi ciascuna, nei quali viene impiegato una diversa sezione dell'organico strumentale; solo 6 volte quest'ultimo si presenta al completo. Scritto nella primavera-estate del 1912, su richiesta dell'attrice Albertine Zehme, il “Pierrot” debuttò a Berlino il 16 ott. 1916, suscitando un grande scalpore per la sua inaudita originalità, ma anche un vivo interesse.

Nell'ottobre del 1915 Schoenberg entrò nell'Esercito con il Grado di Sottotenente di Complemento, ma fu congedato l'anno successivo, per poi essere richiamato nel 1917. Poi, dopo qualche mese, ottenne l'esonero definitivo per ragioni di salute.

Tornato a Vienna, egli tornò ad insegnare Composizione alla Scuola Schwarzwald, formando intorno a sé una nutrita schiera di discepoli; alcuni di essi lo seguirono a Modling, cittadina della Bassa Austria, (apr. 1918). Lì Schoenberg tenne Seminari di Composizione fino al 1920 e presiedette l'Associazione musicale Privatauffuhrungen, promuovendo insieme ai suoi lavori anche quelli di maestri a lui contemporanei, come Max Reger, Claude Debussy, Béla Bartók , Maurice Ravel e Igor Stravinskij.

Dopo un breve ciclo di Conferenze ad Amsterdam, la vena creativa del compositore austriaco, bruscamente interrotta della “Grande Guerra”, riprese a manifestarsi in una nuova forma con i Fünf Klavierstücke (Cinque "Pezzi" per Pf.) op. 23, la Serenade op. 24 e la Suite op. 25, lavori scritti tra il 1921 e il 1924, che porteranno alla maturazione della “Dodecafonia”. Questo sistema, definito da Schoenberg “Metodo di comporre con dodici suoni messi in relazione soltanto tra loro”, rappresenta l'Innovazione musicale più importante dopo la nascita della Polifonia, avvenuta nel XII sec.

Esso si basa sull'utilizzo dei 12 suoni della Scala temperata (comunemente detta "Cromatica") per formare una determinata Successione (Serie originaria) e le sue possibili varianti, ottenute per “Retrogradazione”: il primo suono della Serie originaria diventa l'ultimo, il secondo diventa il penultimo ecc. per “Inversione”; gli Intervalli (la distanza) tra i vari suoni, pur restando immutati, invertono la loro direzione (quelli “discendenti” diventano “ascendenti” e viceversa) o per “Inversione retrograda”: il primo suono della serie inversa diventa l'ultimo, il secondo il penultimo ecc.

Occorre tener presente che nessuno dei dodici suoni deve essere ripetuto prima che una data Serie si sia completamente manifestata, per evitare la prevalenza sugli altri undici. Inoltre, le “Serie” (e relative “Varianti”) possono essere impiegate sia orizzontalmente (in Senso melodico) sia verticalmente (in Senso armonico), ottenendo, in tal modo, infinite possibilità compositive.

Questo Metodo (Schoenberg rifiutò sempre il termine “sistema”) fu possibile applicarlo anche su Forme del Passato: lo dimostrano i Lavori schoenberghiani di quel periodo, come la Suite per pf. op. 25 (1921), il Quintetto per strum. a fiato (Fl., Ob., Cl., Fag., Cor.) op. 26 (1924) e il Terzo Quartetto per vl., vla, vlc. e pf. op. 30, ded. alla pianista statunitense Elisabeth Sprague (1927).

Rimasto vedovo nel 1923, l'anno successivo Schoenberg si risposò con Gertrud Kolisch, sorella di un suo discepolo; poi si trasferì a Berlino, dove subentrò a Ferruccio Busoni nella Scuola di Perfezionamento compositivo “Preussische Akademie der Kunste” (Accademia prussiana di Arte), incarico che mantenne dal 1926 al 1933. Influenzato dal Clima culturale berlinese, Schoenberg volle ripetere l'esperienza Teatrale con Von Heute auf Morgen (Dall'Oggi al Domani), un'opera di carattere comico in un atto, il cui libretto fu scritto dalla moglie, sotto lo pseudonimo Max Blonda. Il lavoro (il primo esemplare di Opera dodecafonica) impegnò il compositore austriaco per circa un anno (1928-29) e contiene una ricca parodia di generi musicali di largo utilizzo che va dal Valzer al Jazz.

Nonostante questa piacevole ironia sulla modernità, l'opera, al suo debutto, ebbe scarso successo (Francoforte, Städtische Bühnen 1 febb. 1930) ed è tutt'ora tra le meno eseguite. Ben altro esito ottenne il Lavoro successivo Moses und Aron (Mosè e Aronne), inizialmente concepito come una Cantata, che alla fine divenne un'opera oratorio in 3 atti, considerata uno dei più grandi Avvenimenti musicali del Novecento. Questo Lavoro rappresenta, senza dubbio, il culmine dell'Evoluzione artistica e spirituale di Schoenberg, del quale curò anche il libretto, ispirandosi alle vicende bibliche dei due Fratelli eletti da Dio per liberare il Popolo ebraico dalla schiavitù egizia.

La stesura del Testo fu iniziata nel 1926, mentre la partitura dei primi 2 atti venne scritta tra il 1930 e il 1932; il Terzo atto non fu mai musicato in quanto l'avvento del Nazismo in Germania indusse Schoenberg ad emigrare, prima transitoriamente in Francia e, poi, definitivamente, negli Stati Uniti, dove fu assunto come Cattedratico al Conservatorio Malkin di Boston.

Stabilitosi per ragioni climatiche a Los Angeles (1934), Schoenberg insegnò Composizione all'Università di questa città fino al 1944, quando per problemi di salute dovette abbandonare l'Incarico. In America, egli scrisse lavori di indubbio impegno politico come la Composizione per voce recitante, pf. e quart. d'archi Ode to Napoleon Bonaparte op. 41, sul Poema di Lord Byron (1942), e A Survivor from Warsaw (Un sopravvissuto da Warsavia -1947)) op. 46 (per v. recitante, coro masch. e orch.), tratto dal racconto di un ebreo sfuggito all'immane genocidio nazista, compiuto nel Ghetto della Capitale polacca .

Anche nel Versante sacro, il compositore viennese riversò la sua creatività con profondo fervore. Appartenenti a questo genere, sono Kol Nidre op.39, Cantata per v. recitante, coro e orch., commissionata dalla Comunità ebraica di Boston (1938), il De profundis, per Coro a Cappella (1950), e i Modern Psalm, su testo proprio per v. recitante, coro e orch. (rimasta incompiuta).

In agosto del 1946, Schoenberg fu colpito da un violento Infarto, che lo rese per alcuni istanti clinicamente morto; salvato In extremis, egli si rese conto che non avrebbe più potuto terminare quei lavori di grande impegno rimasti incompiuti, come l'Oratorio Die Jacobleiter (La scala di Jacobbe), abbozzato nel 1917, e la già citata Opera “Moses und Aron”. Promosso dalle Autorità statunitensi membro dell'Istituto Nazionale per l'Arte e la Letteratura (1947), Schoenberg visse, tuttavia, il periodo americano nell'amara consapevolezza di essere un Musicista incompreso, se non da una ristretta Cerchia di seguaci. Ciò è dimostrato da un aforisma, contenuto in una lettera del 1949: “La Seconda metà del Secolo peccherà nel sopra-valutare in me quello che la Prima metà ha lasciato sottovalutato”.

Il grande desiderio di Schoenberg era quello di ritornare in Germania per svolgere ancora l'attività di Insegnante, probabilmente a Darmstadt, dove egli avrebbe partecipato alla Nascita della “Nuova Scuola” che, negli anni '50, sarebbe stata il Centro promulgatore delle Innovazioni musicali schoenberghiane.

La morte del compositore, avvenuta nella notte tra il 13 e il 14 luglio 1951, a causa di un attacco cardiaco, impedì l'avverarsi di questa ultima aspirazione; la Salma venne sepolta in un primo tempo nel Cimitero di Los Angeles, per poi essere traslata al Zentralfriedhof (Cimitero centrale) di Vienna.

Ideatore e protagonista della “Zwölftontechnik” (Dodecafonia), la rivoluzione più profonda che l'arte musicale abbia conosciuto dall'affermazione della Tonalità in poi, Arnold Schoenberg segnò una svolta decisiva nella Musica del Novecento con coerente ed Inflessibile logica, unicamente sorretta dalla sua moralità nel procedere e dal suo innato rigore religioso.

Gli esordi furono tutt'altro che incoraggianti: fino a trent'anni, questo grande innovatore era poco più di uno sconosciuto Insegnante di composizione che aveva scritto alcuni lavori, rappresentati con molta difficoltà, in quanto osteggiati puntualmente da pubblico e critica. Questo rifiuto, alimentato anche da una deplorevole discriminazione sociale e razziale, indusse Schoenberg a crearsi una propria dimensione artistica, che superasse gli stilemi della musica cosiddetta “borghese”, musica della quale egli stesso si era nutrito durante il periodo giovanile. I suoi primi lavori, infatti, seguivano le tracce di Brahms, di Wagner e di quei compositori post-wagneriani (Mahler, Wolf, R.Strauss), che iniziavano ad adottare una Metodologia compositiva orientata alla totale disgregazione dei Principi tonali e all'Emancipazione dell'Atonalità, o meglio della “Pantonalità”, come Schoenberg preferiva definire. La sua critica alla musica tradizionale coinvolse, soprattutto, l’Aspetto costruttivo e il Problema del linguaggio. Si trattò, in realtà, di un rifiuto per le funzioni sintattiche del Sistema Tonale, in quanto egli era convinto che non potessero più avere alcuna valenza espressiva e che non fossero più in grado di comunicare un pensiero musicale autentico.

I primi passi della Rivoluzione schoenberghiana furono la presa di coscienza e la denuncia di questa crisi, che condussero alla nascita della cosiddetta “Seconda Scuola di Vienna” (1904-05), dove Schoenberg e la sua cerchia di allievi (Schoenberg-Kreis), con estrema lucidità, si attivarono per un radicale ribaltamento dei Dogmi formali e tonali che avevano retto i Principi della Musica per oltre due secoli. Per quanto riguardò il linguaggio, lo strappo con la tradizione fu netto. Alla gerarchia dei rapporti tonali (relazione tonica-dominante), Schoenberg oppose una dimensione della scrittura completamente libera da qualsiasi Vincolo di supremazia e di Attrazione tra i singoli suoni, proiettando la musica in una dimensione senza Ordini né Priorità. Al consueto Sviluppo tematico tradizionale, articolato nella morfologia della frase, Schoenberg sostituì un Procedimento sintattico che, se da un lato legittimava la pluralità del contrappunto canonico, dall'altro conferiva più valore allo spettro sonoro e pregnanza alla condotta delle parti, creando in questo modo uno stile polifonico inedito.

La vita di questo grande Innovatore, musicista autodidatta, si svolse nel rammarico per l'incomprensione artistica dimostrata dalla maggior parte dei suoi colleghi contemporanei. Anche se esistono tanti altri casi storici, difficilmente un musicista fu discusso e contestato come Schoenberg. Eppure le sue osservazioni riguardo al futuro della Musica (e di tutta l'Arte in generale) non offrono possibilità di contestazione. Egli disse: “ In musica non esistono leggi eterne, ma solo indicazioni che hanno valore finchè non vengono superate ed eliminate, in tutto o in parte, da condizioni nuove” e ancora: “La libertà di un'arte non può essere assoluta. Ogni epoca ne acquista un certo grado, ma al di là di questi confini neppure il più grande genio può andare; tuttavia, in ogni epoca, il concetto di libertà dev'essere costantemente allargato.”

Dopo la definitiva disgregazione della tonalità, il problema di organizzare le Strutture di un nuovo Linguaggio fu per Schoenberg un percorso lento, ma inequivocabile, che trovò nelle Variazioni per orchestra op. 31 il Summa dell'elaborazione dodecafonica, in cui sono esposte, con il massimo rigore, tutte le possibili applicazioni e variazioni seriali.

L'Appello estremo di questo compositore fu la Metodologia. A chi gli chiedeva spiegazioni sulla “Dodecafonia”, un giorno egli rispose: “ Comporre coi 12 suoni non significa affatto prescriversi un metodo esclusivo; si tratta, innanzitutto, di un metodo che richiede Ordine e Organizzazione, il cui risultato principale mira ad essere la Comprensibilità”.