Compositore, Clavicembalista, Violinista, Maestro di Canto e Dir. d'orch.
Fedele all'Azione riformatrice di Chris. Willibald Gluck, Salieri fu di capitale importanza per aver dato al genere operistico di Carattere “buffo” la stessa dignità artistica di quello Tragico-drammatico.
Nato il 18 agosto 1750 a Legnago, un borgo della campagna veronese, Antonio Salieri, figlio di un ricco commerciante di salumi e di prodotti agricoli, già a cinque anni affrontò lo studio del violino, grazie al fratello Francesco, che fu allievo di Giuseppe Tartini, uno dei più grandi violinisti del tempo.
Oltre al questo impegno, il giovane Antonio si dedicò all'apprendimento del clavicembalo con Giuseppe Simoni, organista del Duomo di Verona e, vista la spiccata predisposizione, su interessamento della famiglia Mocenico, all'età di 15 anni il ragazzo venne mandato a Venezia per studiare canto, con il Tenore Francesco Pacini, e composizione con il noto organista e didatta Giovanni Battista Pescetti.
Nella Città lagunare, Salieri conobbe Florian Leopold Gassmann, Maestro della Cappella imperiale, il quale, nel febbraio 1766 lo condusse a Vienna, e, fino alla propria morte, si preoccupò non soltanto dell'Istruzione musicale del suo pupillo (Contrappunto e Composizione), ma anche di fornirgli una solida cultura generale e preparazione linguistica (francese e tedesco), sotto la guida del sacerdote e letterato don Pietro Tomasi. Influenzato dalla forte personalità di quest'ultimo, Salieri iniziò la sua carriera come promettente compositore di musica sacra; tuttavia sarà il genere teatrale ad attrarlo in modo predominante.
Nel 1769, grazie all'autorevole Gassmann, gli fu affidato l'incarico di direttore sostituto alle Prove d'Orchestra per le Opere del Teatro di Corte viennese, e, l'anno successivo, esordì come operista con Le donne letterate, alla cui “Prima” era presente anche Christoph W. Gluck, che elogiò il lavoro e si legò al ventenne compositore italiano in una stimata e duratura amicizia. Dopo questo incoraggiante debutto, l'attività compositiva di Salieri continuò nel genere “buffo” con particolare intensità, tant'è che lavori come L'amor innocente; Don Chisciotte alle nozze di Gamaccio; La Locandiera; La Secchia rapita, Il Barone di Rocca Antica; La fiera di Venezia furono scritti nel breve tempo di un biennio. Gli esiti mediocri ottenuti da questi lavori indussero Salieri ad orientarsi sulla strada del melodramma serio con Armida, su libretto di Marco Coltellini, ispirato al personaggio del Poema Epico “Gerusalemme Liberata” di T. Tasso. L'opera, pensata per la Corte di Giuseppe II d'Asburgo, questa volta ottenne vividi consensi al T. della Hofburg di Vienna (9 dic. 1771) e gli valse la considerazione generale di brillante operista.
Alla morte di Gassmann (1774), Salieri prese il suo posto di direttore d'orchestra del Teatro Imperiale di Vienna e venne nominato compositore della Casa regnante; incarichi che attirarono l'attenzione delle Sovraintendenze dei Teatri italiani di Milano, Roma, Napoli e Venezia. Ottenuto un congedo temporaneo di due anni (1878-80), Salieri lasciò Vienna e si recò in Italia, nel Capoluogo lombardo, dove partecipò attivamente all'Inaugurazione dell'allora Teatro di Santa Maria alla Scala, con il Dramma musicale Europa riconosciuta (3 ago.1778), e a quella del Teatro della Cannobiana (oggi T. Lirico), con la Commedia in musica La Fiera di Venezia (21 ago. 1779).
Rientrato a Vienna, per espressa volontà dell'Imperatore Giuseppe II, il Maestro italiano compose il Singspiel Der Rauchfangkehrer (Lo spazzacamino), andato in scena al Burgtheatre nell'autunno del 1781; poi, su invito di Gluck, si recò a Parigi, dove curò l'allestimento e le musiche di Les Daïnades, tragédie lyrique in 5 atti su libretto di François Louis Lebland du Rollet e Ludwig Theodor von Tschudi, collaboratori letterari del famoso librettista Ranieri de' Calzabigi. Quest'opera, dedicata a Maria Antonietta in occasione del decimo anniversario del suo matrimonio con Luigi XVI, debuttò sotto il nome di Gluck (T. dell’Opéra 26 apr. 1784); solo dopo il grande successo ottenuto si venne a sapere che, in realtà, Salieri ne era stato l'autore.
Acquisita una certa notorietà, il Maestro italiano ricevette la committenza di due nuovi lavori teatrali per il T. dell'Opéra. Conscio dell'opportunità di affermarsi definitivamente, Salieri scelse minuziosamente il soggetto da rappresentare, optando per la famosa Leggenda dei tre fratelli romani “Orazi” contro gli altrettanti gemelli “Curiazi” di Albalonga. La trama, modellata sulla Tragedia “Horace” di Pierre Corneille e librettata da Nicolas-François Guillard, uno dei più acclamati librettisti del tempo, diede vita alla Tragedie Lyrique in 3 atti Les Horaces, la quale, contro ogni previsione, cadde impietosamente in entrambe le “Prime”: una a “Corte” (Versailles 2 dic 1786), e l'altra pubblica, qualche giorno dopo a Parigi (T. dell'Opéra 7 Dic.)
Ben altra sorte toccò a Tarare, la seconda Opera in programma per Parigi. Strutturato in un prologo e 5 atti, su libretto di Pierre-Augustin Caron de Beaumarchais, questo lavoro in stile tragi-comico (secondo la definizione dello stesso autore), ebbe fin da subito uno straordinario successo (T. dell'Opéra 8 giu.1787), che si protrasse nelle oltre centocinquanta repliche.
Nel 1788, i venti anticipatori della Rivoluzione Francese indussero Salieri a rientrare a Vienna e, qualche mese dopo, succedette a Giuseppe Bonno nell'incarico di Maestro della Cappella di Corte poi, nel 1790, con l'ascesa al Trono di Leopoldo II, lasciò la direzione del Teatro imperiale per occuparsi della prestigiosa “Tonkünstler-Societät” (Società dell'Arte musicale), dove diresse la stragrande maggioranza dei propri concerti fino al 1818.
Nella Seconda metà degli anni Ottanta, Salieri poteva considerarsi un compositore internazionale affermato. Dai suoi frequenti spostamenti tra Parigi e Vienna scaturirono dei veri capolavori come La Grotta di Trofonio, dramma Giocoso in 2 atti su libretto di Giovanni Battista Casti (Vienna, Burgtheater 12 ott.1785), che procurò a Salieri anche il testo per il Divertimento Musicale in un atto Prima la Musica poi le Parole, che il Maestro italiano scrisse su espresso incarico dell'Imperatore Giuseppe II (Vienna, Castello di Schönbrunn 7 febb.1786).
Dopo il grande successo di questi due ultimi Lavori, l'opera “Tarare”, che tanta fortuna ebbe in Francia, fu rappresentata, l'8 gennaio 1788, al Burghtheater di Vienna con il titolo “Axur re d'Ormus”, grazie all'adattamento del libretto in italiano del poeta-letterato e librettista Lorenzo Da Ponte.
All'alba del nuovo secolo, Salieri tornò in Italia, prima a Trieste per l'inaugurazione del nuovo teatro cittadino (1801), poi a Legnago, nei luoghi della sua infanzia, dove ebbe accoglienze trionfali (1807).
La morte del figlio maschio Alois Engelbert, a causa di un incendio (1805), e quella della moglie Teresa von Helferstorfer (1807) angustiarono il compositore per il resto della vita, nonostante avesse ricevuto Incarichi importanti e prestigiosi riconoscimenti da diverse Società musicali tedesche e francesi. Corrispondente all'estero del Conservatorio di Parigi (1806), nominato Cavaliere della Legion d'Honneur (1813), Salieri partecipò alla fondazione e fu il primo Direttore del Conservatorio musicale viennese (1817); diventò Socio onorario dell'Accademia delle Belle Arti di Parigi e venne decorato nel 1818 con la Medaglia d'Oro al Valore civile a Vienna (Civil-Eherenmedaille) nel 50° Anniversario della sua Attività artistica.
Nei tre anni successivi, il celebre maestro si dedicò quasi esclusivamente all'Insegnamento del Canto e del modo di fare “Opera all'italiana”; beneficiarono dei suoi autorevoli consigli i più grandi Interpreti ed operisti del momento, fino al 1821, quando, alle sue precarie condizioni psicologiche (dovute ai due lutti familiari), subentrò una malattia agli occhi che lo rese quasi cieco.
Stanco e sfiduciato, nell'agosto del 1823, si recò nella nota Stazione termale tedesca di Baden dove riportò un lieve miglioramento, ma, rientrato a Vienna in ottobre, la malattia tornò ad aggredirlo, paralizzandogli anche parte del corpo. Le ultime parole, appena leggibili, che il grande Maestro italiano scrisse nel suo Diario furono:” Gennaio 1824, Dio Santissimo! Misericordia di me!”
Esonerato dal suo Incarico “a Palazzo”, Salieri trascorse gli ultimi mesi di vita in una Casa di cura a Vienna e, proprio in questa circostanza, sarebbe iniziato il noto suo presunto dualismo con Mozart, in quanto l'infermiera che lo assisteva dichiarò di averlo udito accusarsi della morte del grande Compositore salisburghese. Pur ammettendo la veridicità di questa testimonianza, non ci è dato sapere in quali condizioni mentali egli si trovasse quando pronunciò una simile confessione; inoltre, se il movente più accreditato fu l'Invidia, occorre ricordare la differente posizione artistica e sociale di Salieri al momento della comparsa di Mozart a Vienna. Il primo era un Operista affermato, Compositore della Casa Imperiale Asburgica; mentre il Secondo era ancora un giovane musicista tra i tanti, con parecchi problemi economici, che cercava di mettersi in evidenza nel caotico mondo teatrale viennese di metà Settecento.
Salieri morì serenamente, dopo aver ricevuto i conforti religiosi, il 7 Maggio 1825; a Corte venne sostituito da Giuseppe Eybler, vice-maestro della Cappella imperiale.
I funerali solenni furono celebrati a Vienna nella Chiesa di SS. Maria della Neve dove Schubert, il suo allievo prediletto, diresse, per una folla commossa, il Requiem in do min. che lo stesso Salieri aveva composto nel 1804 per le proprie Esequie. Sepolto nel Cimitero viennese Matzleinsdorfer, le Spoglie vennero trasferite successivamente al Cimitero Maggiore della città (Zentralfriedhof), in cui tuttora riposano. Sulla sua Tomba è incisa un'Epigrafe composta dal suo allievo Joseph Weigl:
Riposa in pace! Non coperta di polvere
l'eternità ti è riservata.
Riposa in pace! In eterne armonie
si è dissolto il tuo spirito.
Egli ha espresso se stesso in note incantevoli
ora è salpato verso l'eterna bellezza.
Artista attento e scrupoloso più che geniale, Salieri esordì nel mondo operistico come un devoto seguace dell'impronta riformista lasciata da Gluck. La lezione che il Maestro legnaghese ha impartito ai compositori futuri è, infatti, quella di aver saputo inserire nell'Opera “buffa” gli stessi criteri e concetti drammaturgici dell'Opera seria, ponendosi a mezza via tra il nascente Singslpiel di natura tedesca e l'Opera “Buffa” italiana, della quale furono maestri incontrastati Piccinni, Paisiello, Cimarosa e Galuppi. Anche sul Versante "serio", quello della Tragédie-Lyrique, l'esempio di Gluck si rivelò importante per Salieri, anche se nei due Melodrammi seri precedenti al suo esordio parigino, “Armida” e “Europa riconosciuta”, viene maggiormente individuata l'eredità artistica di Niccolò Jommelli, Tommaso Traetta e J. Adolf Hasse (il caro sassone), alfiere dell'Opera italiana nei Paesi di lingua tedesca.
Delle 39 Opere teatrali, oltre a quelle già citate, meritano attenzione Il Mondo alla rovescia, Dramma giocoso in 2 atti su libretto da Caterino Mazzolà (Vienna, Burgtheater - 13 genn. 1795) e Falstaff ossia le Tre burle, anch'esso un dramma giocoso in 2 atti, librettato da Carlo Prospero de Franceschi e tratto dalla celebre Commedia di W. Shakespeare “Le allegre Comari di Windsor” (Vienna, T. di Porta Carinzia – 3 genn. 1799).
Fuori dall'Ambito operistico spiccano 9 Cantate, tra le quali la Cant. per la salute recuperata di Ofelia, scritta in collaborazione con Mozart (1785), e Il trionfo della gloria e della virtù (1774); seguono 5 Oratori, di cui uno incompiuto (Saulle); 5 Messe, 3 Te Deum e un piccolo Requiem e parecchia Musica vocale (Graduali, Offertori, Mottetti, Salmi ecc).
Riguardo alla Musica strumentale, Salieri ci ha lasciato 3 Sinfonie; le “Ouvertures” delle sue Opere; 3 Serenate; 1 Sinfonia Concertante per vl., vcl e orch. 12 marce, 2 concerti per pf., 1 concerto per flauto e oboe e 1 per organo.
La Musica da Camera comprende 1 quintetto per 2 oboi, 2 corni e fagotto; 4 Pezzi strum. in stile fugato per 2 vl. vla. e vcl., varie Sonate e piccoli Brani per pf.
Essendo stato uno stimatissimo cultore e didatta del “Canto appassionato”, la Musica vocale non poteva mancare nella produzione di questo Compositore. Essa comprende, infatti, 28 Divertimenti vocali su canoni a 2 voci con accomp. del pf., 6 Romanze francesi, 15 Canoni a 3 voci, 12 Pezzi da due a quattro voci, 2 Liriche, il celebre Trattato L'Arte di cantar bene le fughe, la Cantata profana "Il Genio degli Stati Veneti all'entrata delle truppe austriache", e una trentina di Composizioni vocali su testi in italiano, francese e tedesco.