Nella storia di ogni nazione sono custoditi non solo gli avvenimenti politici, che hanno determinato la vita sociale di un popolo, ma anche ciò che riguarda la propria cultura, l’arte in genere e le sue tradizioni.

Un elemento che riesce a mantenere vivi i molteplici aspetti della tradizione popolare è senza dubbio la musica. Non quella classica, colta e come tale appartenente alla tradizione artistica, quanto la Musica popolare, quella nata fuori dalle Istituzioni (Scuola o Chiesa) e libera di circolare tra le classi sociali meno abbienti.

In aggiunta a questa particolarità, l’enorme patrimonio di musica popolare si caratterizza per altre ragioni, prime fra tutte per il Gruppo etnico da cui proviene, oppure per gli Strumenti, con i quali essa viene eseguita. Di norma questa musica è suonata da persone prive di ogni preparazione musicale, in occasione di feste paesane, balli, matrimoni, ecc. Per i suddetti motivi, la maggior parte di essa viene appresa ad orecchio e oralmente tramandata alle generazioni successive.

La Musica popolare o “folcloristica”, termine di derivazione inglese “folk”= popolo, viene spesso fraintesa in quanto, in Italia, al vocabolo “popolare”, quasi sempre, si attribuisce, erroneamente, il significato di “scadente”, di “bassa qualità”. L’interesse per tale musica ebbe inizio con la comparsa delle Scuole Nazionali successive al Periodo Romantico. Alcuni compositori di quel tempo, più che insistere in un “manierismo” ricalcato sulle forme classiche, preferirono porre l’attenzione sulle tradizioni musicali del proprio popolo. Particolarmente attivi nella raccolta e nello studio del patrimonio musicale folclorico furono i compositori ungheresi Béla Bartók (1881-1945) e Zoltan Kodály (1882-1967), i cechi Bedrich Smetana (1824-1884), Antonin Dvořák (1841-1904) e il moravo Leos Janacek (1854-1928). Questo fenomeno si manifestò anche in altri Paesi europei, quelli maggiormente influenzati da spirito nazionalistico, come Norvegia, Finlandia, l’immensa Russia, e la Spagna. In ambito italiano, l’interesse per la musica popolare si manifestò solo verso la metà del Novecento. Le ragioni di tale ritardo sono probabilmente da attribuire ad un’idea diversa di “nazionalismo”, che in Italia si tradusse nel “patriottismo” del nostro Risorgimento, le cui vicende appassionarono per lungo tempo gli estimatori del teatro musicale italiano.

Le caratteristiche della Musica popolare

Agli inizi del Novecento, lo studio della musica popolare si fece sistematico e, con l’aiuto delle prime registrazioni, fu possibile riprodurre fedelmente ogni sfumatura melodica ed inflessione dialettale dei vari canti. I compositori di musica “colta”, grazie al loro interessamento, apportarono valore artistico, oltre che sociale, a questo genere, soprattutto quando adottarono melodie tratte dal repertorio operaio e contadino, per realizzare le loro composizioni.

Lo stralcio di una lettera scritta da Manuel de Falla a Debussy, contiene alcune interessanti osservazioni riguardo alla musica popolare: “ I musicisti ottengono i migliori risultati nel trattamento della musica popolare, non quando fanno uso delle sue melodie, ma allorché ne penetrano l’essenza, assorbendone le origini e scrivendo musica propria”.

Tra i vari Canti popolari, vi sono anche quelli riferiti al lavoro e al ciclo della vita umana. I primi, eseguiti durante l’espletamento delle mansioni quotidiane, trovano scarso riscontro nella società attuale, dal momento che molti mestieri sono quasi del tutto scomparsi. Tuttavia sopravvivono i canti popolari “urbani”, nati nelle periferie delle grandi città, che hanno per tema il lavoro, nelle molteplici situazioni e condizioni vissute nelle fabbriche dalle classi lavoratrici. I canti relativi al ciclo della vita riguardano, per lo più, il mondo contadino.

Essi sono legati ad alcune scadenze annuali importanti, come il momento della semina, quello del raccolto, la scacciata dell’inverno e l’arrivo della primavera, eventi che, ancora oggi, vengono salutati nelle comunità rurali con canti e balli appartenenti ad antiche tradizioni, sopravvissute, il più delle volte, solo nei luoghi di origine.

La Musica popolare in Italia

La musica popolare ha dato origine ad un cospicuo numero di canti in tutte le regioni del nostro paese. Eseguita nei vari dialetti locali, essa trovò, secolarmente, il suo sviluppo ideale nelle feste paesane (collettive e private) e durante il carnevale, periodo in cui questa musica contribuiva efficacemente alla realizzazione di mascherate, carri allegorici, quadri viventi ecc.

Dopo gli anni Cinquanta, alcuni etno-musicologi italiani iniziarono a girare per paesi e villaggi, alla ricerca di testimonianze musicali. Tra costoro è degno di menzione Diego Carpitella, docente di etno-musicologia al conservatorio di Roma, il quale, nel 1954, compì un’ampia ricognizione sul repertorio folclorico regionale italiano. Dalle sue ricerche emerse un vastissimo numero di canti e musiche, le cui registrazioni costituiscono gli oltre tremila“documenti sonori”, depositati in una grande antologia discografica.

Verso la metà degli anni Sessanta, i programmi radiofonici e televisivi furono determinanti alla diffusione della musica popolare in tutto il territorio nazionale. Un processo questo che, avviatosi lentamente all’interno di spettacoli di intrattenimento e di varie rassegne, contribuì in modo decisivo alla diffusione del canto popolare in Italia e alla nascita di gruppi e scuole musicali, legati al patrimonio folclorico delle nostre regioni. Attualmente, la musica folcloristica è parte integrante di svariati generi musicali e sovente viene presa a prestito per la realizzazione di brani “leggeri” oppure di opere più “impegnate”, come il teatro musicale e il musical.

Il genere musicale popolare italiano, ricchissimo e fortemente differenziato, si mantiene attraverso vari livelli di interesse, che vanno dall’opera di ricerca e conservazione del patrimonio folclorico, alla diffusione discografica e all’allestimento di concerti promossi da gruppi come la “Nuova Compagnia di Canto Popolare”, la “Schola Cantorum” e il “Canzoniere del Lazio”.

Una particolare attenzione va posta alla Canzone napoletana la quale, avendo profonde radici nel folclore partenopeo, si caratterizza per una sua autonomia linguistica, che le conferisce il buon diritto di chiamarsi “canzone in lingua napoletana”.

La “Folck-music” anglosassone

La Musica “folck” americana deriva in gran parte da quella britannica (song & ballad) la quale, messa a contatto con altre culture etniche, assunse quei connotati che oggi si possono individuare in parecchi generi di musica leggera. Come accadde per i compositori classici di fine ‘800, parecchi “folck-singer” degli anni Sessanta e Settanta, ricavarono dalla “Popular music” alcuni schemi armonici, che diventarono “modelli” per le loro idee musicali. Grazie a questi cantautori, la musica “folck” divenne anche uno strumento di denuncia contro importanti problemi sociali. Alcuni “poeti” della contestazione, come Bob Dylan, Pete Seeger e Joan Baez, utilizzarono per i loro brani “la musica delle origini”, quella in cui spontaneamente si riconobbero, per esaltare la libertà e i diritti civili delle nuove generazioni.

Con la vendita di milioni di dischi, e con le loro molteplici esibizioni “live” in tutto il mondo, questi “folck-singer” aprirono la strada ad un genere musicale, dagli aspetti commerciali, se si vuole, ma senza dubbio autonomo, capace di coinvolgere altri gruppi e cantanti di fama mondiale.

Di minore notorietà, ma ugualmente efficace per la diffusione della “Folck-music” a livello territoriale, è quella imprecisata moltitudine di gruppi di Musica “country” (paesana, folcloristica), che si esibiscono in occasione di feste, fiere, rodei e manifestazioni varie.

Negli Stati Uniti (ma questo si verifica anche in altre nazioni) la “popular-music” ha assunto le caratteristiche e gli idiomi linguistici dei luoghi di appartenenza. Per quanto riguarda la fascia costiera orientale del Nord-America, le influenze della musica britannica, e in parte di quella francese, sono molto evidenti in quanto i primi coloni, che fondarono i maggiori centri urbani dell’”East” americano, appartenevano a queste nazioni.

Spostandoci verso l’interno del Paese, le influenze sopra menzionate si attenuano e la “folck-music” assume sempre più una propria fisionomia. Qui, e soprattutto negli Stati del Sud, essa ha assimilato alcune caratteristiche e strutture armoniche proprie della musica afro-americana, come il “Blues”. Questo felice connubio, ha dato origine al “Country-Blues”, uno stile che rappresenta il pilastro portante della musica popolare statunitense.

Di uguale matrice, ma differente in alcuni aspetti idiomatici ed armonici, la musica “folck”, nata nell’Estremo Ovest, in California, è probabilmente la più conosciuta al mondo e, comunque, la più commercializzata.

Dagli anni ottanta in poi, la “popular music” americana si è mescolata ad altri generi, dando vita a stili derivati come il “Country-western”, il “Country-soul”, nei quali furono coinvolti le forme del blues e del gospel.

I suoi più validi interpreti sono i “Crosby Still Nash & Young”: un gruppo californiano che, nel corso della sua carriera, propose interessanti produzioni discografiche “country-western”. Altrettanto si può dire di altre formazioni, che fecero la storia di questa musica, come i “Byrd”, i “Jefferson Airplane e, anche se più legati al genere rock, i Grateful Dead.

L’altra musica popolare

Tra i vari brani di musica popolare, oltre a quelli d’amore, di lavoro o di semplice intrattenimento, vi sono i Canti infantili, che comprendono le ninne nanne, le conte, le filastrocche e i canti per giocare. La maggior parte di essi appartengono alla tradizione orale e sono strutturati in forme semplici e brevi, composte da un limitato numero di accordi. Dalla disposizione di quest’ultimi è possibile risalire alle origini di un dato canto e, quindi, conoscerne storia e provenienza.

Anche il Canto popolare religioso vede, nella propria tradizione, un mezzo per consolidare il gruppo d’appartenenza di una data comunità. Nelle minoranze etniche, ad esempio, la musica da chiesa delle piccole comunità, al pari dei canti di contenuto politico-sociale, contribuisce ad unificare un popolo attorno a questioni di carattere ideologico.

Gli Strumenti

Ogni cultura popolare dispone di numerosi strumenti. Alcuni di essi sono diffusi in parecchie etnie, come nel caso del Violino, Fisarmonica, Cornamusa, Clarinetto ecc.; altri, invece, vengono utilizzati in aree geografiche più ristrette, si veda il Mandolino, le Launeddas sarde, e tutta quella serie di pifferi, da suonare soli o per accompagnare il canto. Molti gruppi di musica “folck” utilizzano strumenti che derivano addirittura dalla preistoria, cioè dagli inizi della società tribale.

Il gruppo più consistente di essi è quello composto da sonagli, flauti a becco o muniti di doppia ancia, oltre ad un gran numero di percussioni, che si distinguono a seconda dei luoghi di provenienza.

Non esiste una formazione “tipo” per eseguire musica popolare. Tra i gruppi musicali si possono trovare vari livelli di preparazione: da quelli professionistici, che eseguono musica colta, impegnativa, fino ad arrivare al singolo cantastorie, pittoresco cantante, polistrumentista e narratore di piccole vicende quotidiane.

Le Scale il Ritmo e l’Armonia

Gran parte della musica popolare europea fonda le sue melodie su alcuni tipi di Scale appartenenti al Sistema modale, presente nei canti sacri della Musica gregoriana. Le ragioni di questo fatto, sono da ricercare nella scarsa opportunità, per le classi sociali povere, di venire a conoscenza delle novità musicali del momento; infatti, per tenersi aggiornati occorreva avere i mezzi economici per viaggiare. Di conseguenza, l’unica musica circolante nell’isolamento delle comunità popolari e contadine fu quella eseguita in chiesa, praticata durante le funzioni religiose.

I Modi gregoriani, coinvolti nel canto popolare, sono quattro: dorico, frigio, lidio e misolido; questi nomi (e non la struttura delle relative scale) derivano dall’organizzazione musicale dell’antica Grecia.

Il Ritmo

I canti popolari, pur essendo semplici ed orecchiabili dal punto di vista melodico, posseggono una grande varietà di ritmi, dovuta dalla consuetudine di lasciare l’andamento ritmico-musicale libero di adattarsi alla struttura metrica del testo.

Per questa ragione, molto spesso, i ritmi si presentano in Forme irregolari, con Accenti forti e deboli che cadono senza un preciso ordine, in misure composte da Tempi dispari (5, 7, 11 e addirittura 13 tempi).

L’armonia

Gli Accordi che costituiscono l’impianto armonico delle canzoni popolari e contadine, sovente, vengono concatenati senza rispettare le più elementari regole classiche di composizione. La ragione, come è facile intuire, si spiega nella scarsa conoscenza delle tecniche armoniche da parte di chi componeva queste musiche; ciò, tuttavia, non impedì a tale musica di svilupparsi rigogliosa anche in altri generi (classico, leggero, jazzistico) dove sovente contribuì, con validi spunti, alla creazione di opere di grande valore artistico.

L’accompagnamento armonico delle canzoni popolari non ha strutture complesse, in quanto le melodie sono generalmente formate da una semplice frase musicale ripetuta più volte con parole diverse.

I Testi

Nella musica popolare e contadina, i testi dei canti fanno riferimento a molti aspetti del mondo sociale, raccontati secondo le esperienze di vita vissuta in prima persona dagli autori. Le canzoni, che parlano delle estenuanti giornate di lavoro e delle miserevoli condizioni di vita delle classi operaie di fine Ottocento, altro non sono che testimonianze “in musica” di queste tristi realtà.

Alla tradizione popolare appartengono anche i Canti militari, quelli scaturiti spontaneamente tra i soldati, volti a tenere alto il loro morale, per ricordare i propri cari, la propria amata che hanno dovuto lasciare al paese. Non tutte le canzoni popolari provengono dai ceti sociali medio-bassi. In alcuni casi è capitato che testi di ispirazione patriottica, scritti da eminenti letterati, furono musicati da compositori professionisti, che seppero trarre da queste semplici melodie veri e propri “brani d’autore”. Questo fenomeno, in Italia ebbe pieno sviluppo durante il Risorgimento, periodo nel quale il popolo, desideroso di libertà, trovò nel canto un modo di identificarsi e di unirsi attorno agli stessi ideali e all’amor di patria.

Un identico fenomeno si verificò anche in altre nazioni; soprattutto in quelle che dovettero lottare per la propria indipendenza e libertà. Il caso più significativo appartiene alla storia degli Stati Uniti, che, nel Settecento, combatterono a lungo per ottenere l’indipendenza dalla Gran Bretagna.

In tutti gli Stati di questo grande paese, si diffusero rapidamente canti ed inni legati alle più importanti vicende storiche. Più tardi, accanto ad essi, apparvero i canti con testi ispirati a problemi sociali come la schiavitù, la discriminazione razziale, lo sfruttamento dei lavoratori ecc.: canzoni che esistono ancora oggi, in quanto parecchi di questi problemi sono tuttora irrisolti.