Origini e diffusione
Strumento idiofono percosso da lunghi e grossi mazzuoli, il ”gong”, costruito in bronzo (o in lega con forti percentuali di quest’ultimo), fece la sua comparsa in Cina e in vaste zone limitrofe verso il XV secolo d.C.
I modi in cui esso si presenta sono differenti, e dipendono dai luoghi dove viene utilizzato: appeso verticalmente a un telaio, disposto orizzontalmente su una cornice di legno o su corde tese, tenuto con una mano e percosso con l’altra se si tratta di gong di piccole dimensioni.
A differenza delle campane o dei piatti, il punto di massima vibrazione è situato al centro, mentre ai bordi la vibrazione risulta assente.
I gong si distinguono in due categorie principali: ”piatti” (in oriente definiti maschili), e ”a bulbo” (femminili). I primi producono suoni indeterminati, i secondi hanno una intonazione ben precisa, che può essere facilmente modificata, limando sia il bulbo che la corona del disco.
Anche il metallo usato per la sua realizzazione, differisce a secondo dei paesi d’origine: nell’area orientale asiatica, in Tibet e in India viene solitamente impiegato il bronzo, o più raramente l’argento; in Africa il ferro battuto e, nelle isole di Giava e Bali, ad una lega di rame, zinco e stagno, sovente viene aggiunta una considerevole percentuale di oro.
Con il nome di ”lo”, il gong fin dalla sua comparsa in Cina (avvenuta nel XV secolo) è entrato stabilmente a far parte del servizio musicale religioso buddhista e confuciano; mentre in Giappone il gong piccolo denominato ”šoko” è inserito stabilmente nell’orchestra di corte.
I paesi dove questi strumenti risultano maggiormente diffusi, in tantissime fogge e dimensioni sono l’Indocina e l’Indonesia. Qui si possono trovare gli esemplari più perfetti e pregiati, disponibili sia come elementi singoli, che in varie coppie (Kempul), fino a quelli a forma di paiolo rovesciato, disposti orizzontalmente su un basso telaio ( ketuk e kenong).
Il gong in Europa, spoglio della sua valenza sacro-religiosa, viene impiegato nelle varie orchestre sotto il nome di tam-tam, oppure aggregato alla sezione ”cimbali” della batteria.
Le dimensioni di questi strumenti sono molteplici ed alcuni di essi, possono raggiungere perfino i due metri di diametro.