Origini e diffusione
Sotto forme e dimensioni diverse, i kymbala possono essere considerati i lontani progenitori dei piatti attuali, quelli normalmente utilizzati in coppia da un solo esecutore, nei gruppi bandistici e nell’orchestra sinfonica.
Di derivazione orientale, in Grecia e nella Roma antica, i kymbala venivano fabbricati in bronzo, con un diametro che non superava i 20-25 cm. e con una forma assai più concava dei piatti moderni.
Tra il XIII e il XIV secolo, questi strumenti erano già presenti nel mondo occidentale, come quelli attuali, cioè di circa 40 cm. di diametro, meno concavi, provvisti di un rigonfiamento a cupola nella parte centrale e con un foro, dove si trova un perno passante ”a borchia”, con il quale vengono fissate le maniglie di cuoio che permettono di impugnare lo strumento.
I piatti vennero utilizzati per la prima volta in orchestra verso la fine del 1600; ma soltanto nella prima metà del secolo successivo essi trovarono impiego stabile negli organici sinfonici ed operistici. Questo interesse per i cymbales (che si manifestò abbastanza rapidamente), è dovuto al rilevante numero di composizioni di quegli anni, e ad alcuni lavori musico-teatrali ispirati al dilagare della moda ”alla turca”, la quale impose all’orchestra un organico esemplato sulla musica militare giannizzera.
Nel 1800, con le grandi opere musicali ”romantiche”, i piatti si resero insostituibili nella sezione percussioni; essi furono utilizzati, soprattutto, per accentuare con vigorosi colpi i ”fortissimi” delle ”masse sonore” anche se, non mancarono differenti modi di impiego, come il loro sfregamento e l’utilizzo di due bacchette per percuoterli.
Attualmente, nell’ambito della musica classica, queste tecniche sono rimaste inalterate, ed inoltre se ne sono aggiunte di nuove, come la loro percussione con spazzole di metallo oppure lo sfregamento con un’archetto di violino, secondo le indicazioni date in una partitura scritta da Arnold Schönberg.
Nel jazz e nella musica leggera, i piatti sono componenti importantissimi della batteria.
Se ne possono trovare in commercio di diverse dimensioni e vengono situati, per la loro percussione, su dei supporti ad asta muniti di tre piedi.
I modelli principali sono: il ”crash cymbal” simile al piatto cinese ma più sottile; il cui diametro varia tra i 50 e i 70 cm. Lo ”splash cymbal” di diametro ridotto (circa20 cm.) che ricorda il suono dei piatti bandistici quando vegono suonati ”a colpo stoppato”; il ”sizzle cymbal” munito di alcuni fori per l’inserimento di chiodi a doppia testa che conferiscono al piatto un suono-ronzio prolungato; e il ”china cymbal”, disponibile anche con i bordi rivoltati, per aumentare la superficie vibrante senza dover ingrandire il diametro che è di circa 70 cm.
Oltre a questi modelli, considerati particolari, esistono quelli normali, di svariate dimensioni e spessori, adatti per soddisfare ogni esigenza sonora.
La lega con la quale i piatti sono costruiti, (rame, stagno, argento ecc.), e il modo di realizzarli (torniti, picchiettati ecc.) sono determinanti per la qualità del suono, motivo per il quale, i costruttori di solito mantengono un assoluto riserbo su questo genere di informazioni.