Compositore, Pianista e Didatta.
Rigoroso verso gli altri e con se stesso, ben si spiega la sua profonda conoscenza della Composizione di tutti i Generi e Periodi musicali.
La sua produzione sinfonica è imponente e ricca di sonorità; quanto al “Teatro” poi, Respighi dimostrò qualità di Operista di navigata esperienza.
Appartenente ad una famiglia di musicisti, Ottorino Respighi nacque a Bologna il 9 luglio 1879, Secondogenito di Ersilia Putti e di Giuseppe, pianista, didatta e consigliere dell'Accademia Filarmonica del Capoluogo emiliano. Avviato allo studio del pf. e del Vl. dal padre, nel 1891 Ottorino si iscrisse al Liceo musicale di Bologna, dove ebbe Federico Sarti come insegnante di vl. e vla., Cesare Dall'Olio per il Contrappunto, Giuseppe Martucci e Luigi Torchi per la Composizione.
Nel 1899, il ventenne Respighi si diplomò, con menzione speciale, in Violino e, dopo aver militato nella sezione Archi dell'Orch. del T. Comunale di Bologna, nel novembre del 1900 si recò a San Pietroburgo, in qualità di 1ª v.la del T. Imperiale.
Nella Città zarista, il ventenne musicista bolognese ebbe modo di conoscere Rimskij-Korsakov e ne guadagnò la stima: l'anedottica vuole che il grande Maestro russo, sempre attorniato da giovani musicisti desiderosi di sottoporgli le loro Composizioni, dopo aver esaminato un lavoro di Respighi, si alzasse, andasse nell'anticamera e dicesse:” Per oggi non ricevo nessuno”.
Di “Korsakv”, Respighi divenne allievo; da lui apprese quelle Tecniche compositive che caratterizzeranno l'intera sua Carriera artistica. Tornato a Bologna, nel 1901 egli ottenne il diploma di Composizione, presentando un Preludio, Corale e Fuga. Quindi si recò a Berlino per studiare con Max Bruch (1902) ed intraprendere l'attività concertistica e quella di compositore. Rientrato in Italia, nel 1904 Respighi ottenne una certa notorietà con l'esecuzione della Fantasia in sol min. per pf e orch.
L'anno seguente, gli studenti dell'Università di Bologna fecero rappresentare la sua prima Opera teatrale Re Enzo (Bologna, T del Corso 12 mar. 1905). L'autore, intanto, era entrato a far parte del famoso “Quintetto Mugellini”in qualità di violista, ma, già dopo due anni, partì nuovamente per Berlino, dove fu pianista accompagnatore nella Scuola di canto “Etelka Gester”. Durante questo periodo, Respighi sottopose al grande Direttore d'orch. Arthur Nikisch alcune sue trascrizioni di Musica antica, tra le quali “Il Lamento d'Arianna” di C. Monteverdi. Il Maestro ungherese rimase talmente affascinato da questo Lavoro, che decise di eseguirlo con la Filarmonica di Berlino; la parte di “Arianna” venne affidata al celebre mezzo-soprano olandese Julia Culp. Il successo fu enorme, esaltato da tutti i giornali. L'evento provocò un forte interesse per la Musica antica e, di conseguenza, prese avvio una capillare ricerca di altre Musiche del passato, giacenti da secoli nelle biblioteche e negli archivi musicali di tutta Europa.
Anche Respighi fu toccato dal successo, in quanto fautore di questa clamorosa rinascita. Tuttavia, come dimostra una lettera inviata al padre, egli ne attribuì il merito alla maestria del grande musicista cremonese.
Dopo la fortunata esperienza berlinese, Respighi tornò in Italia e, da Compositore affermato, fece rappresentare al T. Comunale di Bologna il Poema tragico in 3 atti Semirama (23 nov.1910). Poi, nel 1911, fu la volta del Poemetto lirico Aretusa, per v. femm. e orch., interpretato dal mezzo-soprano Chiarina Fino-Savio, la cantante prediletta del Compositore emiliano, che diventò, nel tempo, il suo più grande amico.
Vinta la Cattedra di Composizione al Conservatorio di Palermo (1912), Respighi vi rinunciò e preferì restare nel Capoluogo emiliano per sostituire il suo vecchio Maestro Torchi al Liceo Musicale di Bologna; questo fino al 1913, quando ottenne la classe di Composizione al Liceo musicale (poi Conservatorio) di Santa Cecilia di Roma. Durante il periodo capitolino scrisse l'Opera Marie Victoire, su libr. del Poeta belga Marie Emile Giraud (mai rappr.), e la Sonata in si min. per vl. e pf., dedicata al violinista bolognese Arrigo Serato; tuttavia si trattò di Opere minori, se paragonate al Poema sinfonico Le fontane di Roma, scritto nel 1916. Questo Lavoro, composto da 4 Movimenti, ognuno ispirato ad una Fontana di Roma in un momento differente del giorno, al debutto non fu ben accolto (Roma, T. Augusteo 11 mar. 1917). La definitiva consacrazione avvenne a Milano, sotto la direzione di Arturo Toscanini (Auditorium del Conservatorio, 11 febb. 1918).
Nel 1919 Respighi sposò la cantante, pianista e compositrice Elsa Olivieri Sangiacomo, una sua ex-allieva, figlia di un Ufficiale dell'Esercito. La donna, dopo il matrimonio divenne una famosa scrittrice e regista teatrale, cooperando nell'allestimento di alcune Opere del marito. Grazie a Elsa, profonda conoscitrice del Canto Gregoriano, il Maestro iniziò uno studio sistematico della Musica medioevale, anche se continuò a lavorare sui capolavori settecenteschi, con le trascrizioni de “Le astuzie femminili” di Domenico Cimarosa e della “Serva Padrona” di Giovanni Paisiello per i “Balletti” di Sergej Djaghilev. Soltanto nel 1922, l'amore per la Musica antica si concretizzò in lui con il Concerto Gregoriano per vl. e orch., che ottenne tiepidi consensi alla sua “Prima” (Roma, T. Augusteo 5 febb.1922), ma che in seguito diverrà uno dei Componimenti più eseguiti.
In Campo teatrale, per Respighi il vero debutto avvenne con La bella addormentata nel bosco, opera in 3 Atti, su libretto di Gian Bistolfi, tratto dalla Fiaba seicentesca di Charles Perrault; il lavoro fu composto nel triennio1907-1909. Tuttavia la rappresentazione fu data molto più tardi, il 13 apr. 1922, al T. Odescalchi di Roma, dove ebbe un grande successo, confermato da numerose repliche.
Dopo l'esecuzione del Poema Sinfonico I pini di Roma ( T. Augusteo, 14 dic. 1924), tra il 1925 e il 1926 i coniugi Respighi si recarono in tournée negli Stati Uniti e, colà, si esibirono alla prestigiosa “Carnegie Hall” di New York, presentando il Concerto in modo misolidio per Pf. e Orch.
Tornata in Europa, la Coppia curò la realizzazione e l'allestimento di altri lavori operistici, come la Commedia Lirica in un prologo e due atti Belfagor, librettata da Claudio Guastalla (Milano, T. alla Scala 26 apr. 1926), e La campana sommersa, opera in 4 atti (sempre su libr. del Guastalla), ricavata dal Poema Drammatico “Die versunkene Glocke” di G. Hauptmann (Amburgo, Stadttheater 18 nov.1927). Nonostante il successo internazionale ottenuto con quest'Opera, per cinque anni, Respighi rinunciò alla Musica teatrale per dedicarsi interamente al Genere strumentale. Ai Lavori già ultimati (Poema autunnale, “Pezzo” per vl. e orch., Vetrate di chiesa, quattro Impressioni sinfoniche e il Trittico Botticelliano, per Orch. da Camera), il Maestro aggiunse la Suite brasiliana per Orch., rappresentata al T. Municipal San Paulo do Brasil (6 giu.1928) e, soprattutto, Feste Romane, che concluse il Ciclo dei Poemi Sinfonici dedicati alla “Città eterna” (New. York, Carnegie Hall 21 febb.1929).
Impressionato favorevolmente da un Concerto eseguito dalla clavicembalista Wanda Landowska all'Accademia Chigiana di Siena, Respighi avvertì il desiderio di tornare alla Musica antica e compose la Lauda per la natività del Signore, rappresentata il 22 nov. 1930 in occasione del Concerto inaugurale della stessa “Accademia”.
Il 1932 fu un anno ricco di avvenimenti. Già il 23 gennaio, al T. alla Scala, venne rappresentato il Balletto in 5 Quadri Belkis, regina di Saba; il 16 marzo, andò in scena, alla Carnegie Hall di New York, Maria Egiziaca, mistero lirico in 3 Episodi, librettato dall'amico Guastalla, che fu anche il primo biografo di Respighi. Nello stesso mese, il maestro fu eletto Membro dell'Accademia Reale d'Italia. Poi, in aprile, egli si recò a Washington per eseguire il Concerto “Hunthing-tower Ballad” in memoria del grande compositore e direttore bandistico John Philiph Sousa, appena scomparso.
Nel 1934 Respighi presentò al T. dell' Opera di Roma La fiamma (23 genn.), Lavoro librettato dal consueto Claudio Guastalla e ambientato nella Ravenna del VI secolo. La realizzazione fu particolarmente laboriosa in quanto l'autore fu di una meticolosità estrema al punto che apportò modifiche anche a prove quasi ultimate. Il motivo di tanta puntigliosità risiedette nel fatto che, il librettista romano aveva iniziato a scrivere un soggetto di ambientazione bizantina, poi sottopose all'attenzione di Respighi un Libretto con contenuti più drammatici, destinato ad un altro musicista. Invaghitosi della trama, il maestro pretese che tale libretto venisse adattato al suo nuovo lavoro teatrale. Al suo debutto, l'Opera conobbe un grande successo che proseguì in Argentina ed Uruguay, grazie anche alle magistrali interpretazioni del Soprano Claudia Muzio.
Nel 1935, con un repentino cambio di Genere, venne rappresenata al Teatro scaligero milanese l'elaborazione respighiana della Favola pastorale ”Orfeo” di Monteverdi, sotto la direzione di Gino Marinuzzi (16 mar.): l'evento fu però contestato da Arturo Toscanini, che accusò l'autore di aver prevaricato su chi, prima di lui, aveva pensato alla realizzazione di un simile progetto.
L'ultima fatica di Respighi fu Lucrezia, Opera in un Atto e 3 Quadri, ambientata nella città laziale di Ardea, al tempo in cui Roma subiva ancora gli influssi della civiltà etrusca.
A causa di una grave malattia cardiaca (endocardite lenta da streptococco viridans), le condizioni di salute del maestro iniziarono a peggiorare mentre stava ultimando la Partitura di questo Lavoro, che fu lasciato incompiuto per l'avvenuta morte del Compositore nella sua villa romana “I Pini”, il 18 aprile 1936.
“Lucrezia” fu poi completata dalla moglie con l'aiuto del giovane allievo Ennio Porrino e mandata in Scena al T. alla Scala di Milano il 24 febb. 1937.
Il Funerale si svolse nella Capitale in forma solenne e la memoria di Respighi venne onorata da una quantità ingente di attestazioni di cordoglio e stima (più di 600 telegrammi), oltre ad un numero imprecisato di "Articoli" pubblicati dalla Stampa italiana ed estera. In un primo momento, la moglie espresse l'intenzione di far erigere una tomba nel parco della loro villa; poi cedette alle accorate richieste delle Autorità bolognesi di trasferire la Salma alla Certosa del Capoluogo emiliano, dove ora giace in un sarcofago poggiato su alcune pietre di una Via consolare romana, accanto alla Tomba di Giosuè Carducci.
Compositore dalle molteplici attività, Ottorino Respighi manifestò sempre un grande "Senso di perfezione" nella realizzazione delle proprie opere, perfino di quelle di minore impegno.
Questo carattere incline alla pignoleria, dovuto al rigore formale infusogli dagli insegnamenti di Torchi e di Martucci, si rivelò utile nella successiva evoluzione stilistica, che trovò la sua migliore espressione nei famosi Poemi sinfonici romani; così come fu di grande importanza, per l' orchestrazione, l'influenza esercitata da Rimskij-Korsakov e da Max Bruch.
Nonostante Respighi sia, dopo Puccini, il compositore più eseguito del Novecento italiano, se si escludono i “Poemi”, sorprende la quasi totale indifferenza per la restante produzione che si snoda variegata su tre principali versanti: il recupero della Musica antica, il Neoclassicismo e il Teatro musicale. La ragione di ciò non sta tanto nel valore intrinseco di questo o quel lavoro, quanto nel generale irrigidimento del Repertorio novecentesco da parte di chi deve tenere conto dei ritorni economici, quando viene programmata una Stagione musicale. Di questo fattore Repighi parve non accorgesi. Vissuto di Musica fin dall'infanzia, a lui non interessò di piacere o di dispiacere, e neppure perseguì un Genere o uno Stile solamente perchè gradito al pubblico: lo dimostrano i 3 Poemi sinfonici “romani” che, pur rappresentando una Trilogia unitaria, vennero composti a notevole distanza temporale l'uno dall'altro (1916-1924-1928).
Anche il recupero della Musica antica, per non dire remota, non fu un'operazione commerciale, un tentativo di sintonia con il pubblico, ma una fioritura artistica spontanea, alimentata dalla moglie Elsa e sostenuta dal comune amore per le radici della tradizione musicale non solo italiana, ma europea.
Quanto al Teatro musicale, Respighi mise a disposizione tutte le sue qualità di Operista, ora misurandosi con il genere “Buffo” (Belfagor), ora affidandosi al Carattere simbolista (La Campana sommersa) o alla riesumazione della vocalità ottocentesca (La Fiamma), che appare molto evidente nell'incompiuta, ma più matura, “Lucrezia”. Occorre inoltre non dimenticare la copiosa produzione per Balletto, che comprende La boutique fantasque, su musiche di Rossini (Londra, 1919); La pentola magica, su temi popolari russi (Roma, 1920); Sèvres de la vieille France (idem); Scherzo veneziano (idem); Gli uccelli, dalla “Suite” omonima (Sanremo, 1933); Antiche arie e danze, dalle “Suites” omonime raccolte dalla moglie e pubbl. da Ricordi (Milano, 1937); e altri lavori minori. Anche la Produzione cameristica è rilevante. Di essa vengono ricordati la Suite della tabacchiera, Scherzo per fiati e Pf. a 4 mani (1930); il Quartetto dorico (1921); 3 Preludi sopra melodie gregoriane (1921); l'Adagio con variazioni per vcl. e pf. (1921).
Il punto di forza della Musica respighiana risiede nella Produzione sinfonica alla quale, per valore artistico, oltre ai lavori già menzionati, vanno aggiunti il Poema sinf. Ballata delle Gnomidi (Roma, 1920); il Tema e Variazioni Metamorphoseon modi XII (Boston, 1930); la Fantasia Slava in sol min. (1908).
Per Voce solista e orchestra, oltre i citati Poemetto lirico “Aretusa” e la “Lauda per la natività del Signore”, Respighi compose Il Tramonto (in origine per Mezzo-sopr. e Quartetto d'archi, 1914), La sensitiva (per v. mezzo-sopr., 1914), Deità silvane (per Sopr. e 11 Strum., 1917), La primavera (per Soli e Coro, 1923); a questa Produzione si aggiungono una ventina di Liriche, i 5 Canti all'antica (1906) e le 4 Arie scozzesi (1924) per Voce e Pf.
Importanti sono, infine, le Trascrizioni respighiane. Se si esclude la trascr. degli Études-Tableaux per pf. op. 39 di Sergej Rachmaninov, le restanti sono dedicate a Compositori del passato. Alla famosa rivisitazione del “Lamento di Arianna” monteverdiano, il Maestro bolognese aggiunse la Pastorale per Vl. e Archi di Giuseppe Tartini; L'Aria dalla “Passione secondo S. Matteo” di J.S. Bach; la Cantata Didone per v. Sopr. e piccola orch. di Benedetto Marcello. Ad altre Trascrizioni. di Comp. bachiane, seguono la Sonata in re magg. per vl. di A.Vivaldi; la Toccata e Fuga in la min. di Gerolamo Frescobaldi; sul Versante teatrale, le già accennate Trascriz., ricavate dalla “Serva Padrona” di Giovanni B. Pergolesi e da “Le Astuzie femminili” di Domenico Cimarosa.