clavicembalo
(fr.clavecin; ingl.harpsicord; ted.Cembalo; Klavizymbel; Kielflügel)

Origini e diffusione

L’origine del Clavicembalo - sembra ormai certo - deriva dall’applicazione di una tastiera al salterio: un cordofono mediorientale da cui si ottiene il suono per “pizzicamento” delle corde, che risale al primo millennio a.C.

Nella storia esistono due modelli fondamentali di Clavicembalo: quello italiano e quello fiammingo. Quest’ultimo, più recente di quasi un secolo rispetto al primo, ebbe soltanto una discreta diffusione, dovuta principalmente alla famosa scuola cembalaria di Anversa, poichè la splendida fioritura musicale che avvenne in Italia durante il rinascimento, favorì la netta supremazia del modello italiano. Gli strumenti che uscirono dalle botteghe cinquecentesche di Modena, Pavia, Pesaro, Milano, ma soprattutto di Venezia, furono infatti considerati, sin dall’inizio, autentiche opere d’arte, richiestissime negli ambienti musicali più raffinati di tutta Europa.

Al Clavicembalo, prima del 1700, non furono apportate modifiche sostanziali, poichè il suo impiego, per via della sonorità delicata, rimase circoscritto alla musica da camera.

Solo agli inizi del XVIII secolo, furono messe in atto le innovazioni più significative per contrastare la lenta ma inesorabile ascesa del pianoforte.

I modelli a doppia tastiera sovrapposta - già in uso da almeno un secolo e mezzo - in origine non erano stati concepiti per l’uso simultaneo dei due piani sonori, ma per un loro impiego indipendente; tant’è che essi non venivano quasi mai accordati in modo uguale.

Fu verso la metà del 1600 che si cominciò a dare alle due tastiere uguale estensione e un identico punto di intonazione.

Nella seconda metà del XVIII secolo, la progressiva affermazione del pianoforte segnò un graduale declino del clavicembalo e, in un primo momento, i due strumenti convissero negli stessi ambienti, generando confronti favorevoli ora all’uno ora all’altro. Ciò nonostante, già nei primi anni del 1800 il clavicembalo era praticamente caduto in disuso.

La rinascita di questo strumento coincise con il rinnovato interesse per i generi musicali del passato che iniziò in Francia a partire dal 1850, con la ristampa delle opere dei maggiori clavicembalisti del primo’700.

I costruttori parigini Erard e Pleyel, sull’onda di questa nuova sensibilità musicale, affiancarono alla già avviata produzione di pianoforti, anche quella cembalaria.

Tra la fine del 1800 e i primi del ‘900, le numerose iniziative verso la musica del passato e l’interesse dimostrato dai compositori moderni per questo strumento, hanno contribuito in modo determinante a far entrare il Clavicembalo nel novero degli strumenti contemporanei.

 

Struttura

clavicembalo

La maggior parte dei Clavicembali posseggono una sola tastiera, sono abbastanza frequenti quelli che ne hanno due, assai rari i provvisti di tre.

Il principio della corda pizzicata da un plettro azionato da un meccanismo, è la caratteristica principale dello strumento.

Un’asticciola di legno rettangolare, chiamata salterello, poggia sulla parte posteriore del tasto che, premuto dalle dita, si comporta come una leva e muove il salterello verso l’alto in apposite guide. L’estremità superiore di quest’ultimo, termina con una forcella nella quale vi è posto un piccolo bilanciere detto lingua, che, a sua volta, è provvisto nella parte superiore di un plettro.

Il movimento verticale verso l’alto di quest’ultimo - fatto con penne di corvo - determina il pizzicamento della corda.

Il plettro durante la sua discesa tocca di nuovo la corda ma, grazie alla rotazione della forcella sul proprio asse e dopo aver vinto la debole resistenza di una molla “a lamina” indietreggia, evitando di pizzicare la corda una seconda volta.

Lateralmente, alla sommità del salterello, c’è lo smorzatore ricavato da un pezzetto di feltro o di 6 con il compito di arrestare le vibrazioni della corda, nel momento in cui il tasto viene rilasciato.

Il Clavicembalo è composto da una cassa armonica piatta, la cui parte superiore è chiusa dalla tavola armonica, generalmente costruita con assicelle di abete o cipresso.

Sotto di essa sono disposti dei listelli sottili di legno tenero, chiamati catene che, oltre ad irrobustire la tavola, ottimizzano anche particolari problemi acustici.

Le corde, che a seconda delle dimensioni e lunghezze, possono essere di acciaio o di ottone, vengono - per ragioni acustiche - disposte parallelamente alle fibre del legno della tavola armonica. Riguardo alle misure, esse ubbidiscono ai principi applicati alle canne d’organo. La loro tensione e l’accordatura, avvengono in modo analogo a quella del pianoforte.

La tastiera, al pari delle eventuali due o tre tastiere sovrapposte dei primi clavicembali, era formata da 35 tasti, con una estensione che abbracciava 3 ottave e partiva dalla nota Si1 per arrivare al La4. Ulteriori sviluppi consentirono un ampliamento verso il grave che raggiungeva il suono Fa1.

Gli strumenti costruiti dal 1700 in poi, hanno un’estensione più ampia, generalmente di 4 ottave e una quarta, con le seguenti note estreme: Do1 - Fa5.

Tecnica

A causa della poca sostenibilità del suono, la letteratura per Clavicembalo è ricchissima di abbellimenti: gruppetti, acciaccature, mordenti ecc. che obbligano l’esecutore ad una agilità tecnica che, in alcuni casi, supera quella imposta dal pianoforte.

Inoltre, con la presenza di più tastiere, le mani sono costrette a muoversi su piani diversi, per cui un pianista che volesse eseguire una composizione al clavicembalo, potrebbe incontrare qualche difficoltà. Se si eccettuano le differenze sopra citate e l’assenza del pedale nel clavicembalo, le tecniche d’esecuzione per i due strumenti sono praticamente simili.

Curiosità

  1. In Francia la scuola cembalaria si sviluppò quasi esclusivamente a Parigi. Dei 240 nomi conosciuti, perchè iscritti nei registri della prima “corporation nationale” del 1599, circa 200 risultano essere stati residenti nella capitale francese.

  2. Nel 1700 furono costruiti in Francia alcuni Clavicembali portatili chiamati clavecin brisée, la cui caratteristica consisteva nell’avere tre sezioni scomponibili e ripiegabili che facilitava il loro trasporto, come fossero normali bauletti.

  3. Tra i massimi clavicembalisti del primo ‘700, troviamo François Couperin (1668-1733) soprannominato il “bach francese”. Un appellativo che calza perfettamente, per l’isolamento artistico di questo musicista e per aver egli dimostrato una particolare dedizione, quando scrisse le sue composizioni per Clavicembalo.