Origini diffusione e struttura
Inventata dal francese Alfonse Mustel nel 1885, la Celesta fu brevettata l’anno seguente dal figlio Auguste e subito impiegata in orchestra dal compositore Clement Delibes e dal compositore organista Théodore Dubois in alcuni suoi concerti.
A causa della povertà di suoni armonici, il timbro di questo strumento è alquanto puro, intermedio tra quello dell’arpa e quello dei campanelli.
Di struttura simile ad un armonio, la Celesta è un idiofono ”a tastiera” munito di una serie di piastre in acciaio intonate cromaticamente, alle quali corrisponde un risuonatore di legno. Tali piastre sono inoltre corredate di smorzatori a pedale che provvedono ad interrompere le vibrazioni delle lamine, causate dall’azione dei martelletti comandati dai tasti.
L’estensione della Celesta è di 4 ottave (Do2 - Do6) ma, nei modelli più recenti, ne è stata aggiunta un’altra verso l’acuto (Do2 - Do7).
In partitura i suoni dello strumento sono in genere scritti all’ 8va inferiore rispetto al suono reale.
Esempi di impiego della Celesta si possono trovare nello ”Schiaccianoci” di Čajkovskij, ”Petruška di Strawinskij e nel ”Convento veneziano” di Alfredo Casella, opera in cui lo strumento viene suonato ”a quattro mani”.