Origini e diffusione
Largamente diffuso in vaste zone dell’Africa, Oceania e Sud America, lo Xilofono, nei suoi modelli primitivi, si presenta in varie forme ed è costituito da alcune tavolette di legno (percosse da mazzuoli) che utilizzano, come cassa di risonanza, una cavità del terreno, oppure le cosce dell’esecutore, quando suona lo strumento stando seduto con le gambe incrociate.
In Europa, soprattutto nelle regioni alpine, lo Xilofono era già conosciuto fin dagli inizi del XVI secolo ed utilizzato nell’ambito della musica popolare; solo a partire dalla fine del 1800, esso fece il suo esordio in orchestra.
In varie incisioni medioevali effettuate in Germania, compaiono delle raffigurazioni di carattere grottesco dove si vede uno scheletro danzante con in mano delle bacchette di legno, nell’atto di percuotere uno Xilofono privo di risuonatori.
Una serie di testimonianze risalenti alla Magna Grecia, dimostrano questo strumento ancora più antecedente. In Italia, prima della comparsa dello Xilofono avvenuta verso il XV secolo, esisteva uno strumento analogo chiamato Sistro d’Apuleia.
A partire dal Rinascimento e fino al 1700 inoltrato, lo Xilofono trovò (soprattutto nell’Europa continentale) larga diffusione presso i musicanti girovaghi, che se ne servirono per l’accompagnamento delle loro danze. Le tavolette, fissate su un rudimentale telaio munito di tracolla, venivano percosse con semplici bacchette di bambù terminanti con una pallina di legno o di osso.
Nei primi decenni del 1800 (soprattutto a Parigi), lo Xilofono iniziò una graduale ma costante affermazione presso il grande pubblico, grazie ad alcuni virtuosi che seppero valorizzarlo con ”Pezzi di bravura” inseriti come momento di diversione nei vari appuntamenti musicali che costituivano il programma delle numerose stagioni concertistiche ed operistiche.
Viene ricordato a questo proposito il polacco Michal Guzikow, che riuscì a stupire ed appassionare pianisti-compositori della levatura di Felix Mendelssohn e Fryderyc Chopin.
Fu però soltanto con Camille Saint-Saëns, nella sua celebre ”Danse Macabre” del 1884 che lo Xilofono fece il suo esordio nell’orchestra sinfonica.
Nel nuovo secolo, parecchi furono i compositori che utilizzarono questo strumento nelle loro composizioni, tra questi: Gustav Mahler (6° sinf. 1901); Richard Strauss (Salome, 1905); Claude Debussy ( Images, 1910); Maurice Ravel ( Ma mére l’Oye, 1912) e perfino Giacomo Puccini che lo inserì nella sua ”Turandot” del 1926. Tra i compositori contemporanei vanno ricordati Goffredo Petrassi (il Cordovano, 1948) e Carl Orff. Quest’ultimo, oltre a scrivere alcune composizioni ”per xilofono”, lo inserì nel suo Schulwerk come strumento pedagogico.
Struttura e Tecnica
Lo xilofono moderno è composto normalmente da due file di tavolette a forma di parallelepipedo, in legno duro ed elastico (noce o palissandro). Più rari sono i modelli costituiti da elementi cilindrici.
L’altezza del suono ubbidisce a regole ben precise; essa infatti è direttamente proporzionale allo spessore della tavoletta e indirettamente proporzionale alla sua lunghezza.
In altre parole, a parità di spessore, una tavoletta di lunghezza doppia rispetto ad un’altra, produce un suono abbassato di due ottave; invece a lunghezza uguale, ma a spessore doppio, il suono si innalza di un’ottava. La larghezza, che non influisce sull’intonazione, conferisce al suono una maggiore intensità.
Secondo i principi acustici dei regoli, quando le tavolette dello xilofono sono percosse, a circa 2/9 della loro lunghezza totale si formano due nodi trasversali, zone nelle quali non si manifesta alcuna vibrazione. In corrispondenza di questi punti, le tavolette possono essere fissate su un telaio di supporto senza l’inconveniente di smorzare le vibrazioni prodotte dalle tavolette.
Disposte orizzontalmente e ordinate come la tastiera del pianoforte, esse si presentano in ordine decrescente di lunghezza da sinistra verso destra, e conferiscono allo strumento un’estensione di circa 3 ottave, ad eccezione di quelli a registro più grave, nei quali l’estensione è più ampia.
Sotto ogni barretta di legno, vi è un tubo aperto (risuonatore), la cui lunghezza è proporzionata a quella delle barrette che, quanto più lunghe sono, più fanno tendere il suono verso il grave.
Gli xilofoni attualmente in commercio sono disponibili in 4 taglie diverse: Soprano (Do5-Re8); Normale (Do4-Re7); Tenore (Sib2-Re6) e Basso (Sol2 o La2-Re6).
Lo strumento viene suonato utilizzando una tecnica simile a quella della marimba e del vibrafono, in base alla quale l’esecutore di avvale di mazzuoli terminanti con una pallina di legno, cuoio, sughero o caucciù, a seconda del tipo di sonorità che si vuole ottenere.
La musica per questo strumento viene annotata sia con suoni in altezza reale, sia trascritta abbassata di un’ottava.