vibrafono
(Vibrafono; fr. e ingl.vibraphone; ted.Vibraphon)

Origini diffusione e struttura

Molto simile allo xilofono, il Vibrafono si differenzia dal primo per via delle proprie sbarrette che sono costruite in acciaio, in alluminio o in altri metalli di lega leggera.

Un’altra caratteristica che distingue questo strumento dallo xilofono, è la presenza di piccole eliche nei tubi risuonatori le quali, azionate da un motorino elettrico, aiutano il prolungamento del suono e gli conferiscono un timbro etereo, alquanto suggestivo, più ricco di risonanza rispetto a quello secco e metallico, che lo strumento produce quando le eliche non sono in movimento.

La tastiera (come in tutti gli strumenti appartenenti alla sua famiglia) è disposta su due file adiacenti; in quella più vicina all’esecutore, risiedono i suoni naturali, mentre nell’altra si trovano i suoni alterati.

Il Vibrafono (chiamato anche con altri nomi come ”harpaphone” oppure ”vibraharp”), fece il suo esordio nella musica jazz all’inizio degli anni ’30, quando in America, si impose lo stile ”swing”.

Tra gli esecutori più famosi di quel periodo, va ricordato il grande Lionel Hampton, determinante per l’affermazione di questo strumento su scala mondiale. Successivamente, negli anni ’50, Milt Jackson, che fu leader del gruppo ”Jazz Quartett” (uno dei più raffinati ”ensemble” del panorama jazzistico), fece intravedere, attraverso una lunga attività di docente, svolta nei più prestigiosi conservatori e college musicali di tutto il mondo, le possibilità d’impiego del vibrafono nei generi ”impegnati” legati alla musica classica contemporanea.

Gary Burton infine, (uno dei massimi vibrafonisti viventi), dirige a New York una scuola di alto perfezionamento, frequentata da musicisti provenienti dai più disparati generi di musica.

Oltre a svolgere una fittissima attività concertistica, Burton ha collaborato, fin dagli anni ’60, con gli esponenti più significativi del rock-jazz e successivamente con quelli di estrazione ”fusion”.

Nella musica classica, il Vibrafono è stato impiegato da compositori moderni come Alban Berg (Lulu, 1937); Alfredo Casella (Missa ”pro pace”, 1944); e, tra i contemporanei, da Luciano Berio (Linea per due pianoforti, vibrafono e marimbaphon, 1973).